Non avere fede in nessuna cosa è la cosa peggiore che possa accadere a una persona. Tra i mali che corrodono le anime in questo nostro tempo bisogna sicuramente mettere in evidenza l’infedeltà. Si potrebbe dire: chi non è infedele scagli la prima pietra. In un certo senso lo siamo tutti. L’infedeltà di massa produce un mondo freddo. Chi ha fede in qualcosa ha un calore. Un calore interno che in qualche modo si sente anche all’esterno. La somma di queste fedeltà e dunque di questi fuochi produce un fervore, produce una società calda. Il calore è la premessa per le vere svolte, per le vere rivoluzioni.
Se pensiamo alla scena pubblica un campione di infedeltà è sicuramente Salvini. E questa infedeltà si produce proprio per difetto di una vera passione. Si sta con qualcuno e poi si sta con qualcun altro a seconda delle convenienze. Un esempio di infedeltà potremmo individuarlo anche nel giovane assassino di Giulia Cecchettin. Chi è fedele al suo amore non potrebbe mai ucciderlo. È proprio il tradimento ai nostri sentimenti alla base di certi gesti. Il femminicida si sente tradito, ma in realtà è lui a tradire perché i suoi sentimenti solo apparentemente sono caldi, in realtà sono spettrali.
Se una volta alla parola infedeltà si legavano soprattutto le vicende della camera da letto, oggi si potrebbe dire che il luogo elettivo dell’infedeltà è diventata la Rete. Diciamo di amare un artista ma poi se qualcuno lo dileggia non facciamo nulla per difenderlo. Anzi, spesso ci associamo al dileggio e questa è la prova evidente della nostra infedeltà. Se davvero credessimo in quella persona il nostro atteggiamento sarebbe assai più rigoroso.
Pensiamo per un attimo ai giovani partigiani che hanno perso la vita in nome della difesa della libertà. Oggi ci si vende per un like. Oggi in Rete possiamo essere amici di qualcuno e anche di chi lo oltraggia con violenza.
Una società di infedeli non può trasmettere molto ai propri figli: spesso ci si lamenta dell’inerzia morale dei ragazzi dimenticando le nostre inerzie, dimenticando che noi spesso ci limitiamo a descrivere il bene senza darlo. E anche questo è un esempio di infedeltà: se ci credessimo veramente alle verità che pronunciamo saremmo disposti a difenderle e invece siamo pronti a trovare mille scuse per giustificare il nostro sbandamento percettivo: letteralmente non sappiamo guardare, non sappiamo scegliere da che parte stare, perché non crediamo abbastanza a nessuna posizione. Non crediamo a quello che pensiamo noi e non crediamo a quello che pensano gli altri. È inutile anche chiederci di cambiare idea su qualcosa, per il semplice motivo che idee vere in testa non ne abbiamo. Abbiamo solo un miscuglio di rancori e delusioni. Le nostre mete sono vaghe e mutevoli. E un riscontro di questa condizione avviene anche nelle urne. Una volta l’algebra dei partiti era segnata da numeri piccoli. Adesso puoi avere in poco tempo ciò che non è tuo e in poco tempo ti può essere tolto ciò che non è tuo. Ancora una volta Salvini è un perfetto esempio di questa situazione.
L’unico modo per porre rimedio alla nostra infedeltà e a quella degli altri è capire che l’infedeltà fa danni, non è mai una soluzione conveniente nel lungo periodo. La vita dell’uomo prende senso grazie alla fede e non sto parlando delle fede in senso religioso, ma in una dimensione più ampia. Fede come attaccamento, come capacità di investire amorosamente in qualcuno al di fuori di noi.
Quando si parla di educazione emotiva nelle scuole bisognerebbe parlare prima di tutto di aiutare gli studenti ad avere una fede, a credere fortemente in qualcosa. Se non accade evidentemente è perché c’è chi ha interesse a mantenerci indecisi, infedeli. Un uomo che non crede a niente è più facilmente preda delle chimere rappresentate dalle merci: in fondo il nuovo telefonino ci fa gola più del mantenere salda un’amicizia.
Gli infedeli avanzano e con loro avanza la miseria spirituale e dunque il bisogno di beni materiali per colmare il vuoto interiore. L’operazione è ovviamente fallimentare, ma ognuno pensa che il fallimento riguardi gli altri, che noi abbiamo trovato un modo per cavarcela. Ci illudiamo che possiamo comunque predicare cose a cui non crediamo, fissare traguardi per cui non lotteremo mai. E se non lottiamo per noi stessi è inutile immaginare che possiamo lottare per gli altri o per la salute del mondo. La mancanza di fede ci raffredda sempre di più. Attraversiamo un deserto freddo che noi stessi abbiamo costruito.