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La Nobel Olga Tokarczuk sigilla il successo di Mantova

La scrittrice polacca Olga Tokarczuk. Foto: Horst Galuschka/dpa (Getty Images)

 
Festivaletteratura con oltre 65mila presenze segna un più 16% rispetto all’anno precedente
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Mantova — Gran finale al Festivaletteratura ieri in piazza Castello, dove Olga Tokarczuk ha raccontato il suo romanzo capolavoro: I libri di Jakub. Un’ora e mezza di letteratura pura, traghettata da Wlodek Goldkorn, durante la quale la scrittrice polacca premio Nobel ha incantato mille persone con la lunga gestazione di un lavoro durato otto anni: «Adoro visitare le vecchie librerie antiquarie. Molti anni fa in una di queste librerie ho trovato un libro sugli insegnamenti di Jakub Frank tradotto dai suoi discepoli. L’ho letto in treno e arrivata a casa sapevo di avere tra le mani il materiale per una bellissima storia». La scrittrice ha poi scherzato col pubblico: «Non vi fate impaurire dalla mole. Lo so che ha un aspetto terribile (lo solleva ridendo, ndr), so che è molto grande... Prendetevi due settimane di ferie per leggerlo!». 

Attraverso la storia del falso messia Jakub, Tokarczuk racconta l’ebraismo polacco e le sue eresie, e parla di donne, di disadattati che cercano di …

Mantova — Gran finale al Festivaletteratura ieri in piazza Castello, dove Olga Tokarczuk ha raccontato il suo romanzo capolavoro: I libri di Jakub. Un’ora e mezza di letteratura pura, traghettata da Wlodek Goldkorn, durante la quale la scrittrice polacca premio Nobel ha incantato mille persone con la lunga gestazione di un lavoro durato otto anni: «Adoro visitare le vecchie librerie antiquarie. Molti anni fa in una di queste librerie ho trovato un libro sugli insegnamenti di Jakub Frank tradotto dai suoi discepoli. L’ho letto in treno e arrivata a casa sapevo di avere tra le mani il materiale per una bellissima storia». La scrittrice ha poi scherzato col pubblico: «Non vi fate impaurire dalla mole. Lo so che ha un aspetto terribile (lo solleva ridendo, ndr), so che è molto grande... Prendetevi due settimane di ferie per leggerlo!». 

Attraverso la storia del falso messia Jakub, Tokarczuk racconta l’ebraismo polacco e le sue eresie, e parla di donne, di disadattati che cercano di cambiare vita, mescola vicende razionali e irrazionali: «Ora è qui pronto, ma l’energia che ci ho messo nello scriverlo è enorme. Dopo averlo terminato mi sono ammalata. I medici non riuscivano a capire cosa mi stesse succedendo. Ero debole, svenivo. Allora mio marito mi ha portata da un medico cinese a Cracovia. Mi ha visitata, annusata, palpata, poi mi ha detto: in che modo ti sei privata negli ultimi mesi della tua energia vitale? E io ho risposto: ho scritto un libro».

Intanto arrivano i dati: il festival ha registrato 65 mila presenze con un incremento rispetto allo scorso anno del 16%. Non siamo alle 122 mila persone pre-Covid ma ha ripreso a volare. Alessandro Della Casa, nel direttivo, è convinto che un ruolo forte qui lo giochino i lettori che affollano gli eventi: «Noi lo sappiamo e cerchiamo di coinvolgerli sperimentando nuove formule di partecipazione». I finanziamenti pubblici sono diminuiti ma il Festivaletteratura ormai sa come fare impresa: gli enti pubblici contribuiscono al 10% (nella prima edizione la quota era del 62 % ), il 75% viene da sponsor privati e il 15% dai biglietti venduti.

La ricetta del successo? Per Marzia Corraini, storica organizzatrice della manifestazione, è il «lavoro corale». Sembra retorico ma a Mantova è vero. A questa edizione n. 27 hanno contribuito 550 volontari: indossano magliette blu, sono giovani, di giorno lavorano e la sera ballano in piazza.

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