Lia Levi e l’odio antiebraico: “Succede di nuovo, ma continuerò a testimoniare”
di Lara CrinòLa scrittrice e giornalista Lia Levi
E’ un’autrice molto amata, i cui titoli – primo tra tutti, Una bambina e basta – sono stati adottati nelle scuole; è una testimone preziosa e instancabile delle persecuzioni razziali subite dagli ebrei italiani durante il nazifascismo, che visse in prima persona e che ha scelto di raccontare a più giovani, per far sì che la memoria della Shoah resti una pietra miliare dell’Italia repubblicana e democratica.
Ma oggi, a 92 anni, Lia Levi affida a Shalom, il giornale della comunità ebraica di Roma, la città in cui vive, un amaro editoriale in cui spiega il suo punto di vista sulla crescita dell’antisemitismo in seguito al conflitto in corso tra Hamas e Israele, e sulle reazioni alla strage del 7 ottobre.
L’editoriale si intitola Voi non meritate il nostro dolore e descrive i suoi sentimenti personali e lo sconcerto, la paura, lo sconforto di un’intera comunità. Riferendosi proprio alla sua lunga esperienza nelle scuole, Levi ricorda come spesso, di fronte al racconto di ciò che accadde d…
E’ un’autrice molto amata, i cui titoli – primo tra tutti, Una bambina e basta – sono stati adottati nelle scuole; è una testimone preziosa e instancabile delle persecuzioni razziali subite dagli ebrei italiani durante il nazifascismo, che visse in prima persona e che ha scelto di raccontare a più giovani, per far sì che la memoria della Shoah resti una pietra miliare dell’Italia repubblicana e democratica.
Ma oggi, a 92 anni, Lia Levi affida a Shalom, il giornale della comunità ebraica di Roma, la città in cui vive, un amaro editoriale in cui spiega il suo punto di vista sulla crescita dell’antisemitismo in seguito al conflitto in corso tra Hamas e Israele, e sulle reazioni alla strage del 7 ottobre.
L’editoriale si intitola Voi non meritate il nostro dolore e descrive i suoi sentimenti personali e lo sconcerto, la paura, lo sconforto di un’intera comunità. Riferendosi proprio alla sua lunga esperienza nelle scuole, Levi ricorda come spesso, di fronte al racconto di ciò che accadde durante la Seconda guerra mondiale (“è appena capitata l’occasione di parlarvi del 16 Ottobre (1943) data simbolo della retata di ebrei italiani per mano degli invasori tedeschi”) le sia spesso capitato di ricevere la domanda: “Ci avete chiesto frastornati “ma perché non vi siete difesi?”. Ci avete chiesto indignati “Come è possibile che il nostro pianeta abbia permesso questa strage?”.
Ma ecco, a distanza di ottant’anni da quei tragici eventi, il compiersi della strage di Hamas in Israele il 7 ottobre, la seguente reazione militare israeliana, e lo scatenarsi in tutto il mondo dell’odio antiebraico.
Scrive Lia Levi nel suo editoriale: ““L’irraccontabile” è riuscito a riproporsi. Non ci avremmo mai creduto. E cosa ha risposto l’opinione pubblica? Intendo dire molti tra quelli che ci domandavano “perché non vi siete difesi?”. Ora ci siamo difesi e voi avete incominciato (o ricominciato) a odiarci. Un attimo di raccapriccio appena appresa la notizia, questo sì, ma proprio un attimo. Subito dopo, ecco riaffiorare i “però”, e i “ma”, “insomma è Israele il vero colpevole di quanto è accaduto”.
Levi osserva con lucidità che non si tratta di aderire in toto alle politiche di Israele. Pensando ai suoi amici e conoscenti, riflette sul fatto che è ovviamente lecito discutere e criticarne “gli errori politici”; “anche noi ebrei li vediamo e ci ragioniamo sopra” scrive.
Tuttavia ciò che vede è un’“opinione pubblica” che si schiera sul fronte pro Palestina senza distinguo: “ondate che hanno invaso le piazze, le scuole, le Università, là dove si gridava “sono con Hamas” senza pensare (o forse sì) che con una piccola frase stavi aderendo al “morte agli Ebrei” unico vero obiettivo della Hamas-militanza”.
Ciò implica “di conseguenza gli israeliani e gli ebrei respinti dalle fiaccolate, dalla Marcia della Pace, dal manifestare contro la violenza sulle donne, mentre la Rettrice di una Università americana di fronte al quesito: “invocare il genocidio degli ebrei viola le nostre regole di condotta?” sceglie di rispondere “dipende dal contesto”.
Un panorama sconfortante, che fa sorgere un dubbio: “Ma allora l’attenzione che ci avevate dedicato nelle vostre aule non era autentica. Ha fatto così presto a volar via! È volata via per correre a far parte di quel paradiso progressista (così l’ha chiamato lo scrittore israeliano Etgar Keret) dove scatta dall’alto una specie di parola d’ordine. È là che si fanno scelte tra Stati buoni e Stati malvagi. Va da sé che Israele rientra nella seconda categoria. È per questo che mi sento di dirvi: VOI NON MERITATE IL NOSTRO DOLORE”.
È una considerazione amara, ma non senza appello. Perché subito dopo Levi ritorna alla necessità di spiegare, dibattere, far conoscere la storia e il presente nella sua complessità, soprattutto ai più giovani: “Nelle scuole che comunque ci attendono i ragazzi ascolteranno quello che, nei nostri limiti, cercheremo ancora di trasmettere. Forse qualcosa gli resterà dentro. Parafrasando il celebre “chi salva una vita salva il mondo” mi viene da immaginare che chi contribuisce a salvare una coscienza potrà salvare il pensare del mondo”.