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Ai Weiwei contro AI: “L’intelligenza è solo umana”

Ai Wei Wei 

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Il nuovo progetto dell’artista dissidente cinese consiste in 81 domande rivolte alla tecnologia informatica e trasmesse su maxi schermi nel mondo. E qui spiega perché il rischio è l’ideologia unica
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LONDRA

“Ai vs AI”. Cioè Ai Weiwei contro l’Intelligenza Artificiale. Il grande artista e dissidente cinese ha lanciato il suo nuovo progetto, anzi la sua sfida, alla AI. Ottantuno domande in ottantuno giorni, dall’11 gennaio al 31 marzo. Ottantuno come i suoi giorni di prigionia in Cina. I quesiti all’inedita ed eterea materia grigia, parte del suo più ampio progetto “Circa 20:24”, sono mostrati ogni sera alle 20.24 sugli schermi di Piccadilly Circus a Londra, in piazza Cadorna a Milano e in altre città come Seul, Abidjan, Accra, Lagos e Nairobi. Si va da “la vera democrazia è possibile?” a “qual è l’origine del Covid?”. Da “che cos’è la libertà” a “Cosa accade dopo la morte?”.

Perché per il 66enne Ai Weiwei, in questo mondo sovraccarico di stimoli e…

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“Ai vs AI”. Cioè Ai Weiwei contro l’Intelligenza Artificiale. Il grande artista e dissidente cinese ha lanciato il suo nuovo progetto, anzi la sua sfida, alla AI. Ottantuno domande in ottantuno giorni, dall’11 gennaio al 31 marzo. Ottantuno come i suoi giorni di prigionia in Cina. I quesiti all’inedita ed eterea materia grigia, parte del suo più ampio progetto “Circa 20:24”, sono mostrati ogni sera alle 20.24 sugli schermi di Piccadilly Circus a Londra, in piazza Cadorna a Milano e in altre città come Seul, Abidjan, Accra, Lagos e Nairobi. Si va da “la vera democrazia è possibile?” a “qual è l’origine del Covid?”. Da “che cos’è la libertà” a “Cosa accade dopo la morte?”.

Perché per il 66enne Ai Weiwei, in questo mondo sovraccarico di stimoli e informazioni, è cruciale fare domande, sempre più domande. Come le Ti?nwèn, ossia i 172 “quesiti al paradiso” che, circa 2.300 anni fa sui muri di un tempio, il leggendario poeta cinese Qu Yuan aveva posto agli dei. Perché il nostro più grande rischio, secondo Ai, è avere «una sola ideologia, un solo passato, un solo pensiero corretto. Come accadde nella Germania degli anni Trenta o nella Rivoluzione Culturale cinese iniziata sessant’anni fa».

Weiwei, alla fine che cosa ha imparato da Ai vs AI?

«Non aver imparato nulla è anche una forma di apprendimento. In ogni caso, questa esperienza mi ha fatto capire i limiti innati della AI, che sono strettamente legati alla natura umana. Tra questi, la mancanza di creatività e di passione. I risultati dell’interazione con la AI sono spesso insoddisfacenti».

Qual è stata l’ispirazione di questo suo nuovo progetto?

«Sinceramente, non la chiamerei ispirazione. Ho sempre creduto nella potenza delle domande, perché stimola il pensiero critico delle persone. Certo, fare buone domande non è facile. E non tutte le domande hanno risposte chiare e dirette. Ma relazionarsi con la AI in questo modo mi pare particolarmente importante nel mondo di oggi».

Ma lei si sente più curioso, spaventato o minacciato dall’intelligenza artificiale?

«Non considero la AI una minaccia intellettuale, bensì la sua capacità nel processo di dati e altre operazioni che rendono la conoscenza triviale, fornendo risposte solo apparentemente adeguate. Ma che, tuttavia, non sono né profonde, né approfondite. L’Intelligenza Artificiale non può costituire una minaccia nei confronti dell’arte, così come non lo è stata l’invenzione della fotografia o delle immagini mobili. È semplicemente un’altra forma».

Perché crede che la AI non potrà mai sostituire Ai Weiwei e tanti artisti come lei? Ha mai provato a utilizzare l’Intelligenza Artificiale per le sue opere?

«Personalmente no, anche se potrei. In ogni caso, ogni creazione artistica è inseparabile dal giudizio e dalle emozioni umane. All’Intelligenza Artificiale, invece, manca la scintilla dell’immaginazione e la passione che sono proprie della creatività umana. Siamo comunque di fronte a una entità senza vita. Per questo non sono molto interessato alla sua applicazione nell’arte».

E allora qual è il ruolo dell’artista oggi, in un mondo comunque sempre più conquistato dall’Intelligenza Artificiale?

«La AI come strumento può essere frustrante per gli artisti che perseguono un’eccellenza tecnica. Ma non può replicare le sfumature dei processi del pensiero umano. L’essenza dell’arte e dell’artista trascende le capacità della AI».

L’Intelligenza Artificiale le ricorda il totalitarismo, che lei ha provato sulla sua pelle in Cina. Qual è il rischio maggiore che pone la AI?

«Rendere il pensiero corretto, standardizzato, uniforme è il nemico di ogni intelletto umano. L’unico obiettivo sarebbe appiattire sempre più la società».

Crede che la mentalità totalitaria della Cina si imporrà anche nel resto del mondo?

«Non credo che Pechino voglia dominare il mondo, ma certo la Cina non è felice dell’attuale ordine globale e delle sue regole. Credo che la presenza più marcata della Cina nel mondo innescherà cambiamenti in diverse norme e regole in Occidente».

L’Intelligenza Artificiale può uccidere la verità? E, di questo passo, come potremo riconoscere quest’ultima?

«Quella che oggi definiamo verità include non solo i fatti ma anche il riflesso del mondo esterno nelle singole percezioni delle persone. Ma è quando ci affidiamo completamente alla AI per giungere a conclusioni sul mondo esterno, ecco che la verità inizia a distorcersi».

Lei è sempre stato un campione della libertà di espressione. Crede che quest’ultima sia oggi sotto forte minaccia?

«Quando gli individui credono che la libertà possa essere ottenuta facilmente, la stessa nozione di libertà diventa nociva. La libertà genuina ha bisogno di impegno e sfide continue. Anche per questo, credo che la libertà più pura non possa essere mai conquistata».

In un mondo del genere, come possono gli umani restare umani?

«Il mondo contemporaneo resta forgiato dagli esseri umani. Nonostante i notevoli cambiamenti emersi di recente, l’umanità resisterà».

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