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La rinascita di Notre-Dame, un miracolo del restauro

E’ morto il generale Jean-Louis Georgelin al quale Macron aveva affidato la gestione dei lavori per ricostruire la cattedrale dopo l’incendio
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La morte del generale Jean-Louis Georgelin ha fatto enorme impressione. Il suo corpo è stato ritrovato sui Pirenei, di cui era originario, e incerte, per ora, le cause del decesso. Aveva settantaquattro anni, era stato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il presidente Macron lo scelse per dirigere e coordinare il cantiere della ricostruzione di Notre-Dame a Parigi.

Cattolico, dedito alla sua Chiesa come pochi altri, il generale era la persona giusta per far rispettare la scadenza perentoria entro il 2024, guidando gli addetti stessi delle Belle Arti francesi, capaci sì, anche se molto diversi dai nostri Soprintendenti, ma forse meno idonei a certi aspetti amministrativo-gestionali. Il regime militare favorisce indubbiamente l’obbedienza, l’efficienza e la cura del massimo impegno. Con i fondi colossali, parte dei quali messi a disposizione dai due formidabili magnati Arnault e Pinault, il cantiere di Notre-Dame deve marciare spedito e si è quindi proceduto, come da noi per il ponte…

La morte del generale Jean-Louis Georgelin ha fatto enorme impressione. Il suo corpo è stato ritrovato sui Pirenei, di cui era originario, e incerte, per ora, le cause del decesso. Aveva settantaquattro anni, era stato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito e il presidente Macron lo scelse per dirigere e coordinare il cantiere della ricostruzione di Notre-Dame a Parigi.

Cattolico, dedito alla sua Chiesa come pochi altri, il generale era la persona giusta per far rispettare la scadenza perentoria entro il 2024, guidando gli addetti stessi delle Belle Arti francesi, capaci sì, anche se molto diversi dai nostri Soprintendenti, ma forse meno idonei a certi aspetti amministrativo-gestionali. Il regime militare favorisce indubbiamente l’obbedienza, l’efficienza e la cura del massimo impegno. Con i fondi colossali, parte dei quali messi a disposizione dai due formidabili magnati Arnault e Pinault, il cantiere di Notre-Dame deve marciare spedito e si è quindi proceduto, come da noi per il ponte Morandi, a una sorta di commissariamento, con tutte le conseguenze del caso. Lo ha chiesto il mondo intero e questo ha esaltato il patriottismo e la fervida fede cattolica, come se fosse tornato il clima della costruzione delle cattedrali gotiche (Notre-Dame risale appunto a quell’epoca) là dove squadre gigantesche di carpentieri, scalpellini, mastri muratori, fabbri, artigiani eccelsi del vetro e tanti altri vivevano praticamente nel cantiere, quasi a riprodurre l’afflato fervido e audace della Torre di Babele, mossi dalla concordia e dall’entusiasmo generanti l’opera d’arte collettiva.

Il generale Jean-Louis Georgelin è morto in un incidente in montagna. Aveva guidato il restauro di Notre-Dame

 

Il generale Georgelin ha ripetutamente parlato di un combattimento, ovviamente vittorioso, volto alla resurrezione del sublime tempio. Non potrà vederne il compimento ma ha fatto il suo dovere. Certo c’è dietro a tutto questo una potente retorica, per nulla disdicevole se bene interpretata, che ha nutrito e nutre la cultura francese, culminando nel secolo romantico dove giganteggiano i grandi eroi della pittura, della musica, della letteratura, Victor Hugo primo fra tutti.

Notre-Dame risorgerà, promisero subito i responsabili e così sta accadendo e questa resurrezione implica uno sforzo titanico. Si racconta di centinaia di querce tagliate, tra il giubilo e la deplorazione, per ricostruire il tetto distrutto dall’incendio e la guglia alta quasi cento metri, crollata durante il tragico evento con un effetto che, a livello subliminale, ricordò il collasso delle Torri gemelle dell’11 settembre.

I Titani possono crollare ma sanno risorgere esorcizzando il demoniaco della storia. Le opere d’arte, però, non risorgono dato che non muoiono neanche metaforicamente. La distruzione di un’opera d’arte o di parte di essa è definitiva. Tuttavia la volontà e la capacità del rifacimento può apparire come una resurrezione.

In realtà la resurrezione di una chiesa consiste nel riaprirla in sicurezza, nel rispetto della filologia storico-critica. Notre-Dame riaprirà dopo una valida operazione di ripristino implicante il rifacimento di come era prima, cioè non della chiesa medievale ma della ricostruzione operata da Eugène Viollet-le-Duc nell’Ottocento con enorme margine di arbitrio e gusto alquanto discutibile.

Era l’epoca dell’invenzione del Medioevo, sviluppata con l’opera di Wagner per arrivare a geni del Novecento come Tolkien ed Eco. Per il credente l’essere umano risorge in Cristo. Per lo scienziato la resurrezione esiste ma è verificabile solo nelle piante, con un’utile lezione. Un albero può risorgere, restando dentro la sua specie ma non rinascendo come era prima.

Questa è forse la vera resurrezione: l’identità e la diversità insieme inestricabilmente connesse.

Tolstoj intende qualcosa del genere in un testo ancora memorabile. Invece noi siamo portati a pensare che la vera resurrezione, in qualunque campo si verifichi, debba significare il tornare tale e quale.

Nel caso di Notre-Dame non dubitiamo che sarà così e la cattedrale per come era stata reinventata da Viollet-le-Duc accoglierà i fedeli a partire dalle prossime olimpiadi di Parigi del 2024. Non fu uno dei lavori migliori di Viollet-le-Duc e quindi l’impatto con Notre-Dame per gli esperti d’arte resterà quello di sempre. Suggestivo in sommo grado ma non entusiasmante.

Il dibattito sulla tipologia e i metodi di restauro è stato molto vivace e interessante, ma non si tratta di restauro nel senso scientifico della parola ma di un riadeguamento a una tradizione che ha a mala pena due secoli.

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