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L’anima del Risorgimento nei volti dei suoi eroi

"Mazzini sul letto di morte", opera di Silvestro Lega esposta al Vittoriano 
In mostra al Vittoriano di Roma le opere di Silvestro Lega
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La storia del Risorgimento non sarebbe davvero comprensibile in tutti i suoi rivolti senza un’iconografia adeguata. Con un punto fermo: in un’epoca in cui la fotografia esisteva, sì, ma era ancora statica e poco diffusa, la grandezza degli eventi e dei protagonisti si affidava ai pittori e agli illustratori. Anzi, si potrebbe ben dire che tutte le immagini degli eroi risorgimentali, così come si sono fissate nella nostra memoria adolescenziale, le dobbiamo agli artisti che ci hanno tramandato i tratti di quei volti, quasi sempre concentrati sulla loro missione (più di quanto sarebbe logico attendersi nella realtà), spesso corrucciati o malinconici.

Mazzini e Garibaldi furono i più raffigurati; soprattutto il primo, di cui esistono ritratti (e in questo caso anche foto) da cui furono ricavate centinaia e forse migliaia di copie, alle quali veniva apposta una firma ricavata dall’originale con mezzi tipografici raffinati. Il risultato offriva l’impressione di essere perfettamente origina…

La storia del Risorgimento non sarebbe davvero comprensibile in tutti i suoi rivolti senza un’iconografia adeguata. Con un punto fermo: in un’epoca in cui la fotografia esisteva, sì, ma era ancora statica e poco diffusa, la grandezza degli eventi e dei protagonisti si affidava ai pittori e agli illustratori. Anzi, si potrebbe ben dire che tutte le immagini degli eroi risorgimentali, così come si sono fissate nella nostra memoria adolescenziale, le dobbiamo agli artisti che ci hanno tramandato i tratti di quei volti, quasi sempre concentrati sulla loro missione (più di quanto sarebbe logico attendersi nella realtà), spesso corrucciati o malinconici.

Mazzini e Garibaldi furono i più raffigurati; soprattutto il primo, di cui esistono ritratti (e in questo caso anche foto) da cui furono ricavate centinaia e forse migliaia di copie, alle quali veniva apposta una firma ricavata dall’originale con mezzi tipografici raffinati. Il risultato offriva l’impressione di essere perfettamente originale, quasi una dedica “ad personam”. Meno frequenti i ritratti incastonati negli ovali, uno accanto all’altro, dei quattro Padri della Patria: Mazzini, Garibaldi, Cavour e il re Vittorio Emanuele II. Ignorando, s’intende, l’antipatia, o peggio, che quasi sempre li divise, si sceglieva senz’altro di sublimare un’iconografia pedagogica, parte di quella “religione civile” che resta essenziale nel racconto del Risorgimento.

Questa premessa vale per spiegare il senso della mostra appena inaugurata a Roma al Vittoriano, dove ha sede anche il Museo del Risorgimento. Viene visitata stamane dal ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, che l’ha voluta e promossa con il patrocinio della presidenza del Consiglio. Ed è una mostra un po’ particolare: non tanto sul Risorgimento abbracciato nella sua complessità (il che non sarebbe facile) e nemmeno specifica sulla figura dell’Apostolo. Il “focus” è invece su Mazzini, sì, ma nell’incrocio con Silvestro Lega (1826-1895). Uno dei pittori maggiori, se non il maggiore, che ha dedicato la sua arte agli eroi dell’Unità e ha saputo leggere nella loro anima, fino fissarla sulla tela e a trasmetterla agli italiani. Più di tutti il legame fu con Mazzini, di cui colse gli ultimi istanti sul letto di morte, ma Lega ci ha lasciato ritratti iconici anche di Garibaldi.

La mostra raccoglie opere in prestito da vari musei ed è parte significativa del lavoro volto a ravvivare il ricordo del Risorgimento, e in particolare del mazzinianesimo, collocandolo nel posto ad esso spettante nella vicenda nazionale. Per restare al tema iconografico, non bisogna dimenticare che l’epopea militare era al centro della pittura già tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento. Lo testimoniano tra l’altro i numerosi dipinti dedicati alle campagne napoleoniche. Ma ora è diverso.

Come ha scritto Gabriele Borghini, il Risorgimento non è una guerra di conquista, bensì un moto di liberazione: non esente talvolta da atti di violenza, beninteso, ma sempre volto ad affermare i diritti di libertà, mai a coartare la libertà altrui. Quindi il pennello di Lega deve descrivere una realtà diversa da quella dei pittori che esaltavano pochi anni prima le campagne di conquista. Deve contribuire a creare una nuova narrativa, il sobrio e consapevole racconto dell’Italia unita che nasce; nonché di una nuova classe dirigente borghese che vuole ispirarsi, almeno all’inizio, alle virtù civiche del mondo classico.

La mostra di Roma fa riemergere questo aspetto oggi sottovalutato della stagione risorgimentale e apre la strada ad altre riscoperte nello stesso solco.

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