Salone di Torino, la lezione di Elena Cecchettin all’Arena Robinson
di Sara ScarafiaSarà la sua prima volta in pubblico. Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, sarà all’Arena Robinson Repubblica al Salone del Libro di Torino, domenica 12 maggio alle 13 per uno degli eventi più attesi.
Ha scelto lo spazio del nostro quotidiano per parlare alle donne e agli uomini che in questi mesi, da quando sua sorella è stata brutalmente assassinata, l’hanno seguita e ascoltata sui social. Prima un monologo, che il 12 maggio sarà pubblicato in anteprima sulle pagine di Repubblica. Poi un dialogo con la filosofa Alessandra Chiricosta.
Il titolo dell’incontro e del monologo è un già manifesto: “Resistenza femminista: la forza di liberare il proprio spazio”. Il tema è la battaglia culturale contro la violenza, diventata sempre più urgente: un…
Sarà la sua prima volta in pubblico. Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, sarà all’Arena Robinson Repubblica al Salone del Libro di Torino, domenica 12 maggio alle 13 per uno degli eventi più attesi.
Ha scelto lo spazio del nostro quotidiano per parlare alle donne e agli uomini che in questi mesi, da quando sua sorella è stata brutalmente assassinata, l’hanno seguita e ascoltata sui social. Prima un monologo, che il 12 maggio sarà pubblicato in anteprima sulle pagine di Repubblica. Poi un dialogo con la filosofa Alessandra Chiricosta.
Il titolo dell’incontro e del monologo è un già manifesto: “Resistenza femminista: la forza di liberare il proprio spazio”. Il tema è la battaglia culturale contro la violenza, diventata sempre più urgente: una conversazione sui ruoli di genere, sulla percezione della forza e sull’autodeterminazione. Le parole chiave contro il patriarcato per Cecchettin sono resistenza e liberazione, termini che in questo 25 aprile amaro tornano a risuonare in tutta la loro forza.
Ed è di diritti e di libertà che parlerà sul palco di Arena Robinson e Repubblica. Elena Cecchettin è una giovane donna che è diventata un simbolo. Quando, a novembre del 2023, sua sorella Giulia è stata uccisa da Filippo Turetta, ha scosso l’Italia con le sue parole forti, con la sua denuncia della cultura patriarcale.
Il suo dolore composto e la sua accusa ferma, sono diventati il grido di migliaia di donne e uomini che il 25 novembre, per la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, sono scesi in piazza a manifestare: un fiume di persone ha fatto eco alla sua voce.
Elena ha scosso le coscienze: lo Stato è complice, ha detto, perché non rende sicure le donne. Alle donne ha detto di scappare dalle relazioni tossiche e agli uomini di essere persone migliori. «I mostri non sono malati, sono figli sani del patriarcato».
Elena che sorregge il padre Gino e che con lui, in nome di Giulia, decide di portare avanti una battaglia di civiltà. Con Elena l’Italia ha pianto, quando ai funerali della sorella, il 5 dicembre nella parrocchia di San Martino a Saonara, ha detto: «Era il mio angelo custode».
Ma con lei l’Italia ha anche alzato la testa: dando un nome alla violenza di genere, denunciando che il patriarcato è radicato e genera mostri: il sonno della ragione. Cecchettin, studentessa universitaria a Vienna, ha ingaggiato la sua battaglia politica su Instagram dove la seguono migliaia di persone.
Non ha paura: come quando parlò di «violenza di Stato» commentando le parole del ministro Matteo Salvini che aveva messo in dubbio la colpevolezza di Filippo Turetta. «Dubita perché è bianco e di buona famiglia?».
«Io non starò mai zitta, non mi farete mai tacere», aveva scritto sui social nei giorni più bui. «Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto», ha scritto su Instagram dove ha definito il femminicidio «un delitto di potere» contro il quale serve «un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno».
È stata Elena a rendere virali i versi di Cristina Torres Cácere, scritti nel 2017: «Se domani sono io, se domani non torno, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima».
Nei suoi post parla di diritti. «Si chiamano diritti umani perché non ce li dovremmo guadagnare, sono nostri e ci spettano di diritto». Per le donne la strada è ancora più difficile: «È da meno di cent’anni che le donne possono votare in Italia» e ancora «la nostra società non tollera che le donne siano completamente libere, libere di scegliere da sole della loro vita e del loro corpo». «Ci spetta la libertà», scrive Elena.
«A mia sorella la libertà è stata tolta, non tutta in un colpo come viene spontaneo pensare. Ma un po’ alla volta. Una mancanza di rispetto dopo l’altra, psicologica e poi fisica». Di libertà, di diritti e di coraggio parlerà Elena il 12 maggio dal palco di Arena Robinson Repubblica.