Il Cristianesimo militante di san Paolo. Il nuovo libro di Corrado Augias
di Massimo FirpoSul sagrato della basilica di San Pietro figurano due grandi statue dei santi Pietro e Paolo che celebrano i martiri fondatori della Chiesa di Roma che vi hanno il sepolcro. San Pietro era stato il principe degli apostoli, che Gesù Cristo aveva investito della suprema autorità sulla prima comunità di discepoli e in prospettiva sulla Chiesa tutta, dando a quell’umile pescatore di Galilea, Simone figlio di Giona, e a suo fratello Andrea il compito di diventare pescatori di anime. Poco dopo, a Cesarea, gli aveva detto: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Matteo. 16, 13-20). Paolo invece non era stato discepolo di Gesù, non gli aveva mai parlato, non lo aveva mai visto in faccia, e non poteva quindi annoverarsi tra gli apostoli da lui scelti, anche se …
Sul sagrato della basilica di San Pietro figurano due grandi statue dei santi Pietro e Paolo che celebrano i martiri fondatori della Chiesa di Roma che vi hanno il sepolcro. San Pietro era stato il principe degli apostoli, che Gesù Cristo aveva investito della suprema autorità sulla prima comunità di discepoli e in prospettiva sulla Chiesa tutta, dando a quell’umile pescatore di Galilea, Simone figlio di Giona, e a suo fratello Andrea il compito di diventare pescatori di anime. Poco dopo, a Cesarea, gli aveva detto: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Matteo. 16, 13-20). Paolo invece non era stato discepolo di Gesù, non gli aveva mai parlato, non lo aveva mai visto in faccia, e non poteva quindi annoverarsi tra gli apostoli da lui scelti, anche se fu egli stesso a dirsi «servo di Gesù Cristo, apostolo per vocazione, prescelto per annunciare il vangelo di Dio». Gesù lo definì vas electionis, mezzo da lui voluto per diffondere «il suo nome tra le genti» (Atti, 9, 15), e come «apostolo delle genti» verrà poi consacrato dalla tradizione cristiana.
È difficile sopravvalutare la grandezza e il ruolo storico di quel colto ebreo ellenizzato, Saulo (Shaul), nato a Tarso nell’odierna Turchia ma cittadino romano, accanito persecutore di cristiani a Gerusalemme e intenzionato a farlo anche a Damasco, che durante il viaggio avrebbe udito la voce di Cristo: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» mentre la luce abbagliante della grazia divina lo avrebbe inondato con tale violenza da accecarlo e gettarlo a terra. Momento cruciale della storia cristiana, l’episodio ha avuto innumerevoli rappresentazioni iconografiche, tra cui alcuni sommi capolavori: Caravaggio, con i suoi fantasmagorici intrecci di luci, armi, braccia, gambe, vene, muscoli di uomini e cavalli; Michelangelo, che nella cappella Paolina non dipinse un giovane poco più che trentenne, ma un vegliardo accecato dalla luce divina in cui volle raffigurare se stesso, toccato dalla grazia salvifica; Parmigianino, che qui raggiunse i vertici della raffinatezza manieristica nel candido destriero rampante dal muso piccolo e affilato che sembra esibire una sorta di aristocratica sprezzatura, con una sella di ermellino e sottili redini rosa che ondeggiano nell’aria avvolgendosi in un ricciolo elegante, mentre un improbabile apostolo delle genti caduto a terra ostenta la signorile barba inanellata e il velo trapunto che gli copre le spalle.
Guarito dal sacerdote Anania e convertito da quella esperienza, san Paolo sarebbe diventato il maestro del cristianesimo delle origini, anzi «l’uomo che inventò il cristianesimo», come spiega Corrado Augias in questo libro scritto fra storia, racconto e romanzo, in cui il ben noto garbo narrativo dell’autore riesce a dare concretezza e vitalità a fatti e personaggi di cui poco si sa. Nella misura in cui sono affidabili, gli Atti degli apostoli consentono di seguire la vita frenetica e i viaggi instancabili di Paolo, tra mille pericoli, privazioni, conflitti, prigionie, per annunciare il vangelo in Giordania, Turchia, Macedonia, ad Atene, a Corinto, dove predica nell’Areopago tra offese e scherni, a Gerusalemme, dove si scontra nel Tempio con gli arcigni custodi della legge mosaica, fino a essere malmenato, incarcerato e processato. E infine a Roma, dove fu decapitato durante la persecuzione di Nerone intorno al 65 d.C.
Non è facile capire chi sia stato san Paolo al di là della scorza delle sue lettere e degli Atti degli apostoli che ne narrano la vita, ma Augias sa indagare con finezza nei meandri di un carattere aspro e talora collerico, e il suo libro aiuta anche i profani a cogliere gli aspetti umani e a inquadrare nel suo tempo un personaggio d’eccezione. La sua instancabile predicazione, orale e scritta, seppe infatti trasformare una piccola setta profetica in una religione universale, liberare la nuova fede dall’originario bozzolo giudaico e dar vita al primo nucleo della Chiesa cattolica. «Non conta più l’essere giudeo o greco, né l’essere schiavo o libero, né l’essere uomo o donna, poiché voi tutti siete un essere in Gesù Cristo» (Galati, 3, 28). Accettare la nuova fede, e il suo annuncio di misericordia e vita eterna, significava anzitutto affidarsi al perdono offerto dal Cristo crocifisso e risorto, a prescindere dal rispetto formale della legge mosaica e delle tradizioni rituali ebraiche e poi dei culti pagani.
Si spiega quindi come san Paolo diventasse una sorta di santo anche per la Riforma protestante, anzi l’unico santo della Riforma (se così si può dire), poiché fu meditando sulla lettera ai Romani, infatti, su quell’inequivocabile iustus autem ex fide vivet, il giusto vivrà per la fede (Romani, 1, 17), che Martin Lutero riuscì infine a liberarsi dei suoi scrupoli e tormenti interiori, del suo timore per la severità della giustizia divina. Furono quelle parole a fargli scoprire che tale giustizia è invece quella misericordiosa rivelata nel vangelo, garanzia di perdono e di grazia per chiunque abbia fede nel valore salvifico del sacrificio della croce, senza affidarsi a presunte opere meritorie e devozioni superstiziose. Lutero tornava dunque a proclamare La libertà del cristiano, secondo il titolo di un suo celebre scritto del 1520, riappropriandosi dell’annuncio evangelico con cui Paolo all’inizio dell’era cristiana aveva liberato gli ebrei e tutti gli uomini dal giogo di prescrizioni, leggi, riti, divieti, sacrifici per annunciare che il giusto vive per la fede. E aveva annunciato che la risurrezione di Cristo era garanzia della resurrezione e vita eterna di tutti coloro che avessero creduto in lui: un messaggio, questo, tanto più vivo e cogente in quanto a esso si accompagnava anche quello dell’imminente fine dei tempi.
Di questo soprattutto parlano le lettere di san Paolo (la cui attribuzione in qualche caso è assai incerta) indirizzate alle comunità cristiane che si stavano diffondendo ovunque nelle propaggini della diaspora ebraica: romani, galati, corinti, efesini, filippesi, colossesi, tessalonicesi. Per dare un semplice dato quantitativo che aiuta a spiegare come sia stato Paolo a diventare l’apostolo delle genti, «l’inventore del cristianesimo», le sue lettere occupano nel canone biblico un numero di pagine superiore di 15 volte rispetto a quelle di Pietro (posto che sino autentiche). Naturalmente, il messaggio paolino si impegnò anche a dare un’embrionale organizzazione alle prime comunità cristiane, a rispondere ai loro quesiti, a stabilire alcune norme. Per esempio nel suggerire il matrimonio a chi non riusciva a essere casto («è meglio sposarsi che ardere di desiderio», I Corinti, 7, 9), nel dichiarare opportuno che i vescovi avessero una sola moglie (I Timoteo, 3,2), nel condannare ogni repressione violenta degli eretici, limitandosi a escluderli dalla comunità dopo una o due ammonizioni (Tito, 3, 10): precetti dai quali la Chiesa non avrebbe tardato a discostarsi via via che proprio grazie a san Paolo diventava la suprema autorità dell’Occidente, riempiendo il vuoto politico lasciato dall’Impero romano.
Il libro – Paolo. L’uomo che inventò il Cristianesimo
di Corrado Augias (Rai Libri, pagg. 256, euro 20)
Il libro sarà presentato in anteprima a Pordenone-
legge domenica 17 settembre (ore 18 Teatro Verdi Pordenone). L’autore dialogherà con il giornalista Marco Frittella