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Piero Angela. L’ultimo libro

Piero Angela

 

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Esce il volume postumo che il grande divulgatore scrisse con Massimo Polidoro. In cui, come potete leggere in questo estratto, racconta la sua visione del cosmo e della vita sulla Terra
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Questo è probabilmente l’ultimo libro che scrivo. Non pensavo di farlo, ma poi ho riflettuto che forse ne valeva la pena.

Infatti, finora ho scritto libri sulla scienza (e dintorni), cercando di spiegare agli altri ciò che capivo incontrando scienziati e ricercatori. Adesso vorrei dire anch’io quello che penso, le domande che mi pongo, le cose che ho compreso su tanti argomenti, inclusa la stupidità che ho visto in giro. Esprimerò la mia opinione, su molti argomenti sarà la prima volta, ma anche le sensazioni che provo di fronte a certi fatti. È un libro che forse voglio scrivere per me stesso, oltre che per i lettori. Vedremo che cosa ne verrà fuori, ancora non lo so.

Ho scelto la forma dell’intervista perché permette di essere più spontanei. In fondo, già n…

Questo è probabilmente l’ultimo libro che scrivo. Non pensavo di farlo, ma poi ho riflettuto che forse ne valeva la pena.

Infatti, finora ho scritto libri sulla scienza (e dintorni), cercando di spiegare agli altri ciò che capivo incontrando scienziati e ricercatori. Adesso vorrei dire anch’io quello che penso, le domande che mi pongo, le cose che ho compreso su tanti argomenti, inclusa la stupidità che ho visto in giro. Esprimerò la mia opinione, su molti argomenti sarà la prima volta, ma anche le sensazioni che provo di fronte a certi fatti. È un libro che forse voglio scrivere per me stesso, oltre che per i lettori. Vedremo che cosa ne verrà fuori, ancora non lo so.

Ho scelto la forma dell’intervista perché permette di essere più spontanei. In fondo, già nell’antichità i filosofi avevano capito che il dialogo può essere una forma di trattazione particolarmente efficace per discutere di tematiche complesse in maniera più diretta. Anche perché è così che, nel corso della vita, ci facciamo un’idea del mondo intorno a noi, attraverso dialoghi e non monologhi. Ponendo domande si può giungere più rapidamente al nocciolo della questione, senza girarci troppo intorno, con quella naturalezza che può aiutare a illuminare i punti oscuri. Per questo, a parlare con me, ci sarà un intervistatore particolare: Massimo Polidoro.

Tutto cominciò con una lettera che un giovane di 18 anni mi scrisse dopo avere letto il mio libro Viaggio nel mondo del paranormale, in cui mi diceva che bisognava fare qualcosa per contrastare le pseudoscienze. Per una coincidenza, di lì a poco venne a Roma James Randi, un personaggio straordinario, grande demistificatore di presunti maghi e veggenti, a cui mi legava una profonda amicizia, e a cui chiesi di valutare questo giovane. Si videro per tre giorni, e alla fine domandai a Randi che cosa ne pensasse. «È bravissimo! Capisce al volo cose che altri non afferrano» mi disse. Così diedi al giovane una borsa di studio per andare negli Stati Uniti, dove rimase per un anno intero sotto la guida di Randi, di cui divenne allievo. Questo giovane era Massimo Polidoro.

Fu lui, insieme a Lorenzo Montali, un altro suo coetaneo che avevo mandato negli Stati Uniti a studiare come funzionava il Committee for Skeptical Inquiry fondato dal filosofo Paul Kurtz, a dare vita nel 1989 al CICAP, il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze. A volte una semplice lettera può cambiare una vita ed essere all’origine di un’insolita impresa intellettuale che prosegue nel tempo. Oggi Massimo è diventato un esperto sulle credenze degli esseri umani, ha scritto tantissimi libri, tiene corsi all’Università di Padova e al Politecnico di Milano e da diversi anni è con me a Superquark per spiegare la psicologia delle bufale.

E in questi anni il CICAP è diventato un punto di riferimento importante, per il pubblico e per i giornalisti, grazie anche alla lunga esperienza e alla preparazione delle autorevoli personalità della scienza che ne fanno parte, a cominciare dal suo presidente, il neuroscienziato Sergio Della Sala, dell’Università di Edimburgo, fino ai più bei nomi della scienza italiana che vi hanno aderito: Edoardo Amaldi, Daniel Bovet, Silvio Garattini, Margherita Hack, Rita Levi-Montalcini, Tullio Regge, Carlo Rubbia, Giuliano Toraldo di Francia, Umberto Veronesi, Aldo Visalberghi, oltre a personaggi straordinari come Umberto Eco, il mago Silvan e moltissimi altri. Sarà quindi un modo per ritrovarsi, dopo trentacinque anni che ci conosciamo, per fare insieme questo piccolo, ultimo viaggio. Spero che almeno alcune delle cose di cui parleremo possano interessarvi.

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Nella storia della vita sulla Terra i millenni rappresentano poca cosa: in termini invece di evoluzione tecnologica sono tempi sconvolgenti. Proprio per questo qualunque previsione sarebbe ridicola. Anche perché i cambiamenti in futuro non saranno “lineari” come in passato, ma saranno sottoposti ad accelerazioni crescenti, in ogni campo. Si calcola che attualmente il parco di conoscenze raddoppi ogni dieci anni circa. Se ciò continuerà i decenni futuri varranno secoli, rispetto al passato, e i millenni milioni di anni.

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La vita è qui da miliardi di anni e penso che sarebbe molto difficile ormai sradicarla dalla Terra. Quindi continuerà. In passato vi sono state estinzioni di massa, cataclismi di ogni tipo, ma la vita non è scomparsa: sterminare tutti gli insetti, i funghi, i batteri, fino all’ultimo, mi sembra improbabile. Non sappiamo invece nulla di quello che succederà alla specie umana, e questa è la cosa più intrigante. Quello che mi sembra probabile è che, malgrado crisi e conflitti, anche l’avventura umana continuerà, ma sarà davvero un mondo inimmaginabile, vista l’accelerazione dei cambiamenti.

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La morte del cosmo è una cosa che ci fa stringere il cuore perché è come se morisse un congiunto, in questo caso i genitori, chi cioè ci ha dato la vita. È una prospettiva che sembra persino dare un senso di inutilità alla vita, un senso di vuoto, di rifiuto. Questo succede, del resto, anche quando pensiamo alla nostra morte individuale. Ed effettivamente la nostra morte è per noi la fine di tutto. Anche l’Universo, in un certo senso, muore nel momento in cui noi scompariamo.

Il libro – La meraviglia del tutto di Piero Angela. Conversazione con Massimo Polidoro (Mondadori, pagg. 540, euro 22)

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