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Gli egizi e la forza divina dei geroglifici

Papiro con geroglifici dell'antico Libro dei Morti  (Bodmer Library, Ginevra. Photo by Ann Ronan Pictures/Print Collector/Getty Images)

 

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Il direttore del museo di Torino spiega come la scrittura abbia contribuito all’evoluzione di quel popolo. E come si leghi fortemente al tema della memoria e del ricordo dei defunti
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La scrittura è indissolubilmente legata allo sviluppo dell’Egitto. Assistiamo già agli albori della storia della civiltà che si sviluppò sulle rive del Nilo, ai primi passi che portarono alla nascita di un sistema codificato che ha accompagnato la lunga e complessa evoluzione di questa cultura antica.

Attorno al 3200 a.C. iscrizioni rinvenute nella cosiddetta tomba U-j, una sepoltura proto-regale situata a Abido/Umm el Qaab, nell’Alto Egitto, attestano l’uso di segni che presentano una codificazione delle forme, un orientamento specifico, una miniaturizzazione e calibrazione delle relative dimensioni. Questa proto-scrittura ritrovata in etichette cerimoniali serviva a suggellare il valore delle merci e a permetterne l’identificazione. Ormai il passo era stato compiuto e da lì a poco, attorno al 3100 a.C., in quella che definiamo la dinastia 0, vediamo l’emergere di iscrizioni che consistono in brevi frasi nominali, non includono ancora un predicato, non sono testi lunghi e continuat…

La scrittura è indissolubilmente legata allo sviluppo dell’Egitto. Assistiamo già agli albori della storia della civiltà che si sviluppò sulle rive del Nilo, ai primi passi che portarono alla nascita di un sistema codificato che ha accompagnato la lunga e complessa evoluzione di questa cultura antica.

Attorno al 3200 a.C. iscrizioni rinvenute nella cosiddetta tomba U-j, una sepoltura proto-regale situata a Abido/Umm el Qaab, nell’Alto Egitto, attestano l’uso di segni che presentano una codificazione delle forme, un orientamento specifico, una miniaturizzazione e calibrazione delle relative dimensioni. Questa proto-scrittura ritrovata in etichette cerimoniali serviva a suggellare il valore delle merci e a permetterne l’identificazione. Ormai il passo era stato compiuto e da lì a poco, attorno al 3100 a.C., in quella che definiamo la dinastia 0, vediamo l’emergere di iscrizioni che consistono in brevi frasi nominali, non includono ancora un predicato, non sono testi lunghi e continuativi.

La prima locuzione completa che dimostra una certa complessità linguistica risale alla fine della seconda dinastia (2690 a.C. circa) ed è stata ritrovata su un sigillo a cilindro del faraone Peribsen in cui leggiamo: il dorato ha unificato le due terre per suo figlio, il signore dell’Alto e del Basso Egitto, Peribsen. La scrittura diventa così il sistema che permette di sistematizzare le attività umane, che dà risposte precise a necessità specifiche e consente di misurare, ispezionare, controllare ed organizzare la vita delle persone. La conoscenza dei geroglifici, definiti nTrw mdw (le parole degli dei), era ristretta, costituiva un sapere esclusivo e si può calcolare che una piccola fascia della popolazione, oscillante a seconda dei periodi fra l’uno ed il dieci per cento, fosse in grado di leggere e scrivere. Si riteneva che i segni avessero una forza particolare, fossero abitati dal divino, motivo per il quale assistiamo alla rituale mutilazione dei geroglifici in testi funerari, con l’intento di neutralizzare la potenziale forza negativa. Al contrario con l’aggiunta di braccia e gambe si potevano “animare” alcuni segni e certi elementi scrittori assurgevano a emblema o simbolo protettivo.

La superficie coperta dai geroglifici poteva essere anche semplicemente toccata per ottenerne dei benefici. Così, ad esempio, in Epoca Tarda si versava dell’acqua sui cosiddetti cippi di Horus, stele in cui era rappresentato il dio figlio di Osiride circondato da iscrizioni, per poi berla con l’auspicio di venire guariti da determinate malattie.

La scrittura si lega fortemente al tema della memoria. Se la cultura del ricordo è innanzitutto riferimento al passato, e se il passato nasce nel momento in cui si diventa consapevoli di una differenza fra l’attualità e i tempi più lontani, allora la morte è l’esperienza primigenia di tale cesura, e il ricordo collegato ai morti la forma originaria del ricordo culturale.

La commemorazione retrospettiva dei defunti è la forma più generale, primigenia e naturale di ricordo. È la modalità in cui una società vive con i propri morti e li mantiene vivi nel progredire del presente, costruendo in questo modo un’immagine della propria unità e interezza che comprende necessariamente anche le generazioni precedenti. Nella dimensione prospettiva, invece, il punto centrale è quello della glorificazione e della fama, ossia degli strumenti per rendersi indimenticabili e acquisire celebrità. L’aspetto centrale della dimensione retrospettiva è quello della pietas, ovvero delle vie e delle forme per contribuire personalmente affinché gli altri non vengano dimenticati. Con la sua combinazione della dimensione retrospettiva e di quella prospettiva della commemorazione dei morti, l’antico Egitto rappresenta un caso particolare. Tale combinazione non derivava solo dal fatto che il singolo individuo, appena salito a vertici di alti incarichi statali, fosse nelle condizioni di farsi erigere una tomba imponente, e quindi di costruire così, prospettivamente, la propria commemorazione; dietro e oltre a simili spese risiedeva infatti una particolare concezione della reciprocità, per cui dai posteri ci si aspetta una pietà almeno simile a quella dedicata agli antenati. La rete sociale della reciprocità è qui dunque tradotta nella dimensione temporale che porta addirittura all’eternità.

I monumenti materiali non sono comunque gli unici esecutori di questo compito di perpetuazione: un nome può continuare a vivere anche nel semplice suono della voce. Nei testi antichi egizi leggiamo che un uomo vive se viene pronunciato il suo nome. La speranza di continuare a vivere nella commemorazione della comunità e l’idea di portare con sé i propri morti nel progredire del presente, appartengono probabilmente alle strutture elementari e universali dell’esistenza umana; attraverso il legame con i defunti generato dal ricordo, una comunità riafferma la propria identità.

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