E se il Leone fosse un Dragone? Se il simbolo della Repubblica di Venezia, emblema del potere cristiano, fosse stato in origine una statua funebre buddista? È l’ipotesi di una innovativa ricerca dell’università di Padova presentata al convegno internazionale dell’Università Cà Foscari di Venezia, in programma fino a domani, dedicato alle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Marco Polo. Il mineralogista Gilberto Artioli e l’archeologo Massimo Vidale, hanno guidato un team che potrebbe aver riscritto la storia del leone degli enigmi: il rame utilizzato per il bronzo della statua, secondo gli esperti, proverrebbe da una miniera del bacino inferiore del fiume Azzurro e non dall’Anatolia come sostenuto fino ad ora. «Un paio di anni fa – spiega il professore Artioli – siamo riusciti a ottenere dei residui dei campioni della statua risalenti al suo restauro. Li abbiamo analizzati attraverso la tecnica degli isotopi del piombo, che ci hanno dato un’indicazione geografica sulla provenien…
E se il Leone fosse un Dragone? Se il simbolo della Repubblica di Venezia, emblema del potere cristiano, fosse stato in origine una statua funebre buddista? È l’ipotesi di una innovativa ricerca dell’università di Padova presentata al convegno internazionale dell’Università Cà Foscari di Venezia, in programma fino a domani, dedicato alle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Marco Polo. Il mineralogista Gilberto Artioli e l’archeologo Massimo Vidale, hanno guidato un team che potrebbe aver riscritto la storia del leone degli enigmi: il rame utilizzato per il bronzo della statua, secondo gli esperti, proverrebbe da una miniera del bacino inferiore del fiume Azzurro e non dall’Anatolia come sostenuto fino ad ora. «Un paio di anni fa – spiega il professore Artioli – siamo riusciti a ottenere dei residui dei campioni della statua risalenti al suo restauro. Li abbiamo analizzati attraverso la tecnica degli isotopi del piombo, che ci hanno dato un’indicazione geografica sulla provenienza del metallo». Il team dell’università di Padova lavora da oltre vent’anni sulla mappatura delle miniere: «Abbiamo creato una sorta di database che ha permesso di identificarla». Già in passato l’origine cinese della statua era stato presa in esame, ma poi scartata. «Gli studi sul Leone di Venezia condotti dalla studiosa Bianca Maria Scarfì sono stati importantissimi – continua Artioli – ma lei non aveva gli strumenti che abbiamo noi».
Per la studiosa, scomparsa qualche anno fa, le origini della statua sarebbero in Anatolia, in Turchia, e precisamente a Tarso: nelle monete della città, il dio Sandon è in piedi su un leone cornuto. Sulla statua ci sono segni evidenti di tagli sulla testa: le corna sono state tagliate. «Ma anche le sculture funebri del periodo Tang sono cornute», dice l’archeologo Massimo Vidale che prova a ricostruire il percorso dell’animale alato. «Gli studi – dice – non ci permettono di datare i frammenti ma solo di individuare la loro provenienza geografica. Quello che sappiamo per certo è che il leone diventa simbolo della Repubblica di Venezia fra il 1261 e il 1264 e che nel 1293, come si legge in un documento della Serenissima, si cercavano finanziamenti per restaurarlo».
Il leone potrebbe essere stato originariamente una scultura funebre e apotropaica «un guardiano di sepolture». E potrebbe essere arrivato a Venezia prima della diffusione de Il milione di Marco Polo, testimoniando, l’origine antica degli scambi lungo la Via della Seta. Vidale ipotizza una ricostruzione che adesso potrebbe essere approfondita dagli storici: «Nel 1261 i veneziani perdono Costantinopoli. In quegli anni adottano il leone alato trasformandolo in un potente simbolo politico. Tra il 1264 e il 1266 il padre e lo zio di Marco Polo erano a Pechino e potrebbero avere visto questa scultura, scampata alla distruzione delle statue buddiste portata avanti dai cinesi tra il V secolo dopo Cristo e la dinastia Ming, in qualche magazzino imperiale: se lo avessero portato proprio loro a Venezia?
Forse non sapremo mai come è andata, ma l’origine cinese della statua ci dice tanto della spregiudicatezza della Repubblica di Venezia che avrebbe trasformato l’iconografia Tang in un simbolo del potere cristiano: un mostro eretico messo sulla tomba di un imperatore cinese, portato a Venezia e trasformato nel leone di San Marco». Qualcuno riuscirà finalmente a sciogliere l’enigma? «La statua pesa tonnellate ed è altissima, irta sulla colonna. Toccherà agli storici, ora, provare a fare ipotesi più concrete sul suo arrivo a Venezia», concludono gli studiosi. La Cina è vicina (alla Laguna).