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Il grande equivoco su dio, patria e famiglia

Giorgia Meloni con Viktor Orban al Demographic Summit di Budapest

 (ansa)
La signora Meloni dovrebbe dimostrare insomma maggiore cautela storica, nel maneggiare concetti così delicati. Assumendo l’incarico, ha giurato anche lei fedeltà e rispetto per la Costituzione della Repubblica
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Quando Giuseppe Mazzini coniò lo slogan “Dio, Patria, Famiglia” (poi “adottato” dal fascismo), l’Italia non era una nazione e, soprattutto, era ben lontana dall’avere una vera carta dei diritti, cioè una Costituzione. C’era, dal 1848, lo Statuto Albertino che prevedeva una limitata serie di libertà e di diritti ma il re restava comunque unico titolare del potere esecutivo. Quando Alessandro Manzoni dette la sua definizione di nazione nell’ode Marzo 1821 aveva in mente il tentativo di rivolta dei patrioti piemontesi contro l’oppressione austriaca del Lombardo-Veneto. Disegnò un’idea di nazione come il momento dettava: «Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor».

Quando Ernest Renan cercò di condensare in una formula una possibile idea di nazione, coniò la breve formula: un plebiscito che si rinnova ogni giorno. Queste nobilissime formulazioni furono il portato del momento storico in cui vennero concepite. Il pensiero di quegli spiriti magni racchiudeva perfino al…

Quando Giuseppe Mazzini coniò lo slogan “Dio, Patria, Famiglia” (poi “adottato” dal fascismo), l’Italia non era una nazione e, soprattutto, era ben lontana dall’avere una vera carta dei diritti, cioè una Costituzione. C’era, dal 1848, lo Statuto Albertino che prevedeva una limitata serie di libertà e di diritti ma il re restava comunque unico titolare del potere esecutivo. Quando Alessandro Manzoni dette la sua definizione di nazione nell’ode Marzo 1821 aveva in mente il tentativo di rivolta dei patrioti piemontesi contro l’oppressione austriaca del Lombardo-Veneto. Disegnò un’idea di nazione come il momento dettava: «Una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor».

Quando Ernest Renan cercò di condensare in una formula una possibile idea di nazione, coniò la breve formula: un plebiscito che si rinnova ogni giorno. Queste nobilissime formulazioni furono il portato del momento storico in cui vennero concepite. Il pensiero di quegli spiriti magni racchiudeva perfino alcuni lampi profetici. Mazzini per esempio auspicava, accanto alla “Giovane Italia” una “Giovane Europa”. Renan aggiunge: «Le nazioni non sono qualcosa di eterno, hanno avuto principio avranno fine. La confederazione europea, probabilmente, le sostituirà». In altre parole, sono concetti che non possono essere gettati nel fuoco del dibattito politico come fossero slogan da campagna elettorale: meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro. Sono formule che, nate dalla storia, con la storia si modificano. A Manzoni, nella sua grandezza, si può obiettare che una d’arme e di lingua ha, in buona parte, resistito al tempo. Non però “d’altare” cioè un popolo tenuto insieme da una sola religione. L’articolo 3 della Costituzione stabilisce oggi pari dignità per ogni confessione religiosa.

La presidente del Consiglio si è invece sbilanciata proclamando addirittura che bisogna «difendere Dio». Che può voler dire un’affermazione di tale peso? Difendere da che? Quale Dio? Un alto esponente istituzionale può includere Dio nel discorso pubblico? Si dirà: negli Stati Uniti avviene di continuo, gli incarichi di Stato sono suggellati dal giuramento sulla Bibbia, la formula «So help me God” (m’aiuti Iddio) chiude i discorsi. La differenza è che già nel 1800 Thomas Jefferson dettò un’ interpretazione laica del Bill of Rights: «Il Congresso non emanerà alcuna legge che riguardi l’istituzione di una religione o ne impedisca il libero esercizio», principio sul quale è stato fondato il muro che separa la Chiesa dallo Stato.

Da noi invece Mussolini nel febbraio 1929 combinò il costoso pasticcio del Concordato con la Santa Sede che, tra l’altro, ottenne per il cattolicesimo il ruolo di “religione di Stato”. Abolito solo nel 1984 con un secondo Concordato (Craxi). La signora Meloni dovrebbe dimostrare insomma maggiore cautela storica, nel maneggiare concetti così delicati. Assumendo l’incarico, ha giurato anche lei fedeltà e rispetto per la Costituzione della Repubblica.

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