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Addio a Vera Slepoj, la psicologa dei sentimenti che diventò una star della tv

La psicologa Vera Slepoj (1954-2024) © BASSO CANNARSA 
Trovata morta nella sua casa di Padova l’accademica e divulgatrice veneta. Aveva settant’anni
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La geografia dei sentimenti, la psicologia dell’amore, le ferite delle donne. E quelle degli uomini. E poi l’attenzione rivolta a quell’età dell’incertezza, perché solo se capisci l’adolescenza riesci a conoscere i “nostri ragazzi”, parafrasando il sottotitolo di un suo libro. Ha spaziato lungo queste direttrici Vera Slepoj, districandosi da maestra nei labirinti delle relazioni, incrociando questi temi nelle sue ricerche e nei volumi che ha pubblicato, dal primo intitolato proprio Capire i sentimenti uscito a metà degli anni Novanta.

Agli altri, alle relazioni affettive — tra uomo e donna, ma anche all’interno della famiglia — da psicologa e da scrittrice ha sempre rivolto la sua attenzione eppure, ironia di una sorte beffarda, se ne è andata sola, ieri nella notte, per un malore improvviso, a 70 anni (li aveva compiuti lo scorso 3 maggio), nella sua abitazione di Padova.

La geografia dei sentimenti, la psicologia dell’amore, le ferite delle donne. E quelle degli uomini. E poi l’attenzione rivolta a quell’età dell’incertezza, perché solo se capisci l’adolescenza riesci a conoscere i “nostri ragazzi”, parafrasando il sottotitolo di un suo libro. Ha spaziato lungo queste direttrici Vera Slepoj, districandosi da maestra nei labirinti delle relazioni, incrociando questi temi nelle sue ricerche e nei volumi che ha pubblicato, dal primo intitolato proprio Capire i sentimenti uscito a metà degli anni Novanta.

Agli altri, alle relazioni affettive — tra uomo e donna, ma anche all’interno della famiglia — da psicologa e da scrittrice ha sempre rivolto la sua attenzione eppure, ironia di una sorte beffarda, se ne è andata sola, ieri nella notte, per un malore improvviso, a 70 anni (li aveva compiuti lo scorso 3 maggio), nella sua abitazione di Padova.

Nata a Portogruaro, nella città metropolitana di Venezia, nel 1954, a Padova si era laureata nel 1977 con una tesi sulla devianza e i meccanismi di controllo nella società attuale. E a Padova era rimasta, dove si era distinta per l’attenzione sempre dimostrata nei confronti degli altri, messa in luce anche nel periodo, all’inizio degli anni Duemila, in cui svolse l’incarico di assessore provinciale alla cultura, ai musei e ai servizi sociali.

E infatti la sua improvvisa scomparsa lascia un vuoto che, dall’Ordine degli psicologi al presidente del Veneto Luca Zaia, in molti hanno sottolineato, piangendo la “psicologa dei sentimenti” come era universalmente conosciuta. La sua forza, l’energia contagiosa che emanava, il suo saper far diventare facili le cose difficili: per questo è stata ricordata ieri per tutta la giornata.

Divulgatrice, oltre che accademica (ha insegnato Sociologia della salute a Siena) e scrittrice, nel corso della sua carriera ha tenuto rubriche di psicologia sui settimanali, firmando editoriali sui quotidiani del Nord-Est, dal Gazzettino al Mattino di Padova, e negli ultimi anni una seguita serie di podcast per Repubblica sui vizi capitali.

Ma era figura nota al pubblico anche per la sua partecipazione frequente a trasmissioni televisive e a festival e rassegne letterarie, a cominciare da “Una montagna di libri” di Cortina d’Ampezzo che aveva contribuito a fondare nel 2009 e di cui è stata presidente onorario. A Cortina aveva anche dedicato uno dei suoi undici libri: L’inconscio di Cortina (Minerva edizioni).

Mentre sulla sofferenza e la fragilità femminile si era esercitata ne Le ferite delle donne, uscito per Mondadori nel 2002 e seguito due anni dopo da Le ferite degli uomini, poi aggiornato e riveduto in una nuova edizione nel 2010. Dove muovendosi fra storia, mitologia, psicologia e antropologia, sollevava il velo sulla vulnerabilità del maschio che, cadute le certezze della società patriarcale, si scopre nudo, in crisi, ferito appunto.

Ma di Vera Slepoj restano celebri, oltre ai libri, anche le polemiche. Che oggi, in epoca gender fluid, appaiono decisamente datate. Una su tutte, alla fine degli anni ’90, quella che la vide schierarsi contro il famoso cartone animato Sailor Moon: da psicoterapeuta sosteneva che la serie giapponese, in onda all’epoca su Retequattro, rischiava di compromettere l’identità sessuale dei bambini maschi. L’accusa era basata sulla segnalazione di alcuni genitori, i cui figli maschi, appassionati del cartone, si identificavano con la protagonista. Perciò in un’intervista del 1997 su Oggi suggeriva di vietare ai bambini di seguire l’eroina in tv.

E, ancora, da presidente della Federazione italiana di psicologia all’inizio degli anni Duemila la abbiamo vista intervenire su tanti fatti di cronaca, dal massacro di Novi Ligure all’omicidio di Sarah Scazzi ad Avetrana, argomentando in modo critico anche su programmi televisivi che all’epoca avevano cominciato ad affacciarsi, come Il Grande Fratello.

Mancherà certo la sua carica di umanità, che per anni l’ha contraddistinta. Mancherà a chi l’ha conosciuta non averle potuto dire addio. Soprattutto perché, come ha sottolineato l’amica e scrittrice Catena Fiorello, la prima a ricordarla sui social, «è brutto separarsi senza avviso».

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