Stefano Massini, il ritratto-intervista sul Financial Times
di Enrico Franceschini
LONDRA
“Avrò sempre paura dei miei pensieri e della loro capacità di trasformarsi in mostri e di sostituire la realtà”. Lo confida Stefano Massini al Financial Times, che dedica una lunga intervista all’autore di Lehman Trilogy, il libro uscito in Italia per Einaudi nel 2014 sulla Lehman Brothers, la banca d’investimenti americana il cui fallimento diede il via alla grande crisi finanziaria del 2008, dal quale è stato tratto il pluripremiato adattamento teatrale dallo stesso titolo, un grande successo a Broadway e nel West End londinese.
Il ritratto del 48enne scrittore italiano (assiduo collaboratore delle pagine culturali di Repubblica) è pubblicato nell’inserto di società e costume del quotidiano della City, How to spend it (Come spendere), e per questo è ambientato nella sua casa in Toscana, un vecchio casale ristrutturato con annessa cappella, da lui acquistato un decennio fa. “Era una proprietà derelitta in cui venivo a giocare da bambino con gli amici fantasticando che ci fossero dentro i fantasmi”, ricorda Massini, nato e cresciuto a Firenze. “Non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe diventata la mia abitazione. È un luogo che amo molto, cerco di passarci più tempo che posso”, afferma. Ho bisogno del silenzio di questa casa. Intorno a me ho spesso un sacco di gente e di rumore”, continua alludendo agli spettacoli che fa in giro per l’Italia e alle sue trasmissioni televisive, “ma so che posso scrivere e avere nuove idee soltanto nel silenzio”.
Nell’intervista Massini racconta di avere frequentato da ragazzo, oltre alle scuole statali italiane al mattino, una scuola ebraica al pomeriggio, dove ha imparato l’inglese e si è avvicinato alla cultura dell’ebraismo, “perciò i miei libri ne sono pieni”. Aggiunge di non sentirsi veramente uno scrittore italiano, “detesto raccontare storie tradizionali italiane, sulla mia città, sul mio Paese, viviamo in un’epoca in cui tutto è globale e io mi considero cittadino del mondo”.
Del resto i suoi libri, fin dal titolo, hanno un orizzonte internazionale: dopo la storia dei banchieri della Lehman e l’ultimo, Manhattan Project, sul programma americano per la costruzione della bomba atomica durante la Seconda guerra mondiale, lo scrittore rivela che il prossimo, in uscita in Italia a primavera, sarà sul Mein Kampf, l’autobiografia di Hitler, per studiare “le origini del terrore, della violenza, delle idee che corrompono la razza umana”.