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La scandalosa bellezza dei Preraffaelliti

Dante Gabriel Rossetti, "La vedova romana" (1874, olio su tela) 

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Fino al 30 giugno a Forlì una grande esposizione dedicata alla corrente più celebre dell’arte britannica del XIX secolo Che Robinson da domani in edicola vi racconta in anteprima
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Una parata di oltre 300 opere, in arrivo dai musei d’Europa e da collezioni private, per raccontare come, per quasi un secolo, il culto della bellezza e della storia creò un legame fecondo fra tre generazioni di artisti inglesi e i geni del nostro Rinascimento. Si intitola proprio così, Preraffaelliti. Rinascimento moderno, la grande mostra, diretta da Gianfranco Brunelli, in corso fino al 30 giugno ai musei di San Domenico di Forlì sulla corrente più celebre dell’arte britannica del XIX secolo.

Alla rivoluzione artistica ma anche di costume con cui gli accoliti della Confraternita Preraffaellita fecero scandalo nell’Inghilterra vittoriana dedichiamo, con il racconto di Melania Mazzucco, la copertina di Robinson in edicola da domani con Repubblica. Qui Francesco Parisi, tra i curatori della mostra (si è occupato della sezione italiana) ci spiega come è nata.

Tutti hanno visto, almeno una volta, un quadro preraffaellita.…

Una parata di oltre 300 opere, in arrivo dai musei d’Europa e da collezioni private, per raccontare come, per quasi un secolo, il culto della bellezza e della storia creò un legame fecondo fra tre generazioni di artisti inglesi e i geni del nostro Rinascimento. Si intitola proprio così, Preraffaelliti. Rinascimento moderno, la grande mostra, diretta da Gianfranco Brunelli, in corso fino al 30 giugno ai musei di San Domenico di Forlì sulla corrente più celebre dell’arte britannica del XIX secolo.

Alla rivoluzione artistica ma anche di costume con cui gli accoliti della Confraternita Preraffaellita fecero scandalo nell’Inghilterra vittoriana dedichiamo, con il racconto di Melania Mazzucco, la copertina di Robinson in edicola da domani con Repubblica. Qui Francesco Parisi, tra i curatori della mostra (si è occupato della sezione italiana) ci spiega come è nata.

Tutti hanno visto, almeno una volta, un quadro preraffaellita. Eppure c’è ancora molto da scoprire su questo movimento...

«La mostra di Forlì nasce con un taglio preciso, che è già nel titolo: Rinascimento moderno. L’intento è far luce su ottant’anni di influenza dell’arte italiana sull’arte inglese nell’Ottocento. Un progetto che ha coinvolto vari specialisti, tra i quali Elizabeth Prettejohn, autrice di un testo fondamentale sul revival rinascimentale, Stephen Calloway, tra i curatori del Victoria and Albert Museum di Londra; Peter Trippi, esperto conoscitore di Waterhouse; Charlotte Gere, decana degli studi sulle arti decorative. Abbiamo avuto a disposizione oltre tre anni per lavorare sulla mostra, un tempo non usuale per l’Italia, e grande disponibilità dei prestatori, sia pubblici che privati, nel mandare a Forlì opere di calibro».

Come avete scelto cosa esporre?

«Non volevamo fare una mostra-cassetta con opere iconiche, ma aggiungere un tassello alla storia dell’arte. Perciò abbiamo privilegiato opere con un’attinenza con l’arte italiana dal Quattrocento al Seicento; in mostra, grazie alla curatela di Cristina Acidini, sono a confronto con i nostri maestri, da Beato Angelico a Giovanni Bellini. Abbiamo invece escluso artisti noti ma meno attinenti, Lawrence Alma-Tadema e Albert Moore ad esempio, che rifacevano scene di vita dell’antica Roma o dell’antica Grecia. E non ci sono i paesaggi, nonostante la loro importanza, anche per via delle teorie di John Ruskin».

Quindi il fascino immediato dei Preraffaelliti viene dal passato

«Il culto della bellezza è un tratto fondamentale del movimento. Lo raccontiamo mostrando come si formarono questi artisti, quanto fu centrale l’Italia. I pittori della prima generazione preraffaelita erano studenti della Royal Academy di Londra; John Everett Millais era il più giovane e anche il più dotato. Si ribellarono agli insegnamenti accademici, alla venerazione per Joshua Reynold e Raffaello, che consideravano pomposo. Nel loro manifesto programmatico citano la pittura del nostro Trecento e Quattrocento poi, in parallelo con Ruskin, si innamorano della pittura veneta. Su tutto emerge il revival di Botticelli. Allora in Italia era nei depositi, per gli inglesi diventa una sorta di moda e così l’Italia lo riscopre. La stessa cosa a livello letterario accade per Dante. E c’è un boom editoriale: vite di Lorenzo de’ Medici, guide di viaggio».

Molti di questi artisti vengono a vivere o a soggiornare in Italia…

«Scelgono le mete in base alle loro predilezioni. A Firenze, a Roma, c’è un arcipelago inglese. Frederic Leighton studia in Italia, Edward Burne-Jones fa i mosaici della chiesa anglicana di San Paolo dentro le Mura a Roma. Insomma viaggiano e selezionano gli artisti a cui si ispirano. Anche nei dettagli: alla riscoperta dei veneti si devono, dagli anni Sessanta dell’Ottocento, le caratteristiche capigliature rosso Tiziano dei personaggi femminili delle loro opere».

A proposito di donne, qual è il loro ruolo tra i Prefaffaelliti?

«Un ruolo nell’immaginario, ovviamente, anche per le vicende personali dei pittori, delle loro modelle e compagne: la prima moglie di John Ruskin, Effie Gray, divenne poi con grande scandalo la moglie di John Everett Millais. Jane Burden Morris fu moglie di Morris e amante di Rossetti. Ma non mancano le artiste: in mostra abbiamo una grande pittrice della seconda generazione preraffaellita, seguace di Rossetti: Marie Spartali Stillman. L’italiano Giulio Aristide Sartorio la ritrae nel suo Le vergini savie e le vergini stolte. Con la figlia, anche lei pittrice, fece parte della Scuola Etrusca di Giovanni Costa che poi diverrà In arte libertas, il movimento su cui è incentrata la sezione italiana della mostra».

Gli artisti italiani come contribuirono al movimento?

«Il legame è proprio Costa: aveva partecipato alla Repubblica Romana, aveva rapporti con l’Inghilterra, era amico di Leighton, organizzava mostre. Il suo ritratto esposto a Forlì, viene proprio da Londra, dalla Leighton House. Sarà Costa poi a guidare con Sartorio In arte libertas, e la corrente sarà appoggiata anche da D’Annunzio. Durerà fino al 1902. In quell’anno alla mostra degli Amatori e cultori di Belle arti di Roma, nella sala accanto a Sartorio e a de Carolis espone il giovane Giacomo Balla».

È il segnale di un’altra grande rivoluzione?

«Sì, quella delle avanguardie novecentesche che farà superare il gusto preraffaellita. Finisce così un’epoca, ciò nonostante la portata dei preraffaelliti non sarà perduta. Penso, ad esempio, all’influenza che avrebbero poi avuto sull’Art Noveau».

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