Aveva paura di volare. O almeno usava questa scusa per non andare continuamente in giro per il mondo nei vari festival dove lo avrebbero accolto migliaia e migliaia di appassionati lettori di manga, di cartoni animati, di videogiochi. Akira Toriyama è stato il creatore di Dr. Slump e di Dragon Ball negli anni Ottanta, quando già si sentiva la necessità di rinnovare il mondo dei manga e degli anime, divisi tra le storie dei sentimenti (quelle di Heidi e degli altri orfani) e quello dei robot (Mazinga, Goldrake e tutti gli altri). Lui, che nel 1980 aveva 25 anni, era sempre stato appassionato di Osamu Tezuka e del suo Astro Boy (anche se spesso ha raccontato che la molla che lo ha portato a creare è stata la visione della Carica dei 101) e ha fatto una scelta che una scelta non è, comprendendo di dover creare d’istinto.
Come racconta in molte sue interviste, i suoi manga sono nati di getto, senza starci troppo a pensare,…
Aveva paura di volare. O almeno usava questa scusa per non andare continuamente in giro per il mondo nei vari festival dove lo avrebbero accolto migliaia e migliaia di appassionati lettori di manga, di cartoni animati, di videogiochi. Akira Toriyama è stato il creatore di Dr. Slump e di Dragon Ball negli anni Ottanta, quando già si sentiva la necessità di rinnovare il mondo dei manga e degli anime, divisi tra le storie dei sentimenti (quelle di Heidi e degli altri orfani) e quello dei robot (Mazinga, Goldrake e tutti gli altri). Lui, che nel 1980 aveva 25 anni, era sempre stato appassionato di Osamu Tezuka e del suo Astro Boy (anche se spesso ha raccontato che la molla che lo ha portato a creare è stata la visione della Carica dei 101) e ha fatto una scelta che una scelta non è, comprendendo di dover creare d’istinto.
Come racconta in molte sue interviste, i suoi manga sono nati di getto, senza starci troppo a pensare, anche perché quella è l’unica maniera, una volta diventato professionista, di non essere uccisi dallo stress per le consegne. E il suo flusso creativo gli ha suggerito che il vero protagonista di una storia a fumetti dovesse essere l’energia (positiva, fragorosa, vincente) che scatenava nelle sue pagine attraverso personaggi fantastici capaci di trasformarsi, reagire, combattere, saltare, esaltarsi in forma esagerata e spettacolare. L’energia che partiva dalla sua matita e arrivava al lettore perlopiù adolescente che poi però rimaneva incollato nel corso degli anni alle avventure dei suoi personaggi. Anche perché nelle sue pagine ci sono tante strizzatine d’occhio, tanti momenti che prendono in giro il mondo adulto. Fra questi anche espliciti riferimenti all’energia sessuale non solo di giovani vogliosi e imbarazzati, ma anche di uomini attempati nei confronti di giovanissime fanciulle, scene che anche in Italia hanno provocato più di una polemica. Toriyama li proponeva come scenette umoristiche o, se vogliamo, come satira sociale. Già perché in questo suo creare di getto lui aveva perso la distinzione dei generi e tranquillamente l’avventura poteva diventare umoristica e la scena comica rivelarsi drammatica.
Dragon Ball, che ha venduto nel mondo qualcosa come 260 milioni di copie, nasce riprendendo la leggenda cinese dello scimmiotto e trasformandola nell’avventura di un bambino con la coda di scimmia che deve affrontare continuamente sfide e tornei (che anche in Dr. Slump avevano avuto grande successo).
E come accade in questo tipo di manga, che possono avere sviluppi infiniti, Toriyama ha creato per il protagonista una serie di mondi possibili (che spesso erano ispirate dalle immagini di luoghi lontani), e una quantità infinita di personaggi, tutti caratterizzati con o precisione e disegnati di getto, evitando di correggere contraddizioni perché lui amava più il gioco che le sue regole.
Tra momenti di stanchezza in cui ha interrotto la produzione (magari per dedicarsi ai videogiochi) c’è una costante nelle sue interviste: l’incredulità di fronte a un successo così grande, perché «l’unica cosa che desideravo era la felicità dei bambini giapponesi».