Incognita Salvini, l’alter ego sempre un po’ più in là
di Stefano FolliMatteo Salvini
(ansa)Non si capisce del tutto l’anno di Giorgia Meloni al governo se non si piega la testa per osservare le mosse del suo “alter ego”, il rivale finto-amico che cammina nelle sue orme e fa di tutto per farla inciampare. Matteo Salvini, naturalmente: il leghista che nel voto del ’22 ha subito una straordinaria erosione da parte di Fratelli d’Italia proprio nelle regioni del nord suo feudo, il capo del Carroccio che non si rassegna a un ruolo subordinato, a costo di scontentare qualche amministratore locale, e da mesi studia la rivalsa. Come? Sfruttando a suo favore tutte le ambiguità di una premier costretta a fare i conti con il principio di realtà.
In fondo questo significa governare, anche quando si proviene dalla destra radicale e si è indotti a smentire tutte le facili promesse pre-elettorali. Salvini non ha questa preoccupazione. È vero, c’è un leghista anomalo al ministero dell’Economia che è diventato l’uomo del rigore o almeno della lesina: quanto di più lontano dal “salvini…
Non si capisce del tutto l’anno di Giorgia Meloni al governo se non si piega la testa per osservare le mosse del suo “alter ego”, il rivale finto-amico che cammina nelle sue orme e fa di tutto per farla inciampare. Matteo Salvini, naturalmente: il leghista che nel voto del ’22 ha subito una straordinaria erosione da parte di Fratelli d’Italia proprio nelle regioni del nord suo feudo, il capo del Carroccio che non si rassegna a un ruolo subordinato, a costo di scontentare qualche amministratore locale, e da mesi studia la rivalsa. Come? Sfruttando a suo favore tutte le ambiguità di una premier costretta a fare i conti con il principio di realtà.
In fondo questo significa governare, anche quando si proviene dalla destra radicale e si è indotti a smentire tutte le facili promesse pre-elettorali. Salvini non ha questa preoccupazione. È vero, c’è un leghista anomalo al ministero dell’Economia che è diventato l’uomo del rigore o almeno della lesina: quanto di più lontano dal “salvinismo”. Ma Giorgetti non è l’anima della Lega, anzi è persino un alibi involontario per il capo: vedete che siamo persone serie quando c’è da stilare il bilancio dello Stato? Ma per tutto il resto si scorrazza in vista delle elezioni europee.
La premier ha costruito un rapporto positivo con Ursula von der Leyen, iniziativa da cui s’intuisce la volontà di superare la vecchia ostilità verso l’Unione?
E subito Salvini attacca la presidente della Commissione. La Meloni è atlantista? Salvini non fa granché per nascondere la sua simpatia per Putin, anche se è consapevole di non potersi spingere oltre una certa soglia.
Ancora: a Palazzo Chigi hanno messo una barriera a destra, perché sanno che non possono provocare tedeschi e francesi sulle questioni elettorali? Ecco Salvini che invita Marine Le Pen a Pontida e, non contento, apre uno spiraglio ai semi-nazisti di Alternative, il partito più pericoloso per i Popolari. Questo è il quadro.
La nave di Giorgia Meloni fatica a navigare tra le sue molte ambiguità, ma lo pseudo alleato la logora ogni giorno aprendo delle falle sotto la linea di galleggiamento. Il punto politico è uno: esiste o no un’area elettorale a destra di Fratelli d’Italia, un’area abbastanza grande da spaventare il partito della premier? Al momento non è chiaro. La scommessa salviniana per adesso è senza dubbio un azzardo. Riunendo insieme tutti i filo-russi di destra, i Vannacci e gli anti-Nato come Alemanno, si possono raggranellare due o tre punti percentuali. Troppo poco per ancorare FdI e costringerla a venire a patti con la Lega. Se fosse molto di più (4 o 5 punti) sarebbe un altro affare e cambierebbe la mappa politica. Lo vedremo alle europee del ’24.