Legambiente attacca Sangiuliano sulle rinnovabili
di Luca Fraioli“Il ministro Sangiuliano ogni tanto dovrebbe parlare di rinnovabili, sarebbe bene che desse un suo contributo al dibattito sul futuro energetico del Paese. E invece, da quando si è insediato, non lo ha mai fatto: ora non ha più nemmeno l’imbarazzo di un sottosegretario come Vittorio Sgarbi». Il presidente nazionale di Legambiente si rivolge al titolare della Cultura nel giorno in cui la principale associazione ambientalista presenta il rapporto Scacco Matto alle rinnovabili: un dossier che conferma, numeri alla mano, come «ritardi, lungaggini autorizzative, contenziosi» blocchino in Italia la diffusione di impianti a fonti rinnovabili, soprattutto quelli di grandi dimensioni.
Tre anni fa, proprio dalle colonne di Repubblica, Ciafani denunciò come le Soprintendenze, istituzioni preposte a tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico del Belpaese, fossero ormai diventate il principale ostacolo alla transizione ecologica. «Da allora il problema è rimasto lo stesso», dice oggi il pres…
“Il ministro Sangiuliano ogni tanto dovrebbe parlare di rinnovabili, sarebbe bene che desse un suo contributo al dibattito sul futuro energetico del Paese. E invece, da quando si è insediato, non lo ha mai fatto: ora non ha più nemmeno l’imbarazzo di un sottosegretario come Vittorio Sgarbi». Il presidente nazionale di Legambiente si rivolge al titolare della Cultura nel giorno in cui la principale associazione ambientalista presenta il rapporto Scacco Matto alle rinnovabili: un dossier che conferma, numeri alla mano, come «ritardi, lungaggini autorizzative, contenziosi» blocchino in Italia la diffusione di impianti a fonti rinnovabili, soprattutto quelli di grandi dimensioni.
Tre anni fa, proprio dalle colonne di Repubblica, Ciafani denunciò come le Soprintendenze, istituzioni preposte a tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico del Belpaese, fossero ormai diventate il principale ostacolo alla transizione ecologica. «Da allora il problema è rimasto lo stesso», dice oggi il presidente di Legambiente. «Con una variante: se prima i soprintendenti dicevano “no” oppure non rispondevano, oggi di tanto in tanto approvano un impianto, ma con prescrizioni impossibili da rispettare. Chiedono, per esempio, che le pale eoliche non superino una certa altezza, ma così basse non se ne producono e non sarebbero abbastanza efficienti nel generare elettricità. Comunque il risultato non cambia: 9 volte su 10 si mettono di traverso su progetti di fonti rinnovabili».
L’esito di questa opposizione (sommata a quella di Regioni come Sardegna e Abruzzo, che valutano vere e proprie moratorie per eolico e fotovoltaico) è un gravissimo ritardo dell’Italia nella transizione energetica. Il rapporto di Legambiente evidenzia come l’anno scorso nella Penisola siano stati registrati appena 5,7 gigawatt totali di nuove installazioni (dati di Terna). Ma per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 servirebbero 90 gigawatt di nuove installazioni, pari quasi a 13 gigawatt annuali dal 2024 al 2030. Inoltre, come fa notare Elettricità Futura, gli impianti realizzati sono perlopiù di piccole dimensioni: dei 5.234 megawatt di fotovoltaico, il 38% degli impianti ha una potenza inferiore ai 12 chilowatt, e il 78% è sotto il megawatt. «Numeri troppo bassi», denuncia Legambiente, «per affrontare la decarbonizzazione del sistema elettrico e dei sistemi produttivi del Paese».
L’associazione chiede una maggiore impegno ai ministeri dell’Ambiente e della Imprese e del Made in Italy. Ma a essere nel mirino è soprattutto il titolare della Cultura. «Oltre a far sentire la sua voce sulle rinnovabili, almeno una volta, Sangiuliano dovrebbe riscrivere le linee guida per le Soprintendenze, regole uniche e condivise per tutto il territorio. Quelle attuali risalgono al 2010. E 14 anni sono un’era geologica per un settori in rapidissima evoluzione come quelli dell’eolico e del fotovoltaico».