E poi c’è Napoli, la città che cancella i margini, li ricompone, li sposta, li adegua ai suoi tempi e ai suoi modi. E sul margine della città senza margini si muovono i personaggi che popolano le storie raccolte in Ieri notte (edizioni ad est dell’equatore) prima prova letteraria di Carmine Saviano. Sette racconti nei quali i protagonisti camminano – per scelta o per destino – sul crinale sottile che divide la vita dalle altre sue manifestazioni, per esempio dalla morte. Che – e in questo non scopriamo nulla – proprio il margine tra la vita e la morte è una delle vittime più evidenti dell’opera di cancellazione dei confini di cui Napoli è capace.
Così, nel racconto che apre la raccolta, un manifesto funebre visto per caso sui muri della Sanità riaccende il ricordo di un evento che, parecchi anni dopo, riappare come decisivo per la piega che ha preso l’esistenza di Enzo che era andato a bottega da un fruttivendolo per ricavare i soldi necessari a comprarsi una chitarra e, invece, adess…
E poi c’è Napoli, la città che cancella i margini, li ricompone, li sposta, li adegua ai suoi tempi e ai suoi modi. E sul margine della città senza margini si muovono i personaggi che popolano le storie raccolte in Ieri notte (edizioni ad est dell’equatore) prima prova letteraria di Carmine Saviano. Sette racconti nei quali i protagonisti camminano – per scelta o per destino – sul crinale sottile che divide la vita dalle altre sue manifestazioni, per esempio dalla morte. Che – e in questo non scopriamo nulla – proprio il margine tra la vita e la morte è una delle vittime più evidenti dell’opera di cancellazione dei confini di cui Napoli è capace.
Così, nel racconto che apre la raccolta, un manifesto funebre visto per caso sui muri della Sanità riaccende il ricordo di un evento che, parecchi anni dopo, riappare come decisivo per la piega che ha preso l’esistenza di Enzo che era andato a bottega da un fruttivendolo per ricavare i soldi necessari a comprarsi una chitarra e, invece, adesso che dei soldi può farci quel che vuole si accorge di diventare, giorno dopo giorno, un uomo grigio. Non sogna più la Fender Telecaster, ma riposa comunque sulla certezza che «alla totalità non può aspirare» e fa i conti con «la vita che anno dopo anno si era rivelata mediocre, stanca, priva di luce». Eppure l’epifania di quella presa di coscienza, alla fine perfino consolante, è nitidamente rintracciabile nel pomeriggio di tanti anni prima che quel manifesto funebre gli riporta in gola: un vecchio palazzo nel cuore della città, una consegna misteriosa da fare a un’anziana che vive da sola e che, invece, si rivelerà accudita da una ragazza dai lunghi capelli rossi, uno specchio che restituisce l’immagine dell’anziana da giovane. Un tuono, un boato, il senso del vuoto che si spalanca sotto i piedi del “guaglione” del fruttivendolo. La lezione postuma : «la certezza che da un momento all’altro ci si può ritrovare davanti a qualcosa che ti costringe a correre lontano». C’è una nota non trascurabile dello spesso trascurato gotico napoletano in questi racconti che sono, principalmente, racconti di formazione sugli albori di una generazione a cavallo tra lo spegnersi degli anni Ottanta e l’annuncio dei Novanta.
Saviano, però, è abile a inzuppare i temi generazionali nella policroma tazza dei fattarielli, genere della letteratura orale praticato a tutte le latitudini della città-mondo, senza che per questo i temi generazionali ne escano indeboliti. Anzi. La discreta quanto decisiva presenza di Napoli è fondamentale per la loro originalità. Alla rivolta silenziosa di Michele Scarpato studente e talentuoso autore di testi musicali – nel racconto intitolato La consegna del silenzio –per esempio, restituisce il tono della particolarità il dialogo muto con il quale Michele consegna all’amico il testimone della ribellione silenziosa che si svolge nella stanza di una clinica psichiatrica affacciata sul golfo e invasa dalla luce che il golfo sa restituire.
Così come potrebbe apparire di contorno, e invece non lo è, il mestiere “laterale” che si inventa il protagonista di Benzene e ibuprofene sulla provinciale per resistere alla vita che lo ha schiacciato sotto il peso del dolore del suicidio del fratello: quello di estensore di orazioni funebri per i suicidi.
Il camminare sul margine, dunque, è la caratteristica che accomuna i protagonisti di queste storie. Anche quelli che, negli ultimi due racconti della raccolta, si muovono in un futuro distopico (un professore che ha scoperto il metodo per rendere davvero efficace, con tutto il portato di pauroso incombere del futuro che ne consegue, l’intelligenza artificiale; un anziano che può sfruttare un nuovo protocollo medico in grado di stabilire con esattezza il giorno e l’ora della sua morte) e che fanno i conti con storie e sentimenti irrisolti che arrivano dal passato e che, per l’appunto, escono dal margine nel quale il tempo vorrebbe contenerli. Ovunque, ma non a Napoli.
Il libro
Ieri notte di Carmine Saviano (ad est dell’equatore, euro 15)