Politici e intellettuali con Bernard-Henri Lévy: “In Europa c’è il tornado dell’antisemitismo”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI
Un’Europa di nuovo «sul bordo del precipizio», dove niente e nessuno sembra avvistare il «tornado dell’antisemitismo» come dice Bernard-Henri Lévy davanti a una sala gremita a Parigi nel convegno sull’antisemitismo a cui è intervenuto anche il direttore di Repubblica Maurizio Molinari.
L’intellettuale francese lancia l’allarme a pochi giorni dal voto per le europee ma poi anche alla mobilitazione fedele alla sua immagine di filosofo in azione. In prima fila ci sono la presidente dell’Assemblea Nazionale Yaël Braun-Pivet, che dal 7 ottobre ha sporto quasi una cinquantina di denunce per minacce di morte e insulti, la metà a sfondo antisemita.
«Non mi lascerò intimidire» dice Braun-Pivet che insieme a Gérard Larcher, presidente del Senato, ha organizzato a novembre la marcia contro l’antisemitismo a cui hanno partecipato più di 200 mila persone. «Il nuovo antisionismo ha effetti decuplicati» nota Larcher, sottolineando che gli slogan ostili a Israele sono cominciati già l’8 ottobre ancora prima della rappresaglia lanciata su Gaza. «In una sorta di giubilo per vedere la vulnerabilità di Israele» sottolinea la terza carica dello Stato, accusando l’estrema sinistra di Jean-Luc Mélenchon di giustificare il terrorismo di Hamas.
«Il partito dei sottomessi all’islamismo e all’antisemitismo» chiosa l’intellettuale Caroline Fourest, già firma di Charlie Hebdo, con un gioco di parole sulla France Insoumise che raccoglie un fragoroso applauso. «No alla banalizzazione dell’odio» lancia la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, che ha dato la cittadinanza d’onore agli ostaggi israeliani.
«La vera sinistra democratica non strumentalizza la causa palestinese» aggiunge Hidalgo. Al Théâtre Antoine, con oltre mille persone radunate, Lévy chiama più di una ventina di interventi, tutti appassionati nel voler allertare le coscienza sulla «questione esistenziale» che riguarda l’anima stessa dell’Europa moderna, fondata nel 1945, sulla memoria della Shoah. Una memoria che ora pare ad alcuni giovani lontana e indistinta tanto da sfumare il significato della parola genocidio.