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La lunga estate calda d’Irlanda, il libro di Claire Keegan

La valle del lago di Inagh, Connemara, Irlanda

 

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Quando il paesaggio si trasforma in un volano che dà senso all’esistenza di una giovane. È il romanzo della scrittrice finalista al Booker Prize con “Piccole cose da nulla”
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Siamo in Irlanda, probabilmente all’inizio degli anni Ottanta, e questo si deduce dal fatto che a un certo punto si parla di uno sciopero della fame (l’Hunger Strike avvenuto nelle carceri nordirlandesi contro l’intransigenza del governo di Maggie Tatcher). In un’estate dal clima bollente, una ragazza d’indole tranquilla viene scaricata dal padre, rude e distratto, a casa di certi parenti, gli anziani agricoltori Kinsella.

Tra una frase e l’altra — e sono sempre frasi essenziali, non c’è mai un guizzo d’enfasi né un aggettivo di troppo nel tessuto delicato della trama — apprendiamo che la famiglia della ragazza senza nome affonda in una condizione di miseria ed è oppressa dal carico di molti bambini. La madre sta per partorire l’ennesimo figlio e c’è urgenza di alleggerire il peso domestico.

Perciò “the quiet girl” viene condotta a stare per un po’ da John e Edna Kinsella, nella contea di Wexford. La loro fattoria è circondata da capannoni per le mucche gonfie di latte e immersa nei c…

Siamo in Irlanda, probabilmente all’inizio degli anni Ottanta, e questo si deduce dal fatto che a un certo punto si parla di uno sciopero della fame (l’Hunger Strike avvenuto nelle carceri nordirlandesi contro l’intransigenza del governo di Maggie Tatcher). In un’estate dal clima bollente, una ragazza d’indole tranquilla viene scaricata dal padre, rude e distratto, a casa di certi parenti, gli anziani agricoltori Kinsella.

Tra una frase e l’altra — e sono sempre frasi essenziali, non c’è mai un guizzo d’enfasi né un aggettivo di troppo nel tessuto delicato della trama — apprendiamo che la famiglia della ragazza senza nome affonda in una condizione di miseria ed è oppressa dal carico di molti bambini. La madre sta per partorire l’ennesimo figlio e c’è urgenza di alleggerire il peso domestico.

Perciò “the quiet girl” viene condotta a stare per un po’ da John e Edna Kinsella, nella contea di Wexford. La loro fattoria è circondata da capannoni per le mucche gonfie di latte e immersa nei colori autentici di una campagna non lontana dal mare. In scene successive, ambientate sulla costa, scopriremo che quel mare è ricco di apparizioni fantastiche: una sorta di bestiario onirico è evocato con grazia asciutta dal vecchio Kinsella. L’atmosfera immune da dilemmi psicologici ci mostra un’Irlanda completamente diversa da quella di Sally Rooney, dove i nevrotici millenial di Dublino vivono l’amore con irrequietezza mentre si logorano in professioni ansiogene e competitive.

Gli spazi dei Kinsella sono invece limpidi e fermi, privi di concitazione, pervasi da profumi di crostate e occupati da arredi confortanti come il vasto orologio di mogano dal pendolo ramato che oscilla in salotto. Gli uomini discutono sul prezzo del bestiame e sull’antiparassitario per le pecore e nel frattempo sputano per terra o sollevano zolle col tacco dello scarpone. La “girl” scorge dalla finestra un prato su cui splendono dalie rosse coi petali a punta, e quando arriva nell’abitazione dei Kinsella viene spedita a gustare il piacere di un bagno caldo, con un’abbondanza d’acqua che non ha mai sperimentato prima. Altri prodigi minuti accadono in quel posto che stimola nella ragazza un’esplorazione della coscienza liminale. La sua vacanza prende l’aspetto di un paradiso calmo e arioso, un luogo dell’approdo che è finalmente “senza vergogna e senza segreti”.

Questo suo cammino rivelatorio o iniziatico, percorso nell’arco di una stagione, viene scandito dalle settanta pagine di Un’estate, che è un testo in equilibrio fra la misura della novella lunga e quella del romanzo breve. Il suo titolo originale è Foster, verbo inglese che significa allevare, ma anche incoraggiare e adottare (“foster child” vuol dire figlio adottivo). Lo firma l’irlandese Claire Keegan, nata nel 1968 e già molto premiata dal successo.

A Foster s’ispirò il film The Quiet Girl (2022), del regista Colm Bairéad, candidato all’Oscar per la migliore pellicola straniera. Ora il libro esce in italiano per Einaudi Stile libero (l’ottima traduzione è di Monica Pareschi). Di Keegan Einaudi aveva già pubblicato Piccole cose da nulla (Small Things like These), finalista al Booker Prize e capace di sedurre recensori illustri quali Hilary Mantel, Ali Smith e Colm Tóibín. Un’estate conferma le doti cechoviane dell’autrice, in grado di rendere prezioso ciò che pare marginale. La scrittura incanta per l’estrema naturalezza con cui amministra l’epica dell’ordinario.

Lo stile scarno e privo di qualsiasi caduta nel registro patetico, insieme a cenni sul gretto maschilismo rurale irlandese, possono richiamare la lezione di Edna O’ Brien. Ma quel che domina Un’estate è soprattutto il senso di una dimensione poetica, che avanza prevalentemente nella sfera dell’implicito. In quei mesi di gioia soleggiata, c’è un’adolescente che si dispiega e respira: «Mi sembra passato così tanto tempo da quando bagnavo il letto e avevo paura di rompere qualsiasi cosa», segnala verso il termine della storia. Che è una storia vivida e credibile, ma anche cucita nella stoffa di un sogno. A un tratto emerge il dolore custodito dalla coppia: i Kinsella, anni addietro, hanno perso un figlio. La giovane narratrice viene a conoscenza dell’episodio tragico da qualcun altro. Non è un segreto occultato, ma una circostanza che merita pudore e rispetto. Capita che i Kinsella non recriminino, non rimpiangano, non bisticcino e non si lamentino. Restano radicati con tersa oggettività nelle proprie mansioni e accudiscono le creature che il destino affida loro. Hanno sviluppato una saggezza umana che non dipende dalla cultura. Grazie all’incontro coi Kinsella, l’emozione affettiva irrompe nella sorte della protagonista, modellando la sua identità. Forse Un’estate potrebbe essere letto come un minuscolo Bildungsroman, dove l’itinerario di formazione si svela tramite la confessione della genesi interna di una percezione nuova della vita.

Il finale coincide con il saluto della ragazza a Mister Kinsella, che solo in quel momento assume la valenza esplicita di un padre. In poche righe si delinea un paesaggio relazionale intimo e toccante, ma espresso in quel culto della discrezione che caratterizza l’intero racconto e ne definisce la bellezza lirica. «Qualcosa di più profondo mi tiene lì, tra le braccia di Kinsella, aggrappata a lui. Papà, lo chiamo, per avvertirlo. Papà», conclude lei mentre si stacca dalla luce dell’estate.

Il libro
Un’estate
di Claire Keegan (Einaudi Stile libero, traduzione di Monica Pareschi, pagg. 80, euro 12)

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