Lezioni di educazione sentimentale. Stefano Massini: “Lavoriamo sull’anima degli studenti”
di Ilaria Zaffino«Basterebbe l’immagine del Parlamento vuoto nel momento in cui si sta votando il piano del ministro Valditara sull’educazione sentimentale nelle scuole a far capire il disinteresse verso questo argomento. Ecco, è come se quell’insegnamento che a scuola non c’è provassimo ora a suggerirlo noi, dando immediatamente un segnale, uno stimolo». Così Stefano Massini, scrittore, drammaturgo, un passato da insegnante di latino e greco, ci racconta come nascono le lezioni di educazione ai sentimenti che da oggi, con Viola Ardone, terrà ogni lunedì sul sito di Repubblica. Un progetto «dettato dall’urgenza del momento e da una presa di responsabilità: stiamo assistendo alle conseguenze di una serie di distorsioni e di lacune dovute a un modo di concepire il racconto a scuola che è manchevole su certi argomenti. Ecco perché abbiamo pensato di inserirci noi, con una serie di lezioni in cui un uomo e una donna insieme, una scrittrice che è pure un’insegnante e un ex insegnante come me, provano a met…
«Basterebbe l’immagine del Parlamento vuoto nel momento in cui si sta votando il piano del ministro Valditara sull’educazione sentimentale nelle scuole a far capire il disinteresse verso questo argomento. Ecco, è come se quell’insegnamento che a scuola non c’è provassimo ora a suggerirlo noi, dando immediatamente un segnale, uno stimolo». Così Stefano Massini, scrittore, drammaturgo, un passato da insegnante di latino e greco, ci racconta come nascono le lezioni di educazione ai sentimenti che da oggi, con Viola Ardone, terrà ogni lunedì sul sito di Repubblica. Un progetto «dettato dall’urgenza del momento e da una presa di responsabilità: stiamo assistendo alle conseguenze di una serie di distorsioni e di lacune dovute a un modo di concepire il racconto a scuola che è manchevole su certi argomenti. Ecco perché abbiamo pensato di inserirci noi, con una serie di lezioni in cui un uomo e una donna insieme, una scrittrice che è pure un’insegnante e un ex insegnante come me, provano a mettersi dietro a una cattedra e a parlare, questa volta, di educazione sentimentale».
E in cosa consistono queste lezioni?
«Parleremo d’amore certo, ma non solo. Ci arriveremo partendo da molto più lontano. Dalla rabbia, dalle emozioni, dalla comunicazione degli stati d’animo, dalla paura, dal tema del possesso, del nostro rapporto con le persone e il valore che diamo alle persone che ci stanno intorno. E lo facciamo in piccole lezioni di un quarto d’ora, ognuna con un titolo e con delle parole chiave che scriviamo su una lavagna».
Una cattedra e una lavagna, proprio come se fossimo a scuola.
«Lo facciamo proprio per dare uno strumento che ci auguriamo venga appunto fatto vedere in classe, che venga suggerito ai ragazzi e possa servire come stimolo: è un quarto d’ora che serve per lanciare delle suggestioni, riflessioni che possono essere continuate e tradotte in qualche modo in approfondimenti».
La lezione di educazione sentimentale di Stefano Massini e Viola Ardone
A chi idealmente vi rivolgete?
«Ai ragazzi sicuramente, agli insegnanti, a tutti coloro che hanno a che fare con questo mondo molto composito che è il mondo dei ragazzi, ai genitori anche. Vogliamo cercare di riportare l’attenzione là dove non c’è. Molte volte abbiamo un’idea dell’educazione che è più vicina ai verbi ammaestrare o addomesticare, parole che implicano ci sia un domatore o un maestro, o una realtà come la casa, in grado di portare la persona che sta dall’altra parte dentro un sistema di valori, di norme. La parola educazione invece è completamente diversa: educare vuol dire condurre fuori, tirare fuori, implica che c’è un’anima dall’altra parte che ha delle cose dentro e l’educazione emotiva, sentimentale, parte proprio da qui. Lavorare sull’anima di chi sta dall’altra parte, sulla sua incapacità di capire e dare un nome a quel che gli passa dentro. Se non cominciamo da lì andiamo veramente poco lontano».
Le lezioni previste dal piano Valditara invece inizieranno solo dal prossimo anno scolastico.
«Esattamente e quindi già passa un anno, e poi saranno facoltative. Insisto facoltative ed extracurriculari quindi dimmi tu chi mai le farà. Invece penso che nell’emergenza ognuno si deve rendere utile come può, questo fa la differenza e noi vogliamo metterci a disposizione: siamo due scrittori e invece di limitarci a scrivere — cosa che pure abbiamo fatto in questi giorni — riteniamo che in questo momento scrivere e commentare non basti più, serve dare anche uno strumento: concretamente, subito. Vogliamo dire che non c’è tempo da perdere. La nostra è una forma di militanza, parola oggi un po’ desueta che però resta nobile, diretta, immediata. L’esercito dovrebbe essere il primo che accorre quando c’è un’emergenza: ecco, in questo caso non è in divisa ma è l’esercito di coloro che lavorano con le parole, con i sentimenti, con le emozioni».