I libri di Michela Murgia, ‘Tre ciotole’ il suo testamento spirituale
di Raffaella De SantisC’è un’immagine che parla di Michela Murgia più di tante parole. È nelle prime pagine del suo romanzo Accabadora: una bambina di sei anni, Maria Listru gioca ad impastare una torta di fango con le formiche vive. Ecco, Murgia le torte le ha sempre volute fare a modo suo: “Le bambine decidono da sole che cosa è meglio impastare dentro il fango delle torte”.
Attivista e scrittrice, Murgia è un animale politico con un grande fiuto per la comunicazione. Non è un caso che il primo libro, il racconto satirico della sua esperienza di lavoro in un call center, nasce nel suo blog, Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria (Isbn, 2006, poi Einaudi) denuncia con umorismo lo sfruttamento e la manipolazione psicologica dei lavoratori precari. Seguono una pièce teatrale e un film di successo, Tutta la vita davanti diretto da Paolo Virzì, con Sabrina Ferilli. La torta di fango inizia a prendere forma: la prima lezione è che si può scrivere anche di come vend…
C’è un’immagine che parla di Michela Murgia più di tante parole. È nelle prime pagine del suo romanzo Accabadora: una bambina di sei anni, Maria Listru gioca ad impastare una torta di fango con le formiche vive. Ecco, Murgia le torte le ha sempre volute fare a modo suo: “Le bambine decidono da sole che cosa è meglio impastare dentro il fango delle torte”.
Attivista e scrittrice, Murgia è un animale politico con un grande fiuto per la comunicazione. Non è un caso che il primo libro, il racconto satirico della sua esperienza di lavoro in un call center, nasce nel suo blog, Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria (Isbn, 2006, poi Einaudi) denuncia con umorismo lo sfruttamento e la manipolazione psicologica dei lavoratori precari. Seguono una pièce teatrale e un film di successo, Tutta la vita davanti diretto da Paolo Virzì, con Sabrina Ferilli. La torta di fango inizia a prendere forma: la prima lezione è che si può scrivere anche di come vendere l’aspirapolvere Kirby se può servire ad aprire gli occhi.
Dal terzo millennio alla Sardegna rurale degli anni Cinquanta. Accabadora (Einaudi, 2009) tocca temi forti come il dolore e l’eutanasia, lo strappo dal corpo materno e la maternità non biologica. Vince il Campiello, il Super Mondello e il Dessì.
Murgia, nata a Cabras nel 1972 in una casa povera, ha vissuto sulla sua pelle l’allontanamento dalla madre naturale e l’affido a una zia. Maria, la bambina protagonista, è una "fill’e anima” della vedova sarta Tzia Bonaria. Sua madre per evitare di tirarla su nella miseria l’ha affidata a una donna sterile. I figli sono di chi li desidera, è la prima lezione che Murgia ha imparato dalla vita. La dedica del libro è “A mia madre. Tutt’e due”. Di mestiere Tzia Bonaria fa l’accabadora: è colei che incaricata dalla comunità dona la buona morte a chi soffre.
Il cattolicesimo libero è l’altro filo rosso, insieme alla voglia di affermare un’idea di donna non sottomessa. Murgia ha studiato teologia e insegnato per un po’ religione nelle scuole. Nel 2001 esce per Einaudi Stile Libero Ave Mary, nel quale denuncia l’uso distorto che per secoli è stato fatto di Maria di Nazareth, falso simbolo di obbedienza e umiltà. Quale docilità? Semmai consapevolezza e autonomia di scelta. Quando l’angelo le annuncia che metterà al mondo Gesù, Maria ha sedici anni e non chiede il permesso ai genitori, decide da sola che cosa rispondere.
Autrice di pamphlet accalorati e ironici più che di saggi in senso tradizionale, Murgia conquista follower e top ten. Il femminismo intersezionale, quello che lotta per liberare le donne dall’oppressione di genere ma anche il proletariato da quella di classe e altre minoranze da altrettanti lacci, diventa la sua casa allargata. Nel 2013 scrive con Loredana Lipperini per Laterza L’ho uccisa perché l’amavo. (Falso!), dove scardina l’idea che i femminicidi abbiano una matrice passionale. L’amore come energia deformante è invece al centro del romanzo Chirù (Einaudi, 2015), storia d’amore e manipolazione affettiva tra un’attrice teatrale quarantenne e il diciottenne Chirù.
Il libello militante Stai zitta nasce da un battibecco radiofonico: le donne piacciono silenziose e Murgia le invita a parlare, ribellarsi, conquistando una parola che ancora oggi infastidisce. Le battaglie per il linguaggio, condotte dall’autrice in modo radicale fino a includere l’impronunciabile "schwa” in alcuni suoi testi, diventano sfide di posizionamento sociale. Frasi che, come donne, non dovremmo più sentirci dire: “brava e pure mamma!”, “spaventi gli uomini”, la tremenda “sei una donna con le palle” o la frase regina di ogni mansplaining: “adesso ti spiego”. C’è poi quell’appellativo “ragazze” che mantiene le donne al ruolo di stagiste e mascotte fino all’età della pensione. Scrive Murgia: “La ragazzitudine è uno stato mentale (degli altri) in cui sei eternamente un’apprendista”. Risultato: no aumenti salariali, no avanzamenti di carriere.
Il libro sul fascismo endemico solleva polveroni. In realtà la categoria larga del fascismo appartiene ai corsi e ricorsi storici, figlia delle migliori menti delle trascorse generazioni, da Pier Paolo Pasolini a Umberto Eco. Murgia la rende ancora più duttile e ci gioca inventando un discutibile ma giocoso fascistometro, una specie test per misurare il nostro grado di fascismo. È nel libro Istruzioni per diventare fascisti (Einaudi, 2018 e Gedi, 2021). Anche qui usa il metodo dell’elenco. Tra le frasi stereotipate per riconoscere il fascista che è in noi: “prima dovrebbero venire gli italiani”, “con la cultura non si mangia”, “ci rubano il lavoro”, “sarebbe meglio aiutarli a casa loro” e la liquidatoria “è finita la pacchia”.
La scrittura esce dai libri, va nei teatri, nasce sui podcast. Pubblica con Mondadori due libri di Morgana, scritti insieme a Chiara Tagliaferri, che le due autrici portano in tour da nord a sud. Storie in pillole di donne fuori dagli schemi: un primo volume nel 2019 tratto da un podcast pubblicato sulla piattaforma Storie Libere, e un secondo, uscito nel 2021, che ha come sottotitolo “l’uomo ricco sono io”, tra protagoniste J.K. Rowling, Beyoncé, Helena Rubinstein, Asia Argento. Di recente l’annuncio su Instagram del podcast su Janet Lee Bouvier, madre di Jackie Kennedy: “Preparatevi alla storia di una madre la cui spietatezza materialistica ha fatto la storia dell’America, dimostrando fino a che grado di manipolazione altrui si può arrivare se si hanno le idee abbastanza chiare e nessun scrupolo morale. La Morgana per me più inquietante di sempre, a cui avrei voluto dare voce e non ho potuto, non questo mese”.
Infine la queerness rivendicata fino alle ultime ore di vita presentando ai lettori-fan la sua famiglia queer: figli non biologici, marito sposato “in articulo mortis”, tanti amici e amiche. Fedele ancora una volta all’idea femminista che il personale è politico. Libro di riferimento: God Save the Queer (Einaudi Stile Libero), dove per queerness si intende un vivere sulle soglie, fare dell’indefinitezza qualcosa di socializzabile, superare il binarismo di categorie come bisessualità e omosessualità. Fino a rileggere in modo queer la storia del cattolicesimo: “Le raffigurazioni del Dio maschio sono sempre state concettualmente sbagliate, lo erano pure duecento anni fa”, scrive Murgia.
La torta di fango nel tempo è diventata gigante, impastata di libri e post social, polemiche e lotte per i diritti. Il libro del congedo è Tre ciotole (Mondadori, 2023). A chi si aspettava un memoir sulla malattia, Murgia risponde con dodici racconti dedicati a momenti di passaggio dell’esistenza: il tempo che passa, la fine dell’amore, l’adolescenza, il sesso, il vomito. E naturalmente la malattia, nella storia d’apertura. Protagonista una donna che scopre un tumore e che sperimenta su di sé l’“inadeguatezza del registro bellico”: il cancro non è il nemico ma è parte della nostra complessità. È il medico a illuminarla: “Gli organismi unicellulari non sviluppano neoplasie, ma non imparano lingue. Le amebe non scrivono romanzi”.