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Paolo Rumiz: “La mia Appia, dimenticata in patria”

Appia Antica. Per servizio di Marina. Vedute del parco dell Appia Antica. Roma, 27 aprile 2023. Foto Vincenzo Tersigni / F3Press 

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Lo scrittore, che ha raccontato il suo viaggio a piedi lungo l’antica strada su Repubblica e in un libro, dopo il riconoscimento dell’Unesco lancia un appello: “Vorrei dire a Sangiuliano quanto sia urgente proteggerla dal degrado, ma finora non c’è stato nessuno incontro con il ministro”
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L’inserimento della via Appia nella lista Unesco è stata accolta con toni trionfali dal ministero della Cultura che ne ha promosso la candidatura. Ma se è di certo un riconoscimento importante, guai a considerarlo un punto di arrivo. Perché occuparsi davvero della Regina Viarum implica che tutte le realtà coinvolte dovranno trovare un accordo e coordinarsi con il governo. Se ciò non accadrà, il suo patrimonio continuerà a essere messo a repentaglio da una gestione lacunosa. Lo sa bene Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, che l’Appia la conosce bene. Nel 2015, sulle pagine di Repubblica, ha raccontato il suo viaggio a piedi da Roma a Brindisi. Ne è nato poi un libro (Appia, Feltrinelli) ma soprattutto un lungo impegno per la sua valorizzazione.

L’inserimento della via Appia nella lista Unesco è stata accolta con toni trionfali dal ministero della Cultura che ne ha promosso la candidatura. Ma se è di certo un riconoscimento importante, guai a considerarlo un punto di arrivo. Perché occuparsi davvero della Regina Viarum implica che tutte le realtà coinvolte dovranno trovare un accordo e coordinarsi con il governo. Se ciò non accadrà, il suo patrimonio continuerà a essere messo a repentaglio da una gestione lacunosa. Lo sa bene Paolo Rumiz, giornalista e scrittore, che l’Appia la conosce bene. Nel 2015, sulle pagine di Repubblica, ha raccontato il suo viaggio a piedi da Roma a Brindisi. Ne è nato poi un libro (Appia, Feltrinelli) ma soprattutto un lungo impegno per la sua valorizzazione.

Cosa ti ha insegnato il viaggio a piedi lungo tutta l’Appia?

«Il viaggio che raccontai su Repubblica ebbe una valenza speciale. Con le tre persone con cui camminavo, Irene Zambon, Riccardo Carnovalini, Alessandro Scillitani, ci accorgemmo che nessuno negli ultimi due secoli aveva fatto tutta l’Appia a piedi. Pensammo che l’Italia, da cui ogni anno migliaia di pellegrini partono per il Cammino di Santiago, doveva riscoprire l’Appia, che è ponte verso la Grecia, la Turchia, quindi è una grande via mediterranea».

Cosa implicava riscoprirla?

«Ci mettemmo in contatto con la segreteria di Franceschini, allora ministro della Cultura per parlargli dell’ipotesi di un altro tipo di turismo dentro un’Italia semi dimenticata. Dopo il primo viaggio abbiamo incontrato le comunità locali per far emergere un “popolo dell’Appia”. Abbiamo aiutato National Geographic America a realizzare un reportage, rilasciato interviste, realizzato una mostra che dall’Auditorium di Roma ha raggiunto varie località prima dell’arrivo del Covid. Ma abbiamo capito che i poteri locali spesso vivevano questo interesse per la via come un’intrusione nei loro orticelli. A distanza di nove anni, il riconoscimento dell’Unesco arriva su un’Appia per la quale non solo non è stato fatto nulla, ma in certi casi è stata lasciata a degradarsi. In Campania e in Puglia sono stati realizzati cementificazioni e sovrappassi. Insomma, ci sono lungaggini burocratiche, problemi di competenze, avvicendamenti di ministri. Così che il progetto nato con i 20 milioni di euro stanziati all’epoca da Franceschini è stato falcidiato».

BOLOGNA, ITALY - APRIL 20: Italian writer and author Paolo Rumiz portrait session before to hold his lesson at Puriversita on April 20, 2015 in Bologna, Italy. (Photo by Roberto Serra - Iguana Press/Getty Images) 

Ora cosa speri per l’Appia?

«Credo che al di là della politica, sia il momento che come in Spagna sia la gente a riappropriarsene, lasciando che siano i piedi a segnare la strada, alla buona, con vernice rossa e pennello. Ho avuto un momento di speranza, in collisione con le mie convinzioni politiche, quando ho visto che andava al potere un governo di destra, ovviamente sensibile alla romanità, e centralista. Speravo che così venissero messi in riga i poteri locali che hanno frenato finora la realizzazione dei progetti di valorizzazione».

Non è stato così?

«Fin da quando è entrato in carica, ho voluto incontrare Sangiuliano per discutere con lui dell’Appia, per fargli presente quanto sia urgente proteggerla dal degrado, ma finora non c’è stato nessuno incontro. E quindi quando c’è stato l’annuncio che la via è entrata nella lista Unesco, ho provato una specie di felicità triste, perché temo che l’Italia faccia una pessima figura. Si sono spesi soldi per avere dall’Unesco un riconoscimento di una cosa che sapevamo già, e invece non si è fatto niente sul terreno. Conosco le regioni dove passa la via: i soldi ci sarebbero, perché non si è riusciti a spendere ancora un euro per questa strada, e questo al di là del colore politico? Rinnovo al ministro Sangiuliano l’invito a incontrarsi».

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