Margo Jefferson: le rivoluzioni femministe si fanno insieme. Forza ragazze
di Sara ScarafiaArena Robison Repubblica, Più libri più liberi: la scrittrice Pulitzer Margo Jefferson: «Le rivoluzioni femministe si fanno insieme: forza ragazze, siete bravissime»
L’autrice di Negroland, torna con un nuovo memoir e si racconta alla fiera della piccola e media editoria che l’ha invitata tra i grandi ospiti internazionali. «I leader come Trump fomentano la violenza»
Margo Jefferson incanta la platea di Arena Robinson Repubblica a Più libri più liberi. Il suo messaggio, forte e chiaro, è che non è mai troppo tardi per fare le rivoluzioni. Che però si fanno insieme. E dà la sua benedizione alle femministe di oggi: «Affrontano questioni più complesse di quelle che affrontavamo noi: ma sono più robuste».
Più libri più liberi, Margo Jefferson attacca Trump: "Scherzando sullo stupro incentiva femminicidi"
L’autrice premio Pulitzer, diventata famosa in Italia per il suo memoir Negroland e ospite di punta della fiera della piccola e media editor…
Arena Robison Repubblica, Più libri più liberi: la scrittrice Pulitzer Margo Jefferson: «Le rivoluzioni femministe si fanno insieme: forza ragazze, siete bravissime»
L’autrice di Negroland, torna con un nuovo memoir e si racconta alla fiera della piccola e media editoria che l’ha invitata tra i grandi ospiti internazionali. «I leader come Trump fomentano la violenza»
Margo Jefferson incanta la platea di Arena Robinson Repubblica a Più libri più liberi. Il suo messaggio, forte e chiaro, è che non è mai troppo tardi per fare le rivoluzioni. Che però si fanno insieme. E dà la sua benedizione alle femministe di oggi: «Affrontano questioni più complesse di quelle che affrontavamo noi: ma sono più robuste».
Più libri più liberi, Margo Jefferson attacca Trump: "Scherzando sullo stupro incentiva femminicidi"
L’autrice premio Pulitzer, diventata famosa in Italia per il suo memoir Negroland e ospite di punta della fiera della piccola e media editoria, ritorna in libreria con Sistema nervoso in costruzione, pubblicato da 66thand2nd editore. Un doppio appuntamento, prima in Arena, poi alla Sala Elettra con Gianni Riotta, per la giornalista, femminista, classe 1947.
In dialogo all’Arena con la giornalista Raffaella De Santis, Jefferson, prima donna, e donna nera, a diventare critica al Newsweek, racconta la sua storia.
«È stato difficile per me diventare quella che sono? Diventare bravi in qualcosa è sempre difficile. Ma lo sarebbe stato ancora di più se le minoranze non avessero combattuto insieme: combattere insieme rende la vita più eccitante. Insieme abbiamo dovuto smantellare le strutture patriarcali. Insieme. Avevo un amico nero queer dal quale ho imparato cosa vuol dire essere queer e lui ha imparato da me cosa vuol dire essere neri, perché lui era cresciuto in un mondo quasi tutto bianco. Abbiamo imparato gli uni dagli altri e siamo stati fortunati perché abbiamo pensato che potevamo cambiare il mondo».
Questa energia c’è ancora, cosa è il femminismo oggi chiede De Santis. «È sofisticato, complicato, affronta sfide, come il clima, molto più difficili di quelle che abbiamo affrontato noi. Per esempio noi dicevamo gay e etero, oggi si parla di Lgbtq+. Oggi il femminismo approfondisce la questione di genere e ha capito che per progredire bisogna mettere in piedi alleanze, sul tema della razza, a esempio. Le femministe sanno benissimo che non si può andare avanti se non si riconoscono le differenze: oggi sono più robuste».
Jefferson ragiona su femminismo e femminismo nero. «Le donne nere capirono che il femminismo, anche se chi lo portava avanti all’inizio era bianco, era un concetto importante. E quindi lo adattammo alla questione della razza, alla questione sociale, ai privilegi. Intersezionalità, si chiama: mettere in relazione i vari aspetti di una questione analizzando allo stesso tempo te stesso».
Ma il gender gap è ancora fortissimo. Una donna deve essere più brava di un uomo per arrivare dove vuole? Una donna nera più di una donna bianca? «La condanna del talento andrebbe analizzata a fondo: quanta fatica, quanto lavoro in più dobbiamo fare rispetto agli uomini?», chiede De Santis. «Lavori il doppio, il triplo, lavori per essere al top del tuo campo - risponde Jefferson - lavori anche dentro te stesso per convincerti che hai queste capacità. Ogni volta che qualcuno ti mette all’angolo, dentro di te nascono dubbi. E devi combatterli, devi sopportarli. Io non conosco nessuna persona nera, donna o no, che non debba affrontare questi dubbi costantemente. Il patriarcato conta sul fatto che ci stanchiamo, ci arrendiamo e smettiamo di combattere».
Ma per fortuna ci sono le ragazze di oggi: «Ogni sfida, ogni fatica culturale, sociale, politica va affrontata con nuovi modi. Le femministe giovani hanno abbracciato tutte le complicazioni legate al genere, per esempio, e questo espande le possibilità di lasciarsi alle spalle le fatiche di queste lotte. La fatica, in generale, non scomparirà ma possiamo evolverci, possiamo non dipendere più dalle nostre nonne ma appoggiarci alle generazioni future. Quello che vorrei trasmettere alle mie nipoti è anche la vulnerabilità: possono essere vulnerabili tra di loro».
Raffaella De Santis chiede a Jefferson dell’emergenza femminicidi: «Quando le donne combattono per un posto nella società, il patriarcato reagisce: i maschi sono furiosi contro il successo delle donne. E questo dipende anche dalle forze conservatrici, prendiamo Trump in America, simbolo di tutti i leader che hanno queste inclinazioni: il modo in cui perpetua questa velenosa nostalgia del tempo in cui gli uomini erano gli unici ad avere il potere nella società, influisce eccome».
In chiusura il ricordo di Tina Turner e Ike, tra i protagonisti del suo libro. «Ike, quando Tina ha avuto più successo di lui, ha pensato che fosse una vendetta. Un esempio di quella nostalgia tossica, sono quelli uomini che pensano che se il mondo tornasse a quando le donne non potevano nemmeno sperare di avere più talento, allora sarei felice. Questo è il pericolo. Ike prendeva droghe ma era un nuovo violento. Nessuno dovrebbe lottare tanto quanto ha lottato Tina: alla fine ce l’ha fatta».