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La famiglia queer di Michela Murgia e l’anti-matrimonio d’amore come battaglia politica

La volontà di rivendicare una libertà fondamentale: quella di scegliere chi si ama al di là dei legami di sangue
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In the name of love. E dei diritti. È stata proprio lei, Michela Murgia, la scrittrice che ha scelto di trasformare la malattia in una battaglia politica per rivendicare la libertà di amare e di scegliere, a ribattezzare la sua famiglia allargata come «queer». Che cos’è una famiglia queer, l’ha spiegato a più riprese, attraverso interviste e video sui suoi profili social: «Una famiglia ibrida, fondata sullo ius voluntatis, sul diritto della volontà». Una cerchia di persone che si scelgono, al di là dei legami di sangue: «Perché la volontà deve contare meno del sangue?».

Una famiglia, quella di Murgia, plasticamente rappresentata da un anello di resina, un sigillo da mignolo, che riproduce una raganella. «La rana è un animale transizionale - ha scritto Murgia su Instagram - che nella sua vita cambia stato molte volte, da uovo a girino per svariati stadi prima di raggiungere la maturità, ed esiste dentro a un continuo processo di mutamento».

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In the name of love. E dei diritti. È stata proprio lei, Michela Murgia, la scrittrice che ha scelto di trasformare la malattia in una battaglia politica per rivendicare la libertà di amare e di scegliere, a ribattezzare la sua famiglia allargata come «queer». Che cos’è una famiglia queer, l’ha spiegato a più riprese, attraverso interviste e video sui suoi profili social: «Una famiglia ibrida, fondata sullo ius voluntatis, sul diritto della volontà». Una cerchia di persone che si scelgono, al di là dei legami di sangue: «Perché la volontà deve contare meno del sangue?».

Una famiglia, quella di Murgia, plasticamente rappresentata da un anello di resina, un sigillo da mignolo, che riproduce una raganella. «La rana è un animale transizionale - ha scritto Murgia su Instagram - che nella sua vita cambia stato molte volte, da uovo a girino per svariati stadi prima di raggiungere la maturità, ed esiste dentro a un continuo processo di mutamento».

E così, in questo gruppo di famiglia in un interno, ci sono quelli che lei ha definito figli: quattro ragazzi che hanno diviso la vita con lei per vent’anni. Il più piccolo, Raphael, l’ha scelta 12 anni fa, a 9 anni. Con la madre di Raphael, Claudia, Michela Murgia ha costruito una famiglia omogenitoriale basata sull’affetto, sulla cura, sulla presenza. E di questa storia, che nulla c’entra con i legami tradizionali e con il sesso, ha raccontato lungamente nei suoi post.

Ma i figli, quelli che possono chiamarla madre, sono quattro e tra quelli che ha nominato più spesso, salvaguardando allo stesso tempo la loro riservatezza, ci sono Francesco e Alessandro. Madre, ma allo stesso tempo figlia, amica, sodale.

Nella famiglia queer c’è naturalmente anche Lorenzo Terenzi, che Murgia ha sposato il 15 luglio con la formula civile in articulo mortis. Terenzi, nato nel 1988, è regista, attore, musicista e autore. La scrittrice lo ha conosciuto nel 2017, durante uno spettacolo teatrale: lei recitava nei panni di Grazia Deledda, lui era aiuto regista.
Il matrimonio è stata un’occasione per Murgia per tornare sulla sua battaglia e denunciare che questa rimane l’unica possibilità per garantirsi diritti a vicenda. «Il numero 2 è il contrario di quello che siamo», ha scritto chiedendo a tutti di non farle gli auguri.

Per riunire la sua famiglia, per passare con loro il tempo che rimane, Murgia qualche mese fa ha comprato una casa alle porte di Roma con un grande giardino: ci è stata con Lorenzo, con i suoi quattro figli d’anima, con Claudia, la donna con la quale ha condiviso la maternità di Raphael, con Marco, che di Raphael è il papà. Con Cinzia, con Alessandro, Francesco e Lorenzo e con gli amici che di volta in volta sono andati a trovarla.

Ed il matrimonio queer, quello con le persone che ha scelto, che Murgia ha celebrato proprio in quel giardino il 22 luglio con gli abiti bianchi disegnati da Dior - capi interscambiabili, senza genere, un bianco finalmente libero, de-sacralizzato - la musica e il buon cibo.

C’era tutta la grande queer family della quale fanno parte anche il cantante lirico Francesco Leone, le scrittrici Chiara Tagliaferri e Chiara Valerio. Con Tagliaferri, l’autrice sarda ha portato avanti tanti progetti, tra i quali la raccolta di storie di donne non convenzionali, Morgana, che è sia un libro sia un podcast. A lei, come ha rivelato a Vanity Fair, Michela ha lasciato tutto il suo armadio: «lo distribuirà a seconda delle sue scelte». Anche con Chiara Valerio, la donna alla quale Murgia ha detto che farebbe governare il mondo, il sodalizio è stato intellettuale e allo stesso tempo dell’anima.

E ancora Patrizia Renzi, la scrittrice Teresa Ciabatti, gli scrittori Marcello Fois e Mario Desiati. Vicinissimi pure gli scrittori Marco Missiroli, Roberto Saviano, Serena Dandini.

«Solo dentro alla più completa libertà e possibile esercitare la più stabile delle responsabilità». ha scritto Murgia in un post. Ed è alla sua famiglia, quella che ha scelto, che Michela ha affidato adesso il compito di difendere quella libertà. Di amare, come lei ha amato. Di essere amati, fino in fondo e senza gabbie, come lei è stata amata.
 

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