Roberto Benigni e Tom Waits che strana coppia
di Alberto AnileRoberto Benigni e Tom Waits in Daunbailò (1985)
C’è un momento, durante le scene della prigione di Daunbailò, in cui si vede che Tom Waits era lì per lì per mettersi a ridere. Benigni gli ha appena chiesto del fire per accendere la sigaretta, e ha pure il singhiozzo, Waits dice quello che deve dire ma alla fine si morde ripetutamente il labbro superiore (vecchio trucco per dissimulare il fou rire a cinepresa accesa, lo usava anche Peppino De Filippo quando non riusciva a resistere a Totò).
Era il 1986. Prima che Jim Jarmusch li mettesse insieme, nessuno avrebbe mai immaginato Benigni accanto a Waits. Ma che c’entra Roberto Benigni con Tom Waits? Lo stesso premio Oscar lo racconta a Ernesto Assante sul nuovo Robinson in edicola domani. Si potrebbe dire che Waits è un cantante che ha fatto anche l’attore, mentre Benigni è un attore che ha fatto anche il cantante (Via con me di Paolo Conte).
La parentela passa anche per l’assonanza fra due professioni artistiche. «La cosa che ti rende un comico e un attore così dotato», gli disse Wa…
C’è un momento, durante le scene della prigione di Daunbailò, in cui si vede che Tom Waits era lì per lì per mettersi a ridere. Benigni gli ha appena chiesto del fire per accendere la sigaretta, e ha pure il singhiozzo, Waits dice quello che deve dire ma alla fine si morde ripetutamente il labbro superiore (vecchio trucco per dissimulare il fou rire a cinepresa accesa, lo usava anche Peppino De Filippo quando non riusciva a resistere a Totò).
Era il 1986. Prima che Jim Jarmusch li mettesse insieme, nessuno avrebbe mai immaginato Benigni accanto a Waits. Ma che c’entra Roberto Benigni con Tom Waits? Lo stesso premio Oscar lo racconta a Ernesto Assante sul nuovo Robinson in edicola domani. Si potrebbe dire che Waits è un cantante che ha fatto anche l’attore, mentre Benigni è un attore che ha fatto anche il cantante (Via con me di Paolo Conte).
La parentela passa anche per l’assonanza fra due professioni artistiche. «La cosa che ti rende un comico e un attore così dotato», gli disse Waits in un incontro pubblicato su Interview nel ’93, «È che hai il senso della musica in tutto ciò che fai. Questo è ciò che amo, quando dai colpi col piede, col ginocchio, col petto...». Perché la comicità è ritmo, abilità a giocare col tempo e il controtempo; uno ha lo spartito, l’altro la lista dialoghi ma tutti e due in fondo fanno musica.
C’era anche un altro musicista nel film, John Lurie dei Lounge Lizards, ma la chimica fra Roberto e lui — nel film si vede — non scattò tanto quanto fra Roberto e Tom. Un indizio arriva verso la fine del film, quando i tre galeotti sono riuniti al tavolo con Nicoletta Braschi. Waits fa un brindisi ma qualche goccia di vino gli cola per sbaglio dalla bocca. Roberto lo nota, si mette a ridere, lo indica, e sorride pure Waits, di un sorriso che non è quello del personaggio ma quello dell’attore, del compagno di set, del commensale. Forse entrambi si aspettavano uno stop che non arrivò, lasciando quel ciak impercettibilmente “sbagliato” eppure così umano dentro il film.
Quel sorriso affettuoso mostra un’affinità nascosta, la stessa che li fece ritrovare di qua e di là per il mondo. Nel 2003 i due si sfiorarono virtualmente dentro un altro film di Jarmusch, Coffee and sigarettes, però ospiti di diversi episodi realizzati in tempi molto diversi ma il vero nuovo incontro fu nel 2005, quasi vent’anni dopo Daunbailò. Roberto volle avere di nuovo Tom sullo stesso set, chiedendogli non solo di comporre la canzone portante del suo La tigre e la neve ma anche di comparire nel ruolo di se stesso mentre la esegue con la band.
Forse la risposta più giusta, più profonda all’enigma della loro vicinanza sta nelle radici della loro arte. Benigni è lo spirito sulfureo della campagna toscana, il contadinaccio poetico e selvaggio, attirato dalla civiltà ma ribelle alle sue regole. Waits è l’hobo, l’ubriaco, il relitto relegato nei bassifondi, nelle periferie.
Roberto viene dal lavoro nei campi, dalla terra; viene prima della civiltà ed è perciò fuori di essa. Pure Waits è fuori dalla civiltà, perché incarna il reietto. Entrambi sono irriducibili alla “normalità”, poeti di terra e di rifiuti, cantori di una bellezza che non nasconde le imperfezioni della realtà. Lo slogan perfetto per entrambi è la frase che Roberto dice nel suo primo apparire in Daubailò, proprio davanti a Waits: «It’s a sad and beautiful world».