Il caso Louise Bourgeois: quando il trauma è un’arte
di Massimo AmmanitiSi sta concludendo in questo mese la bellissima mostra Louise Bourgeois, l’inconscio e la memoria alla Galleria Borghese a Roma, che ha messo a confronto le opere dell’artista contemporanea con i grandi pittori e scultori del Rinascimento e del Barocco.
Nella sala del famoso gruppo scultoreo di Apollo e Dafne creato dal grande artista Gian Lorenzo Bernini il tema della mutazione viene riletto in chiave attuale dalla Bourgeois in una scultura di un corpo femminile stilizzato che si trasforma in fiore.
Quello che lega le opere esposte nella mostra è il filo narrativo della memoria dell’artista che ricostruisce fasi e momenti della sua vita utilizzando materiali, disegni, sculture ed installazioni. È interessante che la sua memoria non è solo quella consapevole che rievoca ed esprime il suo passato secondo un codice simbolico che condividiamo tutti, il suo è un lavoro di scavo quasi archeologico in un magma di ricordi informi per rintracciare le situazioni vissute nei primi anni di vita,…
Si sta concludendo in questo mese la bellissima mostra Louise Bourgeois, l’inconscio e la memoria alla Galleria Borghese a Roma, che ha messo a confronto le opere dell’artista contemporanea con i grandi pittori e scultori del Rinascimento e del Barocco.
Nella sala del famoso gruppo scultoreo di Apollo e Dafne creato dal grande artista Gian Lorenzo Bernini il tema della mutazione viene riletto in chiave attuale dalla Bourgeois in una scultura di un corpo femminile stilizzato che si trasforma in fiore.
Quello che lega le opere esposte nella mostra è il filo narrativo della memoria dell’artista che ricostruisce fasi e momenti della sua vita utilizzando materiali, disegni, sculture ed installazioni. È interessante che la sua memoria non è solo quella consapevole che rievoca ed esprime il suo passato secondo un codice simbolico che condividiamo tutti, il suo è un lavoro di scavo quasi archeologico in un magma di ricordi informi per rintracciare le situazioni vissute nei primi anni di vita, nell’adolescenza fino all’età adulta facendo riemergere immagini, sensazioni, emozioni, risonanze corporee, ansie e paure che avevano segnato il suo percorso personale.
È il territorio dell’inconscio che difficilmente si traduce nel linguaggio della ragione ed emerge piuttosto nelle immagini dei sogni in cui si intrecciano catene associative diverse che sfidano le dimensioni del tempo e dello spazio ed anche le identità personali. È quello che ci ha insegnato il padre della psicoanalisi Sigmund Freud che ha proposto nel suo libro monumentale L’interpretazione dei sogni, pubblicato nel 1900, una vera Stele di Rosetta che ha aperto il “secolo dell’inconscio” ed ha influenzato in profondità le arti, la pittura, la letteratura e la stessa vita sociale del mondo occidentale.
Louise Bourgeois nel suo scavo rievocativo è tornata continuamente alla sua infanzia che per lei non è stata archiviata, ma continua a vivere e ad influenzare il presente perché «non ha mai perso la sua magia... il suo mistero e il suo dramma», come lei stessa racconta. Questo riguardare il passato è anche favorito in vecchiaia dal fatto che la memoria del presente si indebolisce e riemergono con nitidezza le immagini vissute nel passato, non vecchie foto scolorite ma una trama vivente a cui rivolgersi. Non è solo l’inconscio dinamico freudiano, sono anche le conoscenze relazionali implicite che hanno profonde risonanze nelle espressioni del corpo e nei comportamenti quotidiani, che parlano molto di noi stessi quantunque non ne siamo consapevoli.
L’infanzia di Louise, è bene ricordarlo, è stata difficile, segnata da traumi che hanno provocato in lei sofferenze, disperazioni, senso di abbandono e solitudine, costretta a prendersi cura della madre malata che morì quando la figlia aveva 22 anni. Ed anche gelosia per il padre che rincorreva le donne, addirittura la governante che viveva in casa. Due figure, madre e padre, in costante contrasto, la madre con un approccio alla vita razionale ed intellettuale ed un padre fragile emotivamente ed impulsivo. Queste due forze che si opponevano fra loro con grandi contrasti trovarono espressione nelle sculture con due teste, Janus, che si combattevano pur essendo inestricabilmente legati.
Questi traumi subiti nell’infanzia sono poi riemersi nel corso della vita adulta e avanzata secondo il meccanismo di après-coup messo in luce dalla psicoanalisi, col quale si rivivono le sofferenze del passato anche dopo molti anni come succede per i fiumi carsici che dopo essersi inabissati sotto terra tornano in superficie. Tutto questo non poteva non ricomparire con forza nelle sue opere artistiche, facendoci capire che i traumi subiti quasi sempre rischiano di congelare la propria vita personale, tuttavia possono interrompere la continuità della vita personale provocando un paradosso difficile da spiegare. Si aprono pertugi insospettabili e interrogativi esistenziali sul senso della vita e della morte che possono indurre a ricercare una figurabilità dell’esperienza traumatica, rendendo possibile una traduzione nelle forme artistiche.
Nel caso di Louise questa trasformazione è stata facilitata dalla sua esperienza psicoanalitica che l’ha aiutata a ritrovare e a rileggere il rapporto con sua madre, quantunque lei non fosse più giovanissima, trovando una figurazione potente nei disegni e nelle sculture sempre più gigantesche della madre spider. Queste sculture imponenti e sovrastanti trasmettono il senso di onnipotenza materna ai suoi occhi di bambina che la guarda con ammirazione ed anche con paura. La madre ragno fa rivivere l’archetipo primitivo che veniva poi scolpito nelle statue delle Veneri preistoriche con grandi seni e un bacino possente, che esaltava le loro potenzialità generative e nutritive.
E’ una madre che si prende cura dei propri figli, che come i ragni trasportano la prole sul proprio dorso e allo stesso tempo, come la madre di Louise, sono capaci di tessere con i suoi fili di seta, sottili e molto flessibili, delle configurazioni miracolose, con cui proteggono le uova. Ritorna in mente la sua infanzia quando Louise osservava con ammirazione il lavoro di tessitura e ritessitura degli antichi arazzi da parte della madre, i tessuti e le lane venivano colorati facendo uso di colori naturali come il rosso cocciniglia e l’indaco. E’ la stessa pazienza del ragno che costruisce dei ponti fatti di fili che consentono di superare l’abisso. Va anche aggiunto che la madre ragno ha anche una faccia minacciosa, la sua tela infatti irretisce e cattura gli altri animali, come lei stessa si sentiva imprigionata quando la madre la portava negli ospedali alla ricerca del padre ricoverato per le ferite da guerra.
Quello che è più stupefacente è la generatività artistica di Louise che ha continuato a lavorare coi materiali più diversi fino agli ultimi anni della sua vita, dimostrando che in vecchiaia la personalità può raggiungere la maturazione più completa, come ha scritto lo psicoanalista James Hilman, dal momento che si tessono e si ritessono i ricordi della propria vita.
L’appuntamento
Anticipiamo l’intervento di Ammaniti che sarà lunedì 9 settembre alla Galleria Borghese con la direttrice Francesca Cappelletti e Mona Awad alle 18. “L’inconscio e la memoria” è parte del programma Esistere come Donna ideato da Electa con Fondazione Fondamenta. La mostra di Louise Bourgeois chiude il 15 settembre