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Cambiano i supermusei rivoluzione agli Uffizi. Verde al posto di Schmidt

Galleria degli Uffizi (Firenze)

 
Ecco i nomi scelti dal ministro Gennaro Sangiuliano. Crespi a Brera, Mazzantini alla Gnam e a Capodimonte l’ex direttore del gioiello fiorentino
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La vera sorpresa arriva agli Uffizi. Una rivoluzione, piuttosto. Simone Verde è il nuovo direttore del primo museo italiano, che ha appena superato il record dei 5 milioni di visitatori all’anno. Lascerà il Complesso della Pilotta di Parma, dove è in carica dal 2017, e che ha rilanciato con una massiccia campagna di restauro e riaperture. In pochi scommettevano su questo risultato per lo studioso classe 1975, diplomato in museologia e storia dell’arte all’École du Louvre, che ha lavorato per l’Agence France-Muséums/Louvre Abu Dhabi. La formazione antropologica e l’interesse legato ai temi della decolonizzazione e della riconsiderazione delle collezioni d’arte non più in chiave eurocentrica e filoccidentale incideranno sicuramente sui nuovi progetti che riguarderanno le gallerie dei Medici. Verde, con un curriculum internazionale di tutto rispetto, ha superato nella terna finale presentata al ministro Gennaro Sangiuliano Paola D’Agostino, responsabile uscente del Bargello, e Edith Gab…

La vera sorpresa arriva agli Uffizi. Una rivoluzione, piuttosto. Simone Verde è il nuovo direttore del primo museo italiano, che ha appena superato il record dei 5 milioni di visitatori all’anno. Lascerà il Complesso della Pilotta di Parma, dove è in carica dal 2017, e che ha rilanciato con una massiccia campagna di restauro e riaperture. In pochi scommettevano su questo risultato per lo studioso classe 1975, diplomato in museologia e storia dell’arte all’École du Louvre, che ha lavorato per l’Agence France-Muséums/Louvre Abu Dhabi. La formazione antropologica e l’interesse legato ai temi della decolonizzazione e della riconsiderazione delle collezioni d’arte non più in chiave eurocentrica e filoccidentale incideranno sicuramente sui nuovi progetti che riguarderanno le gallerie dei Medici. Verde, con un curriculum internazionale di tutto rispetto, ha superato nella terna finale presentata al ministro Gennaro Sangiuliano Paola D’Agostino, responsabile uscente del Bargello, e Edith Gabrielli, direttrice del Vittoriano e di Palazzo Venezia.

Per il resto, le nomine dei nuovi vertici dei principali musei statali italiani di prima fascia non riservano particolari brividi. Si sapeva ormai da tempo che Eike Schmidt, proprio in uscita dagli Uffizi dopo due mandati non più rinnovabili, aveva messo gli occhi su Capodimonte, a Napoli. Il sogno è diventato realtà, complice anche un ottimo rapporto con il ministro della Cultura. E così il cinquantacinquenne storico dell’arte di Friburgo, che ha appena preso la cittadinanza italiana, si trasferirà all’ombra del Vesuvio. A meno che non decida, come ha lasciato intendere anche negli ultimi giorni, di tornare a Firenze, correndo come candidato sindaco. Il centrodestra lo vorrebbe. «Deciderò a gennaio», ha ribattuto lui. Ma l’incarico certo, adesso, e il richiamo di una città dove è impossibile annoiarsi potrebbero fargli abbandonare le ambizioni politiche. Ieri il neodirettore si trovava già al posto giusto, davanti al tesoro di San Gennaro. «Avevo appena terminato il mio discorso alla presentazione della mostra di Nicola Samorì al tesoro di San Gennaro nel Duomo di Napoli quando la notizia della nomina ci ha raggiunto – ha dichiarato – Stavamo andando a brindare dopo la presentazione e il brindisi a questo punto è diventato per questo nuovo incarico. Mi sono davvero molto commosso». San Gennaro ha fatto il miracolo. Di certo, Schmidt terrà accesa l’attenzione su di sé come ha fatto negli anni fiorentini, dove è riuscito a coniugare Botticelli e i social, portando Chiara Ferragni davanti alla Venere. Dopo di lui si sono classificati Cecilie Hollberg, direttrice dell’Accademia di Firenze, e Marco Pierini, ex direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia.

A Roma la Galleria d’arte moderna e contemporanea rinnova la tradizione della direttrice donna, nel segno di Palma Bucarelli che la lanciò nel secondo dopoguerra. Il museo sarà guidato da Renata Cristina Mazzantini, che può contare su un consenso trasversale. È l’attuale curatrice del progetto Quirinale contemporaneo, che ha fatto conoscere la residenza del capo dello Stato anche per la collezione d’arte contemporanea ignorata dai più. Le spetta il compito di riprendere il lavoro di Cristiana Collu, che ha cambiato completamente l’allestimento novecentesco dello spazio, aprendo ad artisti di oggi. Dopo Mazzantini, si sono classificati in graduatoria Micol Forti, curatrice delle collezioni contemporanee dei Musei Vaticani e Bartolomeo Pietromarchi, già al Maxxi Arte.

Da Gallarate a Brera il passo non è breve per Angelo Crespi, 55 anni, critico d’arte e oggi presidente nel varesotto del Maga, museo che non ha molte attitudini con il sacro tempio del bello di Milano, tra Mantegna e Caravaggio. Crespi, già consulente dell’ex ministro dei Beni culturali di centrodestra Sandro Bondi, eredita la poltrona di James Bradburne e la spada di Damocle dell’apertura di Palazzo Citterio, sede annunciata da anni. Ma, fortunato, può contare sulla fiducia di Sangiuliano che spinge per l’apertura entro il 2024.

Completano le nomine i direttori dei musei statali di seconda fascia, scelti da Massimo Osanna, sono: Thomas Clement Salomon alle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma che comprendono Palazzo Barberini e Galleria Corsini; Costantino D’Orazio alla Galleria Nazionale dell’Umbria; Alessandra Necci alle Gallerie Estensi di Modena; Stella Falzone all’Archeologico Nazionale di Taranto; Federica Zalabra al Nazionale d’Abruzzo; Fabrizio Sudano all’Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Inizia così l’anno zero dei musei del governo Meloni. La bellezza ci salverà dalla politica? Vedremo.

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