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Rachel Eliza Griffith: “Io, Salman Rushdie e la fatwa. Ma la nostra vita è bella”

2023 David M. Benett 
Per la prima volta dopo l’attentato del 2022, parla la moglie dello scrittore
2 minuti di lettura

LONDRA

«Amore, la lezione che ho ricevuto da questa storia è che la vita è bella. Giuro che io volevo soltanto bellezza e guarda cosa è successo. Non volevo niente del genere».

Sono le prime parole di Salman Rushdie, la notte in cui i medici rimuovono l’intubazione, dopo l’attacco che gli ha fatto perdere un occhio, l’uso di una mano e avrebbe potuto ucciderlo. È sua moglie, la poetessa, narratrice e artista afroamericana Rachel Eliza Griffith, a raccontare il primo risveglio di Rushdie dall’accoltellamento sofferto il 12 agosto 2022 mentre si apprestava a iniziare una conferenza nello stato di New York. «Salman non smetteva più di parlare», ricorda. «Si scusava con me, diceva di temere di avermi rovinato l’esistenza, trascinandomi nel corridoio della sua, un luogo dove le cose erano contemporaneamente meravigliose e pericolose. Come puoi amarmi, diceva, dopo quello che è accaduto? Non hai paura?».

LONDRA

«Amore, la lezione che ho ricevuto da questa storia è che la vita è bella. Giuro che io volevo soltanto bellezza e guarda cosa è successo. Non volevo niente del genere».

Sono le prime parole di Salman Rushdie, la notte in cui i medici rimuovono l’intubazione, dopo l’attacco che gli ha fatto perdere un occhio, l’uso di una mano e avrebbe potuto ucciderlo. È sua moglie, la poetessa, narratrice e artista afroamericana Rachel Eliza Griffith, a raccontare il primo risveglio di Rushdie dall’accoltellamento sofferto il 12 agosto 2022 mentre si apprestava a iniziare una conferenza nello stato di New York. «Salman non smetteva più di parlare», ricorda. «Si scusava con me, diceva di temere di avermi rovinato l’esistenza, trascinandomi nel corridoio della sua, un luogo dove le cose erano contemporaneamente meravigliose e pericolose. Come puoi amarmi, diceva, dopo quello che è accaduto? Non hai paura?».

Rusdhie ricostruisce l’attentato in Coltello (Knife il titolo in inglese), un libro di “meditazioni dopo un tentato assassinio”, come recita il sottotitolo, recentemente pubblicato in Italia da Mondadori. Ora anche Rachel Griffith fornisce la propria versione dell’evento, in un articolo per il quotidiano Guardian di Londra.

È la quinta moglie dello scrittore. Si erano sposati appena undici mesi prima dell’aggressione a coltellate che lo ha gravemente ferito. Lui ha 76 anni, lei 45, «ma a dispetto della differenza di età ci eravamo visti fin dall’inizio come uguali», racconta Rachel. «Il giorno del matrimonio avevamo entrambi promesso di amarci nella buona e nella cattiva sorte. Non era trascorso nemmeno un anno e ci ritrovavamo inghiottiti dalla cattiva sorte. La nostra doveva essere una storia d’amore, non la storia di un tentato omicidio. Ma il passato ci aveva riagguantato».

Per “passato”, la poetessa intende la fatwa emessa nel 1989 dall’Iran dell’ayatollah Khomeini contro il grande autore angloamericano di origine indiana, come ritorsione per il suo romanzo I versi satanici, giudicato blasfemo dal regime fondamentalista islamico di Teheran: in pratica una condanna a morte, una esortazione a tutti i musulmani a ucciderlo, che lo ha costretto a rimanere per molti anni nascosto, a vivere sotto protezione, sempre con il rischio di venire assassinato.

A un certo punto, il pericolo è apparso sfumato. Rushdie ha ripreso ad apparire in pubblico. E nell’estate del 2022 la fatwa lo ha colpito, per mano di Hadi Matar, un 24enne figlio di libanesi immigrati negli Usa, salito sul palco del dibattito a cui il romanziere stava per intervenire, colpendolo decine di volte con un coltello nello spazio di 27 secondi. Immediatamente arrestato, poi incriminato per tentato omicidio, l’aggressore ha rifiutato di dire se ha agito per obbedire alla condanna emessa dall’Iran.

Rachel scrive di avere impedito al marito per settimane di guardarsi allo specchio, quando gli vengono tolte le bende, affinché non veda come è stato sfigurato dall’attacco. «Sopravviveremo a tutto questo», le dice un giorno Rushdie, mentre lei gli taglia i capelli, dopo che finalmente sono tornati a vivere nella loro casa. «La vita è bella», conclude lo scrittore, «perché credevo di morire e sono vivo».

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