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Al Tefaf di Maastricht, la più grande Fiera dell’arte moderna: riflettori su Artemisia e le sue sorelle

Tefaf, la fiera dell’arte di Maastricht 
Abbiamo visitato la kermesse in programma dal 9 al 14 marzo. Tante le opere di pittrici dei secoli scorsi, da Lavinia Fontana a Elisabetta Sirani e Diana De Rosa detta Annella
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Maastricht

Prima che le porte di Tefaf si aprano, e gli agenti di sicurezza ispezionino con cura le borse di chi è invitato alla preview della fiera d’arte antica (e non solo) più importante del mondo, c’è un’ora in cui la stampa e alcuni selezionati collezionisti possono visitare gli stand dei galleristi: quest’anno sono 280, in arrivo da venti nazioni, e da oggi al 14 marzo espongono nel padiglione fieristico della città olandese il meglio assoluto della pittura, della scultura, del design, dell’archeologia che si può trovare sul mercato.

In un’atmosfera ancora ovattata ci si dirige dove sono esposti gli highlights, i “pezzi” dal prezzo più alto, i più rari e desiderati. Quest’anno il primato è di Murnau Mit Kirche II, dipinto da Wassily Kandinsky nel 1910, quando la su…

Maastricht

Prima che le porte di Tefaf si aprano, e gli agenti di sicurezza ispezionino con cura le borse di chi è invitato alla preview della fiera d’arte antica (e non solo) più importante del mondo, c’è un’ora in cui la stampa e alcuni selezionati collezionisti possono visitare gli stand dei galleristi: quest’anno sono 280, in arrivo da venti nazioni, e da oggi al 14 marzo espongono nel padiglione fieristico della città olandese il meglio assoluto della pittura, della scultura, del design, dell’archeologia che si può trovare sul mercato.

In un’atmosfera ancora ovattata ci si dirige dove sono esposti gli highlights, i “pezzi” dal prezzo più alto, i più rari e desiderati. Quest’anno il primato è di Murnau Mit Kirche II, dipinto da Wassily Kandinsky nel 1910, quando la sua pittura oscillava tra figurativo e astrazione: restituito nel 2022 agli eredi della famiglia Stern, perseguitata nella Germania nazista, è stato poi messo all’asta da Sotheby’s lo scorso anno ed è ora in vendita da Landau Fine Arts, mitica galleria di Montréal, Canada.

Un quadro dalla storia affascinante, che incarna le rivoluzioni e i drammi del XX secolo, come racconta il titolare della galleria Robert Landau ai visitatori speciali che lo osservano insieme a lui: il collezionista Ronald Lauder, erede dell’impero cosmetico Estée Lauder e fondatore, a New York, del museo privato Neue Galerie, e la figlia Aerin. Il tenore del colloquio è amichevole e molte le parole spese per lodare il valore dell’opera; del resto, tutti sanno che il prezzo a cui Landau è disposto a venderla dev’essere superiore a quanto l’ha pagata: 50 milioni di dollari.

Non tutte le contrattazioni in corso al Tefaf riguardano cifre simili, e tuttavia non c’è vetrina come questa per capire dove si dirige il gusto e dove va il mercato, quello degli Old Masters (la grande pittura tra Cinquecento e Ottocento), ma non solo. L’edizione è partita alla grande, ci spiega il direttore della fiera, Will Korner, «con un 20 per cento in più di presenze durante la preview rispetto al 2023» e con l’ambizione di coinvolgere maggiormente gli appassionati di contemporaneo (il settore dalle quotazioni più stellari), creando un mix che assicuri il successo della manifestazione negli anni a venire.

Oltre alla presenza di gallerie che trattano XX e XXI secolo (tra cui l’italiana Tornabuoni, in fiera con un Concetto Spaziale, 1956, di Lucio Fontana, del ciclo dei Barocchi, in vendita a 2 milioni e mezzo di euro) la novità è la sezione Focus; stand monografici (straordinario quello di Robert Bowman su Auguste Rodin, con una versione ridotta del celeberrimo Pensatore realizzata dallo scultore francese nel 1903) e altri in cui si incontrano mondi diversi. Lo specialista di antico Charles Ede, ad esempio, collabora con Sean Kelly, proponendo l’antica ceramica attica in dialogo con i lavori del pittore Calum Innes.

Tra le gallerie che partecipano per la prima volta a Tefaf (sezione Showcase) spicca la milanese Tommaso Calabro, che festeggia il centenario del Surrealismo proponendo lavori di Leonor Fini, Stanislao Lepri e Fabrizio Clerici. Sono suggestioni per i collezionisti e insieme spie di tendenze, perché il passato qui è tutt’altro che immobile, anzi è terreno di scoperte.

Da Tenzing Asian Art, una delle poche gallerie al mondo specializzate in arte tibetana antica, Iwona Tenzing ci illustra il pezzo forte che ha portato da San Francisco: è il ritratto di Tashipel, fondatore del monastero Taklung in Tibet nel XII secolo. Dipinto su tessuto e in condizioni perfette nonostante i suoi ottocento anni, ci racconta il Medioevo dall’altra parte del mondo. Alessandra Di Castro, a capo della storica galleria di piazza del Popolo a Roma, vicepresidente degli Antiquari d’Italia e nel board di Tefaf, quest’anno propone un focus sugli intarsi (con la tarsia lignea realizzata intorno al 1530-1540 da Fra’ Damiano Zambelli) ma anche le opere di un’artista leccese settecentesca, Marianna Elmo, maestra nella tecnica del “ricamo a fili incollati” che simula effetti pittorici. E l’attenzione per le donne artiste del passato è altissima ovunque.

Motivati dal desiderio dei grandi musei, in particolare americani, di arricchire con opere femminili le loro collezioni (un desiderio che influenza poi i collezionisti privati) i galleristi si rivolgono agli acquirenti di Tefaf, istituzioni e privati, proponendo negli stand opere di mano femminile: è il caso del Ritratto di Antonietta Gonzales (1592) esposto da Rob Smeets Ginevra, dove Lavinia Fontana ritrae con tenerezza la figlioletta barbuta dell’“uomo dei boschi” Pietro Gonzales, famoso all’epoca perché affetto da ipertricosi, che è rimasto per oltre cent’anni in una collezione privata francese, o dell’Artemisia Gentileschi in vendita dai londinesi Robilant + Voena, una Maddalena penitente (c. 1625-30) finora nascosta in una collezione privata in Florida; si tratta in entrambi i casi di vendite da oltre 4 milioni di euro.

Lavinia Fontana, Ritratto di Antonietta Gonzales (1592) 

E ancora, il tema prediletto di Artemisia, Giuditta con la testa di Oloferne si trova qui declinato da un’altra pittrice seicentesca, la bolognese Elisabetta Sirani, nella tela presentata da Porcini Gallery, Napoli, insieme al monumentale Ratto d’Europa di Diana De Rosa, detta Annella, che conobbe Gentileschi durante il suo soggiorno napoletano. I prezzi di queste opere oscillano dai 5 milioni ai 600mila euro.

Lo sguardo femminile, gli sguardi portatori di una prospettiva altra, divenuti così centrali nel discorso artistico attuale, stanno riorientando anche la ricerca dell’antico. Non è un caso che un grande museo come il Rijksmuseum di Amsterdam annunci di aver acquistato a Tefaf, da Zebregs&Röell, il Ritratto di Moses ter Borch a due anni: lo dipinse Gesina ter Borch, appartenente alla famiglia di artisti olandesi del Seicento, come omaggio al fratello precocemente scomparso, e ora splende della luce delle meraviglie ritrovate.

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