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British Museum, si dimette il direttore Hartwig Fischer

Una sala del British Museum a Londra

 
La decisione arriva dopo lo scandalo dei furti
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LONDRA – Il ladro non è ancora stato incriminato, ma intanto la vittima ha perso il posto. Hartwig Fischer, direttore del British Museum, ha dato le dimissioni, travolto dal giallo dell’estate londinese: il furto di almeno 1200 e forse più di duemila oggetti appartenenti al prestigioso museo della capitale, tra cui monili d’oro e preziosi che risalgono a epoche dal Quindicesimo secolo avanti Cristo fino all’Ottocento. A trafugarli sarebbe stato un curatore di mostre e rinomato esperto di arte dell’antica Grecia: Peter Higgs, 56 anni, responsabile delle collezioni di sculture e utensili ellenici, licenziato nel febbraio scorso perché sospettato di essere stato lui a portarseli via. Ma la direzione del museo, pur sapendo delle sparizioni già dal 2021, ha preferito cercare di tenere nascosto lo scandalo e soltanto di recente ha dato l’allarme a Scotland Yard. A quel punto la polizia ha aperto un’inchiesta, senza però per il momento incriminare nessuno. «È chiaro che non abbiamo risp…

LONDRA – Il ladro non è ancora stato incriminato, ma intanto la vittima ha perso il posto. Hartwig Fischer, direttore del British Museum, ha dato le dimissioni, travolto dal giallo dell’estate londinese: il furto di almeno 1200 e forse più di duemila oggetti appartenenti al prestigioso museo della capitale, tra cui monili d’oro e preziosi che risalgono a epoche dal Quindicesimo secolo avanti Cristo fino all’Ottocento. A trafugarli sarebbe stato un curatore di mostre e rinomato esperto di arte dell’antica Grecia: Peter Higgs, 56 anni, responsabile delle collezioni di sculture e utensili ellenici, licenziato nel febbraio scorso perché sospettato di essere stato lui a portarseli via. Ma la direzione del museo, pur sapendo delle sparizioni già dal 2021, ha preferito cercare di tenere nascosto lo scandalo e soltanto di recente ha dato l’allarme a Scotland Yard. A quel punto la polizia ha aperto un’inchiesta, senza però per il momento incriminare nessuno. «È chiaro che non abbiamo risposto a questa crisi come avremmo dovuto», ammette Fischer nella lettera di dimissioni.

Il direttore dimissionario Hartwig Fischer

 

Tedesco, nato ad Amburgo, dopo avere diretto i musei di Essen e di Dresda, era stato nominato direttore del British nel 2015, primo non britannico dal 1856, quando l’incarico fu assegnato a un italiano, naturalizzato britannico, Antonio Panizzi, un patriota del Risorgimento. «Non dubitiamo dell’onorabilità di Fischer, ma ha fatto bene a dimettersi», commenta George Osborne, presidente del consiglio di amministrazione del British Museum ed ex ministro del Tesoro britannico. «Ripareremo quel che non andava, impareremo dagli errori e meriteremo di essere di nuovo ammirati», aggiunge. L’imbarazzo per il secondo museo più popolare del Regno Unito, con sei milioni di visitatori l’anno, e una delle istituzioni culturali più importanti del mondo, custode di tesori come la stele di Rosetta e i fregi del Partenone, è grande. Con le dimissioni del direttore, il British spera di voltare pagina.

Ma il mistero rimane. I familiari dell’accusato affermano che il curatore delle collezioni elleniche è completamente innocente. «Mio padre non ha fatto nulla», dice suo figlio, Greg Higgs, «ha ingiustamente perso il lavoro e la sua reputazione. Non può essere stato lui a rubare quegli oggetti». Christopher Marinello, un investigatore privato e specialista di caccia ai tesori dell’arte trafugati, afferma di avere sentito voci secondo cui alcuni degli oggetti rubati al museo sarebbero già stati venduti al mercato nero. Marinello è tra coloro che accusano il British di essersi mosso troppo tardi. Un altro problema, osserva il detective privato, è che Scotland Yard ha troppi pochi agenti impegnati sui furti di opere d’arte: «Nel nostro Paese soltanto due poliziotti si occupano di questo settore, in Italia ce ne sono più di 300». Anche per questo le ricerche possono prendere molto tempo: nel 2019 Arthur Brand, altro noto cacciatore di arte rubata, recuperò un anello a 18 carati donato da Oscar Wilde all’università di Oxford, 17 anni dopo il furto. Lo aveva ritrovato a Hatton Garden, la strada delle gioiellerie di Londra, teatro di celebri colpi dei “soliti ignoti”.

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