Cultura

Un secolo di Scalfari in 100 ritratti molto speciali. In edicola

Un secolo di Scalfari in 100 ritratti molto speciali. In edicola
In occasione del centenario del fondatore di “Repubblica” in edicola un volume curato dal nipote Simone Viola per ricordarlo. Con le testimonianze di giornalisti, familiari, artisti, amici di una vita
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C’è un modo migliore di ricordare qualcuno che farlo attraverso le sue parole? Sì, affiancarle a quelle di chi insieme con lui ha costruito un sogno. Il 6 aprile di cento anni fa nasceva Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica, il quotidiano che dal 1976 ha cambiato il modo di fare giornalismo. E se all’Auditorium Parco della Musica di Roma il drammaturgo Stefano Massini ha ridato voce a Scalfari nello spettacolo L’Italia secondo Eugenio. Cronache di fine millennio, è in edicola 100 volte Scalfari (pagg. 272, più 24 con foto a colori, euro 9,90 più il prezzo del quotidiano).

Un volume speciale e pieno d’amore: perché a curarlo è stato il nipote Simone Viola. Cento mini-ritratti, cento tasselli di un mosaico per ricostruire la storia straordinaria dell’inventore dei giornali: da Maurizio Molinari a Ezio Mauro, da Massimo Giannini a Corrado Augias, da Natalia Aspesi a Concita De Gregorio, da Renzo Arbore a Roberto Benigni, da Simonetta Fiori a Giuliano Amato.

Il nipote Simone Viola apre la raccolta ricordando di quando a due anni, davanti alla capretta tibetana del Bio Parco di Roma, esclamò «nonno» di fronte a quella creatura dalla barbetta bianca: «Per gli altri era “Barbapapà”, per me “Barbanonno”». Maurizio Molinari ci porta a casa Scalfari, durante le loro chiacchierate: «Ascoltarlo ha significato per me comprendere l’identificazione che sentiva con la missione di creare Repubblica, ogni singolo giorno, come vettore di riforme e innovazione». Ezio Mauro, che di Scalfari è stato il successore, lo tratteggia seduttore, capace di convincere chiunque a seguirlo nella sua impresa, come quando lo «rubò» a La Stampa cedendogli, qualche tempo dopo, il timone: un sodalizio diventato una grande amicizia. Natalia Aspesi descrive quell’uomo temuto e ammirato «di cui eravamo già tutti innamorati», mentre Massimo Giannini ricorda di quando gli consegnò una lettera che gli aveva scritto da studente, confessandogli il sogno di lavorare, un giorno, insieme. «Tutte le mattine si faceva comprare una rosa rossa da mettere sulla scrivania perché la mattina “ho bisogno di vedere bellezza” diceva», scrive la segretaria di redazione Anna Veneruso. E che sorpresa il capitolo scritto da Roberto Benigni, ammirato dal rapporto speciale tra Scalfari e Papa Francesco: «Bergoglio avrebbe potuto scegliere qualsiasi giornalista al mondo e invece ha scelto Scalfari. Questo ci dà il senso di cosa sia stato Eugenio. Una leggenda».

Il ricordo di Ernesto Assante, scomparso poche settimane fa, commuove: «Siamo stati fortunati noi “ragazzi” di Repubblica: eravamo una banda, eravamo diversi, ci sentivamo diversi, anche orgogliosamente, presuntuosamente, coscientemente diversi da tutti gli altri. E c’era un solo capitano».

«Scalfari era il mondo prima dei jeans, del pop, del consumismo», scrive Michele Serra, mentre Concita De Gregorio ci porta in piazza Indipendenza durante la “messa cantata”, la lunga riunione, col direttore che diceva «sentiamo cosa pensano i ragazzi», che se ne stavano appollaiati sui davanzali delle finestre. Il libro, attraverso le testimonianze, ripercorre la storia d’Italia: per esempio gli anni di piombo con la sua scelta di non dare spazio alle Br. Ma leggendo questa biografia si può scoprire anche la ricetta dei suoi cocktail preferiti: dal Martini al Bullshot. E vale la pena fermarsi a guardare le foto, a colori, che ritraggono Scalfari in vari momenti della sua straordinaria vita.

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