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Tra i capolavori salvati della National Gallery

National Gallery (Trafalgar Square, Londra) 

 
Tra qualche mese il grande museo di Londra compie duecento anni. E, per l’occasione, si prepara a un importante restyling. Siamo andati a vedere i lavori e i restauri di alcune opere
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LONDRA – Cunicoli, irte scale, «mind your head», attenti alla testa. Ma la ricompensa arriva: eccoci di fronte al Giudizio di Paride (1632-35) di Peter Paul Rubens, e al Martirio di San Sebastiano dei fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo (1475), rimossi dalle pareti del museo e adesso qui nello spogliatoio, mentre vengono restaurati dai sapienti esperti della National Gallery. «È un lavoro totalizzante ma unico», ci spiega la restauratrice Britta New, «rimanere da soli e interagire con queste opere è come dialogare con gli artisti». E che artisti.

Happy birthday, National Gallery. Il 10 maggio prossimo il grande museo di Londra compie 200 anni, ma stavolta è lui a farci un regalo: un viaggio speciale nei sotterranei, dietro le quinte dove si restaurano i capolavori di questo colosso del soft power britannico e infine nei cantieri della nuova Sainsbury Wing (la vecchia è chiusa dal gennaio 2023), che sorgerà nel maggio 2025 e che attrarrà ancor più visitatori degli oltre 3 milioni d…

LONDRA – Cunicoli, irte scale, «mind your head», attenti alla testa. Ma la ricompensa arriva: eccoci di fronte al Giudizio di Paride (1632-35) di Peter Paul Rubens, e al Martirio di San Sebastiano dei fratelli Antonio e Piero del Pollaiolo (1475), rimossi dalle pareti del museo e adesso qui nello spogliatoio, mentre vengono restaurati dai sapienti esperti della National Gallery. «È un lavoro totalizzante ma unico», ci spiega la restauratrice Britta New, «rimanere da soli e interagire con queste opere è come dialogare con gli artisti». E che artisti.

Happy birthday, National Gallery. Il 10 maggio prossimo il grande museo di Londra compie 200 anni, ma stavolta è lui a farci un regalo: un viaggio speciale nei sotterranei, dietro le quinte dove si restaurano i capolavori di questo colosso del soft power britannico e infine nei cantieri della nuova Sainsbury Wing (la vecchia è chiusa dal gennaio 2023), che sorgerà nel maggio 2025 e che attrarrà ancor più visitatori degli oltre 3 milioni dell’anno scorso. «È un anniversario storico che ci stimola a fare di più», ci dice il direttore italo-britannico Gabriele Finaldi, «e nei prossimi mesi, tra le altre cose, ci saranno due straordinarie mostre: una con rare opere di Van Gogh e poi un’altra, a inizio 2025, sui capolavori della Siena del XIV secolo».

Eppure, il numero di visitatori della National non è ancora tornato ai livelli pre Covid: «Quelli internazionali non arrivano più come una volta», ci dicono, e infatti, come pubblico, si oscilla ancora tra il 65% e il 70% del flusso antecedente al marzo 2020. «Per questo, stiamo diventando sempre più un museo nazionale, oltre che internazionale», ci spiega Finaldi.

Ecco dunque la prima novità di questa NG200, come allude l’hashtag celebrativo: un tour per il Regno di alcune delle opere più preziose. Un paio di esse mai uscite dalle sale di questo maestoso edificio neoclassico del 1838 con la facciata di William Wilkins: come per esempio il Dittico Wilton di fine XIV secolo commissionato da Riccardo II e rarissimo esempio di pittura religiosa gotica su tavola inglese del Medioevo che sarà destinato all’Ashmolean Museum di Oxford. O L’autoritratto come Santa Caterina di Artemisia Gentileschi da maggio a Birmingham. Gli ombrelli di Renoir a Leicester, Venere e Marte di Botticelli a Cambridge, fino alla straordinaria Venere Rokeby di Velázquez a Liverpool e la sontuosa Cena in Emmaus di Caravaggio addirittura a Belfast. Insomma, arte on the road, affiancata da progetti speciali per le scuole: L’obiettivo che fissa Finaldi «è raggiungere almeno un milione di inglesi che non verrebbero mai alla National Gallery».

Niente paura. A Trafalgar Square restano tutti gli altri capolavori del museo da oltre 2600 opere moltiplicatesi dai 38 dipinti dal banchiere John Julius Angerstein acquistati dallo Stato britannico nel 1824: Gli ambasciatori di Hans Holbein il giovane, i Bagnanti vari di Cézanne, Monet e Seurat, A Young Woman standing at a Virginal di Vermeer, Madame Moitessier di Ingres, l’Autoritratto di un Rembrandt 34enne e il Battesimo di Cristo di Piero della Francesca. E, dopo il restauro, torneranno nella gloriose sale della National Gallery anche questo Rubens e il San Sebastiano dei Pollaiolo. Britta New fa questo certosino mestiere da 16 anni oramai, e non fa differenza «tra capolavori e quadri meno famosi perché li trattiamo tutti allo stesso modo. Oltre alla decadenza causata dal tempo, in un’opera ci possono essere peggioramenti non visibili a occhio nudo. Vede quest’uomo con l’arco nel Martirio di San Sebastiano? Ha una veste celeste e sembra ben preservata, ma nell’originale era azzurra».

Consolidamento, foderatura, stuccatura, resezione. E poi colori, pennelli, solventi, spugne, vernice sintetica, ammoniaca e alcool. Benvenuti nel make-up dell’arte. «Per fortuna oggi utilizziamo anche colori reversibili per il ritocco», ci dice Alysia Sawicka, collega di Britta, «perché olio su olio è complicato da separare. Così chi viene dopo di noi potrà cambiare, se vuole». Già, perché il restauro, oltre che delicatissimo, è anche mestiere amletico. Per esempio, questa versione del Giudizio di Paride di Rubens è diversa da altre, perché, dopo la sua morte, qualcuno vi ha dipinto altri dettagli sopra.

E poi è un lavoro anche controverso. Per esempio, a fine 2022, il restauro della Natività di Piero della Francesca, proprio da parte della National Gallery durato tre anni, sconvolse il mondo: «I personaggi sono stati stravolti!». «Ci sono varie scuole», ribatte New, «per esempio quella francese è più conservativa rispetto a quella italiana, e a volte preferisce addirittura non “pulire” il quadro dalla sporcizia che si accumula nel tempo. Ma si tratta di decisioni soggettive». In un angolo, c’è A Land Storm di Gaspard Dughet che invoca cure. Avanti il prossimo.

Prima di ogni restauro, comunque, i dipinti passano per il dipartimento scientifico della National, dove ci infiliamo dopo un altro corridoio “segreto”. È la forensica dell’arte, dove esperti riescono ad abbozzare la cronologia quasi esatta dei dipinti, cosa c’è sotto a un capolavoro, o se diversi artisti hanno partecipato alla creazione. «È qui che riscriviamo la storia di un’opera, grazie a strumenti sempre più tecnologici». E cioè raggi infrarossi, ultravioletti, X, scanning fluorescente o MA-XRF, cromatografie, l’analisi microscopica e microcosmica dei pigmenti.

Questo viaggio al centro della National Gallery è terminato, anzi no. Casco e stivali da muratore, ci caliamo nei ferventi lavori di ristrutturazione della Salisbury Wing, l’ala post-moderna del museo, che avrà tante nuove qualità: un vero e proprio studio artistico, nuovi ristoranti e bar, tanta luce in più, una sala riservata solo ai membri annuali del museo. Costo totale, progetti itineranti inclusi, circa 100 milioni di euro, «ma con nessun soldo dei contribuenti», assicurano dal museo: i fondi arrivano da riserve, donatori, filantropi e sponsor.

E soprattutto, ci sarà così tanto spazio che visitatori e devoti all’arte non dovranno più fare la fila fuori, magari sotto la pioggia, come avviene sinora.

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