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Valeria Fonte “Ecco come è nata la mia frase virale sul bravo ragazzo”

La scrittrice e attivista: “C’è un prima e un dopo questa tragedia che porterà a una sveglia sociale”
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«È stato il vostro bravo ragazzo», è diventata una frase virale dopo che sabato Elena Cecchettin, sorella di Giulia, l’ha rilanciata sul suo profilo Instagram. A metterla sul social è stata Valeria Fonte, scrittrice e attivista per i diritti di genere.

Come è nata quella frase?

«Deriva dalla narrazione di questa vicenda da parte dei media, che hanno descritto Turetta appunto come un bravo ragazzo, innocuo, che studiava ingegneria e preparava a Giulia i biscotti. L’amava, si è detto, era gentile e riservato. Appunto, un bravo ragazzo. Sono contenta che sia diventata virale, non tanto perché l’ho scritta io ma per Elena. Tutte le donne adesso forse dicono: “Ok, la violenza non è solo un problema di cattivi ragazzi ma anche di quelli bravi”. È così, è trasversale , perché culturalmente tutti siamo immersi nella mascolinità tossica».

«È stato il vostro bravo ragazzo», è diventata una frase virale dopo che sabato Elena Cecchettin, sorella di Giulia, l’ha rilanciata sul suo profilo Instagram. A metterla sul social è stata Valeria Fonte, scrittrice e attivista per i diritti di genere.

Come è nata quella frase?

«Deriva dalla narrazione di questa vicenda da parte dei media, che hanno descritto Turetta appunto come un bravo ragazzo, innocuo, che studiava ingegneria e preparava a Giulia i biscotti. L’amava, si è detto, era gentile e riservato. Appunto, un bravo ragazzo. Sono contenta che sia diventata virale, non tanto perché l’ho scritta io ma per Elena. Tutte le donne adesso forse dicono: “Ok, la violenza non è solo un problema di cattivi ragazzi ma anche di quelli bravi”. È così, è trasversale , perché culturalmente tutti siamo immersi nella mascolinità tossica».

I femminicidi sono stati già oltre 100 quest’anno. Perché la storia di Giulia colpisce così tanto?

«Credo che ci sarà un prima e un dopo questa vicenda, che porterà a un momento di sveglia sociale. Questa volta è successo in modo diverso. Intanto abbiamo avuto una settimana di attesa e in quel periodo c’erano quelli che difendevano l’uomo e aspettavano le prove, mentre noi lo sapevamo già cos’era successo. Non solo, la vittima è una persona giovanissima, che corrisponde al profilo comune, che fa l’università, è fidanzata con un tipo della sua età. E infine c’è questa figura molto forte della sorella Elena, che ci sta dicendo: c’è un problema».

Cosa bisogna fare per prevenire i femminicidi?

«Uso l’esempio del vaccino. Vacciniamo uomini e donne fin da bambini. Andiamo nelle scuole, non con due orette settimanali di educazione sentimentale o affettiva, come dice il governo ma con almeno 4 o 5. Bisogna agire lì perché nelle famiglie non si riesce ad intervenire. In questo modo nel giro di due generazioni risolveremmo il problema. E intercettiamo i violenti ricordando loro che possono chiedere aiuto. Sono persone che hanno una dipendenza dal potere, come fosse una droga».

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