Cenerentola è morta. Anzi no, si è trasformata: è nera, queer e lotta contro il patriarcato. L’8 marzo dell’anno bisestile 2024 segna il ritorno delle streghe, che al rogo ci mandano gli stereotipi e usano il fantastico per riscrivere la storia: questo è l’anno del fantasy-femminismo.
Se la riscossa del genere fantasy, che attraverso le ambientazioni magiche affronta i grandi temi del presente, è ormai un fenomeno editoriale consolidato, mai come quest’anno i libri in uscita attorno alla giornata internazionale delle donne, raccontano le nuove istanze per la parità di genere. Da Cenerentola è morta di Kalynn Bayron (Fandango) a A Study in Drowning di Ava Reid (il castoro off), un romance fantasy gotico che racconta di un mondo nel quale alle donne non è concesso studiare lettere, materia riservata a…
Cenerentola è morta. Anzi no, si è trasformata: è nera, queer e lotta contro il patriarcato. L’8 marzo dell’anno bisestile 2024 segna il ritorno delle streghe, che al rogo ci mandano gli stereotipi e usano il fantastico per riscrivere la storia: questo è l’anno del fantasy-femminismo.
Se la riscossa del genere fantasy, che attraverso le ambientazioni magiche affronta i grandi temi del presente, è ormai un fenomeno editoriale consolidato, mai come quest’anno i libri in uscita attorno alla giornata internazionale delle donne, raccontano le nuove istanze per la parità di genere. Da Cenerentola è morta di Kalynn Bayron (Fandango) a A Study in Drowning di Ava Reid (il castoro off), un romance fantasy gotico che racconta di un mondo nel quale alle donne non è concesso studiare lettere, materia riservata ai soli uomini. E ancora Little Thieves di Margaret Owen (DeAgostini) che, attingendo ancora ai fratelli Grimm, dà per la prima volta la parola alla «ragazza cattiva».
Per le lettrici della Gen Z, le protagoniste magiche sono le portatrici sane di una rivendicazione che diventa manifesto: «Se un tempo leggevamo di fanciulle e principesse che dall’alto della torre attendevano l’eroe pronto a salvarle, ora leggiamo di donne che combattono per sé stesse», dice Giulia Modugno, 27 anni, di Bracciano, in provincia di Roma, che su TikTok, come @boogiebookie, parla dei libri che legge.
E in Cenerentola è morta sono due ragazze, Sophie e Costance, ultima erede di Cenerentola, che demoliscono il patriarcato, innamorandosi l’una dell’altra mentre lo fanno: una riscrittura sorprendente, diventata un bestseller del New York Times, che ha venduto 500mila copie in lingua inglese. Sophie è lesbica e nera. «Che cosa significa vivere in una società patriarcale per qualcuno che è black e donna e queer? — dice Kalynn Bayron, che vive negli Usa, tra Syracuse e Ithaca — Cenerentola è una favola così immediatamente riconoscibile. Era il veicolo perfetto per decostruire i concetti di patriarcato, eteronormatività e misoginia». Il Principe Azzurro? Dipende. «Le lettrici non si sentono più rappresentate dalle eroine passive», dice Tiffany Vecchietti, autrice con Michela Monti di Brucia la notte (Mondadori), un distopico con elementi fantasy ambientato in una Romagna trasfigurata dal cambiamento climatico dove le donne sono chiuse nei campi a raccogliere il sale. «Credo che il fantasy sia uno strumento potentissimo — continua Vecchietti che sui social parla di libri come @missfictionbooks — perché ci permette di immaginare un’utopia; di progettare la rivoluzione; di generare, in un senso non legato al materno, un nuovo mondo».
In A Study of Drowning, balzato al primo posto della classifica del New York Times a una settimana dall’uscita, Effy studia architettura perché, come tutte le ragazze, non può studiare lettere. «Molte delle domande del libro — dice a Repubblica l’autrice Ava Reid, che vive a Palo Alto — sono incentrate sulla questione del genere, in particolare, il modo in cui la misoginia è radicata nelle istituzioni accademiche. Attraverso gli occhi di Effy, vediamo l’impatto psicologico di questa disparità e, cosa forse ancora più importante, come lei sia in grado di superarla». Reid ragiona sulla necessità di costruire nuovi modelli letterari femminili: «Le nuove eroine sono complesse e possono mostrare la loro forza in modi sottili e sorprendenti.
Uno dei versi più citati di A Study in Drowning è: “Non devi imbracciare una spada. Anche la sopravvivenza è coraggio”. Il messaggio è che sei forte e degna anche senza corrispondere al tradizionale archetipo maschile dell’eroe».
Le protagoniste di Licia Troisi, tra le regine del fantasy italiano, sono spesso guerriere: «Fino a 20 anni fa il fantasy era considerato un genere maschile e i protagonisti erano per lo più uomini. Poi sono arrivate le autrici donne. Ma attenzione a non inserire per forza il personaggio femminile forte: se sganciato dal contesto della storia, rischia di diventare un nuovo stereotipo».
E di eroine che non devono essere forti a tutti costi parla, in Little Thieves, Margaret Owen che riscrive i fratelli Grimm costruendo un fantasy che presto diventerà un film Netflix. Nella sua rivisitazione della favola La ragazza delle oche, è stavolta «la ragazza cattiva», la cameriera che ruba l’identità alla principessa, a raccontare la storia: «Nell’originale, il male più grande fatto a questa principessa è farle sperimentare la realtà della sua damigella.
Il punto di vista della cameriera era molto più interessante — dice la scrittrice Margaret Owen, che risponde da Seattle — Mi piace che la mia storia possa essere in qualche modo considerata femminista. Ci sono molte donne tra i protagonisti, ma una acquisisce potere abbracciando la sua indipendenza e abilità fisica, l’altra invece imparando a essere di nuovo vulnerabile. Nessuna deve essere forte».
Owen dedica il libro alle “ragazze terribili”: «Ragazze a cui è stato detto che si comportano male; che si sentono cattive; che sono un po’ troppo — troppo rumorose, troppo grandi — e in qualche modo mai abbastanza. Ci viene detto che le ragazze possono diventare chiunque vogliano essere, ma solo se sono il tipo giusto di ragazza. Una truffa».
Nel fantasy Il custode (Sperling & Kupfer) di Francesca Tamburini, scrittrice e booktoker da un milione di follower, le uniche a possedere l’arte della magia sono le ragazze: ma se Zelda non riesce a esercitare i suoi poteri, Leo, il protagonista, li ha in dote pur essendo un uomo: «È importante parlare di chi si sente diverso. Il femminismo non è una battaglia delle donne ma di tutti. La lotta è forte se è comune». E vissero tutte felici e contente. Stavolta davvero.