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Berlino. Una lezione sull’integrazione

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Il patriottismo costituzionale che non sfocia nel nazionalismo. Un modello per tutta l’Europa. Lo spiega nel suo ultimo libro il presidente della Repubblica tedesca Frank-Walter Steinmeier
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In Germania le codificazioni e le regole hanno un posto di rilievo nella cultura politica. Nell’inno nazionale tedesco il diritto viene prima della libertà, come un suo presupposto. Le alleanze di governo, a Berlino e nei Länder, si suggellano con accordi negoziati minuziosamente, le cui clausole sono vincolanti come un contratto. I partiti politici definiscono, con un’ampia partecipazione di iscritti, i principi fondamentali della loro azione e li formalizzano in programmi molto articolati, veri e propri testi di riferimento (Grundsatzprogramm). Fissare principi-guida è un esercizio di introspezione il più delle volte controverso, spesso salutare ma sempre impegnativo e le revisioni dei programmi sono affrontate solo a distanza di parecchi anni.

Se la responsabilità di governo non è un fine, ma un mezzo per tradurre valori e convinzioni in atti politici coerenti, e se su questo si deve conquistare il consenso, l’agenda va stabilita con precisione. Ora, diciassette anni dopo l’ultimo…

In Germania le codificazioni e le regole hanno un posto di rilievo nella cultura politica. Nell’inno nazionale tedesco il diritto viene prima della libertà, come un suo presupposto. Le alleanze di governo, a Berlino e nei Länder, si suggellano con accordi negoziati minuziosamente, le cui clausole sono vincolanti come un contratto. I partiti politici definiscono, con un’ampia partecipazione di iscritti, i principi fondamentali della loro azione e li formalizzano in programmi molto articolati, veri e propri testi di riferimento (Grundsatzprogramm). Fissare principi-guida è un esercizio di introspezione il più delle volte controverso, spesso salutare ma sempre impegnativo e le revisioni dei programmi sono affrontate solo a distanza di parecchi anni.

Se la responsabilità di governo non è un fine, ma un mezzo per tradurre valori e convinzioni in atti politici coerenti, e se su questo si deve conquistare il consenso, l’agenda va stabilita con precisione. Ora, diciassette anni dopo l’ultimo programma (2007), la Cdu si cimenta con una sua nuova versione, frutto del lavoro di due anni di dieci commissioni e di capillari consultazioni sul territorio. Il documento, Vivere nella libertà. Guidare nel futuro una Germania sicura, è stato approvato dal Congresso del partito nei giorni scorsi.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica Federale di Germania Frank-Walter Steinmeier , Siracusa, 20 settembre 2023. ANSA/US QURINALE PAOLO GIANDOTTI 

Tra i vari aggiornamenti, merita attenzione quello sulla “cultura dominante”, nucleo di precetti identitari inderogabili, uniformi e prevalenti su altre manifestazioni: tema sensibile, specie per un Paese con una consistente quota di popolazione di origine straniera e di religione musulmana (circa 5,5 milioni di persone, pari al 6,5% della intera popolazione nazionale). Lo stesso termine, Leitkultur, ha fatto molto discutere. Si è riaperto il dibattito mai concluso sul rapporto con i cittadini di fede islamica e si è cercata una formula di compromesso («L’Islam che non condivide i nostri valori e rifiuta la nostra società liberale non è parte della Germania»), con la sottolineatura che i musulmani «sono parte della diversità religiosa della Germania» e che lì molti di loro hanno trovato «una nuova Patria».

Nel suo libro appena pubblicato (Wir, noi), sul patriottismo dei nostri tempi, il presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier, ammonisce che ogni determinazione per decreto di una identità nazionale appartiene al passato. Per fortuna nessuno può prescriverci chi dobbiamo essere, anche se sussistono forze politiche che promettono la soluzione dei problemi attraverso la «omogeneità nazionale». La risposta migliore a quanti, come Alternative für Deutschland, di recente hanno teorizzato l’espulsione dei tedeschi di origine straniera sta invece nel riconoscimento realistico che la società odierna è plurale, con varie sfaccettature.

Ne deriva un forte richiamo alla libertà, cardine della Costituzione federale del 1949, e all’uguaglianza di diritti per tutti i cittadini, nati da genitori tedeschi o da stranieri divenuti cittadini successivamente. Ed è nello stesso segno, della libertà, che quest’anno la Germania celebra un doppio anniversario, i settantacinque anni della Costituzione e i trentacinque anni della “rivoluzione pacifica” e della caduta del muro di Berlino, senza autocompiacimenti fuori luogo. Per Steinmeier, è di aiuto la consapevolezza che ormai quasi metà della storia di quei “noi” è stata percorsa insieme, dall’Ovest e dall’Est, come pure l’esperienza di un Paese che ha saputo restare in piedi nonostante le ipoteche pesanti e il vento contrario.

Patriottismo è anche ricordare il primo articolo della Costituzione tedesca, scolpito sulla facciata del Parlamento: «La dignità della persona è intoccabile». Inoltre, i diritti fondamentali sono diritto immediatamente vigente, vincolante e costituzionalmente sovraordinato alle determinazioni dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario (art. 1.3). Un provvedimento lesivo della dignità umana si infrangerebbe pertanto contro la barriera protettiva del Grundgesetz.

Su questo sfondo va analizzato il ruolo della Germania in un’Europa fragile perché divisa, alle prese con sfide senza precedenti e alla ricerca di uno slancio tonificante e di nuove leadership. L’atmosfera non è delle migliori. In particolare, a Berlino la politica è in affanno e l’economia è messa alla prova dal riassetto imposto dall’aggressione russa all’Ucraina e dalle sue conseguenze. La vita della coalizione di governo a tre (Spd, Verdi e Liberali) è complicata, la frammentazione è evidente e il cancelliere Olaf Scholz non è certo un trascinatore di popolo. Poi, è difficile fare i conti con un mondo più difficile di prima, il mondo rassicurante in cui si prosperava tra sicurezza garantita dagli Usa, energia a buon mercato dalla Russia, profitti da scambi e investimenti dalla Cina. Il cambiamento epocale, dopo gli annunci, ora va realizzato.

Eppure, se si ripartirà da principi e programmi, il modello tedesco rivisitato potrebbe mostrare di nuovo i suoi meriti. Al di là delle difficoltà e delle incertezze, molti punti fondamentali restano solidi. La volontà di pace è radicata profondamente nella Germania che alimenta più di ogni altro la cultura del ricordo, con lo spettro del passato, tragico e indelebile, ricacciato indietro per far posto alla nuova dignità, alla supremazia del diritto sulla forza, alla vittoria del bene sul male. Non diminuisce la vicinanza a Israele, la cui sicurezza coincide con la ragion di Stato tedesca, quali che siano le colpe anche gravi del suo governo. Né può esserci spazio per il veleno dell’antisemitismo, che minaccia l’identità stessa della Germania.

Non si affievolisce la solidarietà per l’Ucraina, vittima di una sciagurata guerra, a cui l’Europa non può voltare le spalle. Per Berlino, rafforzare la propria difesa e sostenere l’Ucraina sono elementi di una strategia di contenimento in funzione di una pace possibile, non di una guerra che nessuno vuole. Per questo, nella partita europea, la Germania resta salda al centro del campo col respiro lungo di chi ha ancora voglia di correre.

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