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La nostra mente somiglia a un iceberg, il libro di Luigi Zoja

Sigmund Freud

 
Nel suo nuovo saggio lo psicoanalista junghiano ci mostra come scelte, emozioni e comportamenti umani sono nascostamente influenzati dall’inconscio
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Col secolo scorso si è affermata quella che è stata chiamata l’età dell’inconscio dal grande neurobiologo, premio Nobel della Medicina, Eric Kandel. Vale la pena di ricordare che questa età è stata avviata dal libro di Sigmund Freud L’interpretazione dei sogni pubblicato nel 1900 proprio all’inizio del nuovo secolo, una specie di stele di Rosetta che ci ha aiutato a decodificare i complessi reticoli dell’inconscio individuale. Da allora lo scenario scientifico, come quello artistico e culturale, sono cambiati profondamente mostrandoci che il cogito cartesiano non è in grado di egemonizzare la mente umana. La consapevolezza dell’esistenza del mondo inconscio è ormai ampiamente acquisita per lo meno nel mondo occidentale e si è rivelata una scoperta che ha aperto sempre nuovi orizzonti conoscitivi.

Col secolo scorso si è affermata quella che è stata chiamata l’età dell’inconscio dal grande neurobiologo, premio Nobel della Medicina, Eric Kandel. Vale la pena di ricordare che questa età è stata avviata dal libro di Sigmund Freud L’interpretazione dei sogni pubblicato nel 1900 proprio all’inizio del nuovo secolo, una specie di stele di Rosetta che ci ha aiutato a decodificare i complessi reticoli dell’inconscio individuale. Da allora lo scenario scientifico, come quello artistico e culturale, sono cambiati profondamente mostrandoci che il cogito cartesiano non è in grado di egemonizzare la mente umana. La consapevolezza dell’esistenza del mondo inconscio è ormai ampiamente acquisita per lo meno nel mondo occidentale e si è rivelata una scoperta che ha aperto sempre nuovi orizzonti conoscitivi.

Chi ha lavorato in modo creativo nell’esplorare i confini del mondo inconscio è stato lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja, che negli ultimi decenni ha pubblicato libri di grande interesse come Il gesto di Ettore sul declino della figura del padre oppure Paranoia che penetra nei meccanismi mentali di questa forma di pensiero che si sta rivelando sempre più contagiosa a livello sociale. Il nuovo libro di Zoja Sotto l’iceberg. Presenze inconsce nella società e nella storia (Bollati Boringhieri) raccoglie relazioni e interventi tenuti in incontri pubblici oppure pubblicati su giornali. I temi affrontati sono molto diversi ma si ravvisa un filo che li unisce e che riguarda il ruolo dell’inconscio nella vita sociale e negli stessi eventi storici.

A differenza di quello che si crede le scelte, le emozioni e i comportamenti umani più che rispondere a motivazioni razionali sono nascostamente influenzati dall’inconscio, dal momento che la mente umana si può configurare come un iceberg, di cui la parte visibile è limitata e quella sommersa è ben più grande e profonda. Ogni volta che si deve dare una configurazione all’inconscio si è spinti a ricercare immagini topografiche, come quella schematizzata da Freud, anche se poi sono state usate metafore diverse come quella di un crogiolo in cui ribollono le pulsioni e le passioni primitive oppure quella della massa congelata dell’iceberg. Forse un’altra metafora potrebbe essere quella di un reticolo che penetra in tutti i processi di pensiero in un intreccio difficilmente separabile.

Per ritornare al libro Zoja, pur riconoscendo il debito nei confronti di Freud per questa grande scoperta, è particolarmente interessato alla svolta teorico-culturale di Carl Jung secondo cui l’inconscio individuale si nutre dell’inconscio collettivo, che a sua volta si arricchisce per le sollecitazioni individuali.

Sicuramente il tema dell’inconscio collettivo costituisce un grande avanzamento della psicologia analitica junghiana, anche se va riconosciuto a Freud il suo tentativo ormai in tarda età di rileggere il difficile rapporto fra l’individuo e la società in cui si è immersi, che richiede la rinuncia alla libertà di soddisfare le proprie pulsioni. Il tema dell’inconscio collettivo viene riproposto in vari contributi del libro, secondo cui lo sviluppo infantile può essere descritto come un emergere lento e faticoso della psiche del lattante che viene influenzata dalla mente collettiva.

Che i costumi, le credenze e le aspettative sociali intervengano nella crescita e nella costruzione della mente infantile è più che dimostrabile, basti pensare come è cambiato l’allevamento dei lattanti nel corso dei secoli: dai bambini avvolti di fasce durante il Medio Evo ai bambini tenuti al buio all’interno di una culla protetti dai veli, fino ai bambini di oggi più vigili e aperti alle interazioni coi genitori. Concezioni dell’infanzia molto diverse, in cui si intrecciano convinzioni coscienti, luoghi comuni e fantasie inconsce. Ci si può chiedere come questo patrimonio sedimentato della specie umana viene trasmesso alle generazioni successive, non solo attraverso un lascito spirituale quanto piuttosto attraverso le forme e le organizzazioni sociali e culturali, gli stereotipi e le convinzioni e i comportamenti collettivi. E tutto questo prende corpo negli scambi quotidiani fra genitori e figli, anche attraverso le disposizioni genetiche che risentono fortemente delle esperienze che si hanno nel corso della vita.

In questo confronto fra inconscio individuale e collettivo Zoja sottolinea che Freud è rimasto ancorato a una psicologia individuale, che ha delle proprie regole, mentre la psicologia culturale di Jung si muove a livello di dinamiche e processi collettivi. Se questo è senz’altro vero, è una strada ancora da percorrere nella linea indicata da Zoja quando parla di paranoia sociale. Non è la paranoia psichiatrica, è piuttosto un modo di pensare che sta nel cuore della politica e della società, col quale non solo si attribuisce la colpa agli altri ma si immagina e si teme un mondo minaccioso, in cui si costruiscono congiure e complotti ai propri danni.

Come ha scritto Nietzsche, «la follia nei singoli è qualcosa di raro, ma nei gruppi, nei partiti, nei popoli, nelle epoche è la regola». È il bisogno di individuare un nemico che mette in moto un contagio a livello collettivo e crea una sottomissione al leader paranoico che sa convincere e galvanizzare gli individui e addirittura le masse, come si è visto nelle catastrofi della storia umana.

Oltre all’asservimento verso i dittatori e i manipolatori del consenso, la storia umana testimonia anche grandi avanzamenti e progressi come ad esempio è avvenuto nelle lotte per i diritti civili, anche se l’inconscio collettivo tende poi a riemergere facendoci temere regressioni e sommovimenti negativi.

Il libro
Sotto l’iceberg. Presenze inconsce nella società e nella storia
di Luigi Zoia (Bollati Boringhieri, pagg. 208, euro 15)

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