“La Nave di Teseo”: un manga diverso
di Alessandro di NoceraÈ il 1989, un’orrenda strage in una scuola elementare di un piccolo villaggio montano, in cui hanno perso la vita, a causa di un avvelenamento, ventuno persone, per la maggior parte bambini, ha sconvolto l’opinione pubblica giapponese. Colpevole di aver perpetrato, con premeditazione, l’orrendo atto è stato giudicato Bungo Sano, unico agente di polizia del luogo, il quale, dopo il processo, viene rinchiuso in carcere a vita. A pagarne le spese sono anche i suoi familiari, i quali, additati come congiunti e discendenti di un efferato killer di massa, patiscono atroci conseguenze tanto sul lavoro che nei rapporti interpersonali, divenendo dei pariah. Tra questi il figlio ormai trentenne, Shin Tamura, che però, un giorno, tornato al villaggio natio e perdutosi in una strana nebbia calata all’improvviso, si ritrova catapultato nel 1989, poche settimane prima dei tragici avvenimenti della scuola elementare. Ciò lo pone in condizione di avviare un’indagine personale: è stato proprio suo pad…
È il 1989, un’orrenda strage in una scuola elementare di un piccolo villaggio montano, in cui hanno perso la vita, a causa di un avvelenamento, ventuno persone, per la maggior parte bambini, ha sconvolto l’opinione pubblica giapponese. Colpevole di aver perpetrato, con premeditazione, l’orrendo atto è stato giudicato Bungo Sano, unico agente di polizia del luogo, il quale, dopo il processo, viene rinchiuso in carcere a vita. A pagarne le spese sono anche i suoi familiari, i quali, additati come congiunti e discendenti di un efferato killer di massa, patiscono atroci conseguenze tanto sul lavoro che nei rapporti interpersonali, divenendo dei pariah. Tra questi il figlio ormai trentenne, Shin Tamura, che però, un giorno, tornato al villaggio natio e perdutosi in una strana nebbia calata all’improvviso, si ritrova catapultato nel 1989, poche settimane prima dei tragici avvenimenti della scuola elementare. Ciò lo pone in condizione di avviare un’indagine personale: è stato proprio suo padre a uccidere tutti quei bambini innocenti oppure, dietro le quinte, si nasconde qualcun altro, il vero colpevole rimasto sconosciuto e impunito? Ma soprattutto: è possibile evitare il massacro, intervenendo in qualche modo sulle dinamiche pregresse dell’evento?
Pubblicato in Giappone, tra il 2017 e il 2019, dalla Kodansha, “La Nave di Teseo” è un seinen manga (una produzione a fumetti destinata a un pubblico tardo e post adolescenziale) realizzato da Toshiya Higashimoto, di cui l’italiana J-Pop, una delle principali etichette italiane di narrativa disegnata nipponica, sta proponendo in libreria i dieci volumetti originari (190 pagine, 7 euro e 50 cad.) in cui la storia è articolata. Si tratta di un peculiare thriller – da cui, in Giappone, è stata tratta anche una miniserie televisiva live action di successo, inedita nel nostro Paese – in cui il classico impianto investigativo si va a intrecciare con profondi risvolti psicologici e fantastici che paiono voler catturare lo zeitgeist corrente, quello in cui l’uomo contemporaneo si pone seri e inquietanti interrogativi sulla possibilità di deviare il corso della storia, liberandola dal peso del passato e indirizzandola verso nuove prospettive.
I manga e gli anime del Sol Levante sembrano intercettare con grande forza questa dimensione narrativa che ha attecchito nell’immaginario collettivo e che attraversa l’intero pianeta, da oriente a occidente. Basta pensare anche a “Erased” di Kei Sanbe, un altro prodotto seinen che ha come protagonista un ventinovenne mangaka con la capacità di proiettarsi un minuto indietro nel passato. Questi compie tuttavia, a un certo punto, un balzo temporale che lo traspone addirittura nel 1988, facendolo trovare così nella possibilità di impedire l’inspiegabile scomparsa di una sua compagna di classe. O al film d’animazione “Your Name” (disponibile su Netflix), in cui un bizzarro scambio di corpi può permettere a due adolescenti di interagire col passato modificandolo e impedendo in tal modo una catastrofe capace di spazzare via un intero villaggio.
Leggendo “La Nave di Teseo” – un titolo che rimanda proprio al famoso paradosso metafisico sul mantenimento dell'identità in rapporto alle mutazioni – è inevitabile, inoltre, pensare alle somiglianze che lo legano a “Un’Estate Fa”, eccellente serie televisiva italiana ideata da Michele Alberico e Massimo Bacchini e targata Sky Original. Anche in questo caso il protagonista, l’avvocato Elio Santamaria, interpretato da Lino Guanciale, si ritrova in grado di poter tornare indietro nel tempo – nel suo corpo adolescente, ma con le conoscenze e le capacità da adulto – per risolvere un “cold case” che lo coinvolge direttamente: la morte della sua amica Arianna, avvenuta nell’estate del 1990 per motivi mai chiariti prima.
“Un’Estate Fa” ha tutte le caratteristiche di un seinen manga nipponico di ultima generazione come “La Nave di Teseo”: giovani protagonisti a tutto tondo, una trama improntata su un realismo magico che fa perno su generi popolari consolidati, la volontà di rivolgersi a un pubblico eterogeneo e transgenerazionale. Ma in particolar modo, la necessità di porsi, seppur in chiave allegorica, domande su come abbiamo fatto a diventare ciò che siamo oggi, a plasmare in negativo la realtà che ci circonda – con guerre, inquinamento, terrorismo, assenza di empatia, incapacità di interpretare in maniera corretta i segnali di un disastro personale e collettivo – e se è possibile fare marcia indietro per sfuggire all’apocalisse.