Lo Yellowstone è un fiume che scorre negli Stati Uniti d’America per 1.600 chilometri e con numerose e suggestive cascate alimenta il Lago di Yellowstone prima di sfociare nel fiume Missouri. Lo Yellowstone è anche il più antico parco nazionale al mondo, si estende su tre stati – Montana, Wyoming e Idaho – per 8.500 chilometri quadrati e comprende più di 800.000 ettari di praterie, foreste, montagne, valli, laghi e fiumi, attorno a grandi caldere vulcaniche. Un paesaggio che presenta una collezione di geyser, sorgenti termali, pozze di fango e fumarole come nessun altro posto sulla terra. Il Greater Yellowstone è un ecosistema che comprende due parchi nazionali – Yellowstone Park e Gran Teton Park – tre rifugi naturali nazionali, cinque foreste nazionali e altre vaste regioni di terra pubblica, privata e tribale. Ospita la più grande mandria di bisonti selvatici e circa la metà di orsi grizzly degli Stati Uniti, una delle più numerose mandrie di alci del Nord America e tutte le specie animali che esistevano qui prima dell’arrivo degli europei nel continente.
Ma Yellowstone è anche il più esteso ranch d’America posseduto in Montana dalla famiglia Dutton, nella serie tv scritta e diretta da Taylor Sheridan per Paramount Network, il cui successo ha portato alla genesi di tre spin-off, alimentando il mito di Yellowstone. Sheridan ha saputo costruire un family drama intenso e ampio quanto la frontiera americana, un racconto epico e sconfinato come i pascoli del Montana. Si parla del tramonto di uno stile di vita, del cambiamento della struttura familiare, della scomparsa di un modo di vivere immutato per quattrocento anni. Interpretato da Kevin Costner, John è il patriarca della quarta generazione della famiglia Dutton, capo indiscusso dello sterminato ranch di Yellowstone. È disposto a tutto pur di proteggere il suo ranch, la sua eredità, odia il progresso, specialmente quando questo comporta speculazioni edilizie che minacciano i suoi confini: “La leva è sapere che se qualcuno avesse tutti i soldi del mondo, questo è quello che comprerebbe”. Un ranch, il bestiame, gli indiani che rivendicano la propria terra, le praterie, i paesaggi che incantano il pubblico: “È un posto splendido, ovunque guardi è come un quadro”. Yellowstone è dunque un termine polisemico: è natura selvaggia, conservazione e protezione ambientale, costumi e valori che dal vecchio West americano sono stati tramandati a chi oggi vive la propria esistenza ai confini di una delle aree protette più belle al mondo, quella frontiera concepita come linea di contatto tra il mondo civile e la natura selvaggia. L’Ovest è stato una forma di società, più che un’area. Come scriveva Frederick Jackson Turner, il West è una regione le cui condizioni sociali sono il risultato di un contrasto tra istituzioni, idee antiche e influenze trasformatrici proprie della terra libera. Un cortocircuito che ha generato un nuovo habitat per l’individuo, aperto alla libertà delle opportunità, in cui la rottura delle consuetudini è avvenuta attraverso la nascita di nuove attività, nuove modalità di crescita, nuove istituzioni e nuovi ideali. Con lo scomparire della natura selvaggia, il West vero e proprio passa a una nuova frontiera. Una nuova società emerge perdendo gradualmente le sue condizioni primitive e assimilando le condizioni sociali dell’Est, pur mantenendo in sé quelle peculiarità durature e distintive dell’esperienza di frontiera. Decennio dopo decennio, West dopo West, questa rinascita della società americana è andata avanti in una terra soggetta a radicali e inarrestabili trasformazioni – sociali, climatiche, demografiche, economiche, valoriali – ma che non ha mai del tutto rotto quel cordone ombelicale con la mitologia dei coloni spinti dal “Destino manifesto”. Quello che chiamiamo West è intramontabile e come dice il regista e sceneggiatore di Yellowstone, Taylor Sheridan, si continua a “raccontare quello che era l’idea del West americano, come sia cambiata, come la preserviamo e se sia giusto farlo”. Buona lettura.
LA STORIA
La nascita di Yellowstone Park
Il 1º marzo 1872, il presidente degli Stati Uniti d’America, Ulysses Simpson Grant, firma la legge di protezione di Yellowstone. Nasce a ridosso delle Montagne rocciose il primo parco nazionale al mondo che avrebbe protetto più di 2 milioni di acri di montagne selvagge, geyser unici e paesaggi mozzafiato.
Nel Yellowstone National Park Protection Act si legge: “Le sorgenti del fiume Yellowstone... sono con la presente riservate e ritirate da insediamenti, occupazioni o vendite... da ogni danno o deterioramento di tutti i legni, i depositi minerari, le curiosità naturali o le meraviglie al suo interno… e sono dedicate e riservate come parco pubblico o area di svago a beneficio e godimento del popolo”.
I nativi americani avevano vissuto e cacciato nella regione per centinaia di anni prima dell’arrivo dei primi esploratori anglosassoni. L’abbondanza di selvaggina e i torrenti di montagna ricchi di pesci attiravano gli indiani, affascinati anche dagli impressionanti geyser, canyon e pozze di fango gorgoglianti. John Colter, il famoso esploratore, era stato il primo anglo a viaggiare nella zona unendosi a un gruppo di cacciatori di pellicce per esplorare la natura selvaggia. Nel 1807 di ritorno dall’altopiano di Yellowstone, amava raccontare storie fantastiche di geyser fumanti e calderoni ribollenti. Non era preso sul serio e qualcuno accusandolo di riportare frottole cominciò a soprannominare scherzosamente l’area di Yellowstone “l’inferno di Colter”.
Prima della Guerra Civile americana, solo pochi trapper e cacciatori si erano avventurati nella zona, che rimaneva avvolta nel mistero come una delle ultime regioni inesplorate all’interno degli Stati Uniti. La migrazione verso ovest l’aveva solo lambita e nemmeno la scoperta dell’oro nel vicino Montana era riuscita a stimolare la perlustrazione di Yellowstone.
Nel 1869, la spedizione Folsom-Cook compie la prima esplorazione formale, seguita un anno dopo da una ricognizione molto più approfondita da parte della spedizione Washburn-Langford-Doane. Il tenente Gustavus C. Doane, a capo della scorta militare, redige un rapporto dettagliato pubblicato dal Congresso che diventa una pietra miliare della storia di Yellowstone.
La chiave del futuro dell’area come parco nazionale, avviene però con l’esplorazione diretta dal geologo governativo Ferdinand Vanderveer Hayden, che organizza la spedizione con il sostegno di uno stanziamento di 40.000 dollari da parte del Congresso.
All’inizio di giugno del 1871, una squadra di trentaquattro uomini e sette carri parte da Ogden, nello Utah. Del gruppo fanno parte un mineralogista, un topografo, William Jackson, un fotografo pioniere, e Thomas Moran, un brillante artista del paesaggio. Gli artisti e il fotografo si rivelano preziosi per la spedizione, poiché i loro dipinti e le loro fotografie servono come testimonianze efficaci a favore dell’istituzione del parco. Le loro illustrazioni forniscono la prima prova visiva delle meraviglie di Yellowstone attirando l’attenzione del Congresso degli Stati Uniti che, all’inizio del 1872, decide di destinare circa 2 milioni di acri di terreno pubblico a cavallo tra i futuri stati del Wyoming, del Montana e dell’Idaho come primo parco nazionale americano.
Il bacino di Yellowstone si rivela un laboratorio a cielo aperto ideale, perché è soprattutto un’area geologica che contiene una straordinaria varietà di caratteristiche naturali, tra cui importanti indizi sulla formazione delle montagne e sui processi vulcanici. Ciascuno degli scienziati che accompagna la spedizione trova opportunità uniche di osservazione e studio. Il prodotto più importante, oltre ai dipinti e alle fotografie, è un rapporto di 500 pagine redatto da Hayden con le descrizioni dettagliate delle scoperte del suo gruppo, che esamina tra l’altro diversi geyser e “sorgenti bollenti”, scoprendone presto la loro pericolosità.
Nel rapporto il capo missione scrive: “L’intera superficie è perfettamente spoglia di vegetazione e calda, cedendo in molti punti a una leggera pressione. Ho tentato di camminare tra queste bocche ribollenti e mi sono spaccato fino alle ginocchia, ricoprendomi di fango bollente, con mio grande dolore e conseguente disagio”. Hayden presenta la relazione, le foto, gli schizzi e i dipinti ai senatori, ai membri del Congresso, ai suoi superiori del Dipartimento degli Interni e a tutti coloro che possano influenzare la fondazione di un parco. Pubblica anche articoli su riviste a diffusione nazionale e dedica molto tempo e sforzi personali per convincere il Congresso a istituire il parco.
Il 18 dicembre 1871 è presentata contemporaneamente una proposta di legge al Senato, dal senatore S.C. Pomeroy del Kansas, e alla Camera dei Rappresentanti, dal deputato W.H. Claggett del Montana, per l’istituzione di un parco alle sorgenti del fiume Yellowstone. L’influenza di Hayden sul Congresso è evidente se si esaminano le informazioni dettagliate contenute nella relazione della Commissione per le terre pubbliche della Camera: “Il progetto di legge ora all’esame del Congresso ha come obiettivo quello di sottrarre all’insediamento, all’occupazione o alla vendita, secondo le leggi degli Stati Uniti, un tratto di terra di cinquantacinque per sessantacinque miglia, intorno alle sorgenti dei fiumi Yellowstone e Missouri, e di dedicarlo e destinarlo a grande parco nazionale o area di piacere per il beneficio e il godimento del popolo”.
Il disegno di legge è approvato con un buon margine dal Senato il 30 gennaio 1872 e dalla Camera il 27 febbraio. Il 1° marzo il presidente Grant firma la legge, gli Stati Uniti hanno il loro primo parco nazionale. Solo sei mesi dopo la spedizione del geologo, il Parco di Yellowstone è fondato, con lo scopo di renderlo un luogo “scevro da ogni sfruttamento a fini commerciali, terra di piacere libera alla fruizione dei visitatori”.
Chiudere definitivamente all’insediamento una distesa di dominio pubblico delle dimensioni di Yellowstone divergeva dalla politica consolidata di trasferimento delle terre pubbliche alla proprietà privata e per una nazione votata alla colonizzazione e allo sfruttamento del West, la creazione di Yellowstone è sorprendente. In un’epoca caratterizzata da una grande espansione, il governo federale ha la lungimiranza di considerare quelle terre così preziose per le loro meraviglie naturali, da proteggerle da possibili colonizzazioni private e preservandole così per il godimento delle generazioni a venire. Molti membri del Congresso danno il loro appoggio semplicemente perché considerano la regione, aspra e isolata, di scarso valore economico.
Tuttavia, lo Yellowstone Act del 1872 crea un precedente in materia di protezione ambientale, stabilisce una tradizione di conservazione di aree simili e rende popolare l’idea di preservare sezioni del demanio per utilizzarle come parchi pubblici, mettendo sotto tutela le bellezze naturali attraverso l’istituzione di parchi nazionali. L’idea farà il giro del mondo.
Nativi americani e Parco di Yellowstone
A cura del National Park Service
La posizione di Greater Yellowstone, alla convergenza delle culture degli Indiani d'America delle Grandi Pianure, del Grande Bacino e dell'Altopiano, significa che molte tribù hanno un legame tradizionale con la terra e le sue risorse. Per migliaia di anni, prima che Yellowstone diventasse un parco nazionale, era un luogo in cui le popolazioni cacciavano, pescavano, raccoglievano piante, estraevano ossidiana e utilizzavano le acque termali per scopi religiosi e medicinali.
Le storie orali delle tribù indicano un uso più esteso dell'area durante la Piccola Era Glaciale. Le storie dei Kiowa collocano i loro antenati qui dal 1400 al 1700 circa. Gli antenati dei contemporanei Blackfeet, Cayuse, Coeur d'Alene Nez, Shoshone e Perce, tra gli altri, continuarono a percorrere il parco sui sentieri già stabiliti. Visitavano i geyser, svolgevano cerimonie, cacciavano, raccoglievano piante e minerali e si dedicavano al commercio. Le tribù associate al parco riferiscono di gruppi familiari che si recavano nelle terre che ora fanno parte di Yellowstone per raccogliere l'ossidiana, che usavano per la preparazione dei bisonti. Alcune tribù associate usavano l'area del Fishing Bridge come luogo di ritrovo.
I Crow occupavano l'area generalmente a est del parco e i Piedi Neri quella a nord. Gli Shoshone, i Bannock e altre tribù di indiani d'America degli altopiani a ovest attraversavano annualmente il parco per andare a caccia nelle pianure a est. Altri gruppi shoshoneani cacciavano nelle aree aperte a ovest e a sud di Yellowstone.
All'inizio del 1700, alcune tribù di indiani d'America di questa regione acquisirono il cavallo. Alcuni storici ritengono che il cavallo abbia cambiato radicalmente il loro stile di vita, perché i membri delle tribù potevano viaggiare più velocemente e più lontano per cacciare i bisonti e altri animali delle pianure.
Tukudika, o mangiatori di pecore I Tukudika, o mangiatori di pecore, sono una banda di Mountain Shoshone che ha vissuto per migliaia di anni nell'area che sarebbe diventata il Parco Nazionale di Yellowstone. In tutto il parco, i siti archeologici riflettono l'uso delle risorse di questo paesaggio da parte dei Tukudika e di altre tribù di indiani d'America.
Il nome Tukudika Tradizionalmente, i nomi Shoshone derivavano dai luoghi in cui le bande viaggiavano o dai cibi che cacciavano o raccoglievano. Tukudika significa “mangiatori di pecore di montagna”. I Tukudika vivevano nel Wyoming nord-occidentale, nel Montana sud-occidentale e nell'Idaho orientale. Altre bande Shoshone portavano i nomi di “mangiatori di salmoni”, “mangiatori di alci” e “mangiatori di bisonti”.
Poiché il nome Sheep Eater (mangiatore di pecore) può sembrare equiparare questa tribù di Indiani d'America alla pecora bighorn stessa, il termine era un tempo considerato dispregiativo. Il nome Sheep Eater (mangiatore di pecore) suggerisce una gerarchia sociale Shoshone in cui i Tukudika occupavano uno dei gradini più bassi: mentre le altre bande Shoshone cacciavano e consumavano i più “grandi” bisonti e alci, i Tukudika cacciavano le “inferiori” e sfuggenti pecore bighorn che vivono in montagna. La comprensione contemporanea di questo nome è più sfumata. Il nome non significa che i Tukudika mangiavano solo pecore bighorn, ma semplicemente che la pecora bighorn era la principale fonte di carne di questo gruppo. In effetti, la dieta dei Tukudika consisteva per almeno il 50% di piante, radici, noci e bacche.
Cultura Tukudika Viaggiando in gruppi familiari allargati, i Tukudika seguivano i fiumi e i torrenti del parco per cacciare la selvaggina, raccogliere piante e trovare campeggi adatti. Si spostavano a quote più elevate nei mesi più caldi e rimanevano a quote più basse nei mesi più freddi. Secondo le tribù Shoshone-Bannock dell'Idaho sudorientale, alcuni Tukudika rimanevano nel parco tutto l'anno.
I Tukudika costruivano rifugi semplici ma versatili, composti da lodgepole ricurvo e paglia di erba. Se posizionati contro una parete rocciosa, questi newe-gahni (case Shoshone, case costruite per uno scopo specifico) si dimostravano robusti e resistenti agli elementi. Queste strutture sono simili, ma probabilmente distinte, dal wickiup, o lodge conico in legno, una struttura presente in tutto il parco e associata a diverse tribù.
Quando vivevano nel parco, i Tukudika estraevano ossidiana (dupi o tuupi) a Obsidian Cliff. Lavorando in gruppi familiari, i membri della tribù estraevano l'ossidiana con pale fatte di osso di bisonte o di alce. Dopo aver estratto l'ossidiana, i Tukudika lavoravano il materiale con corna di alce. Una roccia delle dimensioni di un cantalupo produceva due o tre punte di freccia. Si dice che, per la sua affilatezza, l'ossidiana fosse il materiale principale per le punte di freccia e gli utensili.
I Tukudika abbinavano le punte di freccia fabbricate con l'ossidiana e altri materiali lapidei ad archi da caccia ben progettati ed estremamente resistenti, ricavati dalle corna e dai tendini delle pecore bighorn. Gli indiani immergevano le corna in acque geotermiche per ammorbidirle, quindi le modellavano in archi. Questi archi altamente efficaci erano oggetti ricercati che i Tukudika commerciavano con altre tribù delle Montagne Rocciose e delle Pianure settentrionali. La pelle di pecora veniva utilizzata per confezionare indumenti caratteristici e di alta qualità, un'altra merce di scambio molto ambita da questo gruppo di nativi americani.
I Tukudika erano abili cacciatori. Progettavano linee di guida e recinti per facilitare la caccia alle pecore bighorn e costruivano trappole per pesci in pietra e legno. A differenza della maggior parte delle altre tribù di indiani d'America degli Stati Uniti occidentali, tra cui altre bande di Shoshone, i Tukudika non adottarono il cavallo. Continuarono invece a cacciare a piedi, accompagnati da cani (satii, sadee). Questi cani di taglia medio-grande assomigliavano sia ai lupi che agli husky e servivano sia come cani da lavoro che come compagni. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la caccia a cavallo avrebbe ostacolato le tecniche di caccia alpina del gruppo. I cani venivano usati per tirare i travois (slitte a due poli) carichi di selvaggina o di oggetti personali. In tutto l'ecosistema del Greater Yellowstone sono state trovate prove del fatto che i nativi americani, forse Tukudika, venivano seppelliti con i loro cani.
Per cucinare e conservare, i Tukudika fabbricavano ciotole e altri contenitori in steatite, o pietra ollare, una roccia metamorfica abbastanza morbida da poter essere scalfita con un'unghia. Sebbene la steatite sia una pietra morbida, è sorprendentemente resistente. I depositi di steatite sono abbondanti in tutto il Greater Yellowstone Ecosystem, ma gli archeologi non hanno ancora stabilito se questo materiale sia stato estratto nel parco. I vasi di steatite potrebbero essere stati conservati e restituiti, stagione dopo stagione. I contenitori potrebbero anche essere stati cimeli o vasi cerimoniali trasportati da un sito all'altro. Queste ciotole di pietra si distinguono dalla Intermountain Ware, un tipo di ceramica realizzata con argille e tempere diverse e associata ai gruppi Shoshone.
Incontro Le storie che una cultura crea e trasmette sono radicate nelle tradizioni, nei costumi, negli usi sociali e nel sistema di credenze di quella cultura. Quando due culture si incontrano, possono nascere incomprensioni e conflitti. Nell'Ovest delle Montagne Rocciose, alcune delle prime storie registrate di incontro tra europei e indiani d'America risalgono alla spedizione del Corpo di Scoperta di Lewis e Clark del 1804-6. Trent'anni più tardi, Osborne Russell, allora giovane cacciatore di pellicce, scrisse alcune delle prime descrizioni di incontri tra europei-americani e toukudika nel parco. Nel 1835 incontrò un piccolo gruppo di Tukudika nella Lamar Valley e ne fece un ritratto favorevole, anche se un po' romantico. Altri esploratori e trapper non erano così aperti. Molti resoconti erano unilaterali, prevenuti, timorosi o addirittura ostili. Questi racconti e relazioni non tenevano conto dell'autonomia delle tribù amerindiane, della loro autosufficienza e della loro vasta conoscenza del paesaggio e delle risorse di Yellowstone.
Prima dell'istituzione del Parco nazionale di Yellowstone, le forze armate stavano per trasferire le tribù di indiani d'America nelle riserve dell'Ovest. I primi sovrintendenti del parco scoraggiavano attivamente le tribù dal visitare il parco appena istituito per cacciare o raccogliere risorse.
Il cambiamento I Tukudika continuarono ad abitare l'area del Greater Yellowstone per diversi anni dopo l'istituzione del Parco nazionale di Yellowstone nel 1872. Nel 1900, i Tukudika erano stati incorporati nella tribù Eastern Shoshone della Wind River Reservation nel Wyoming centro-occidentale e nelle tribù Mountain e Lemhi Shoshone e Bannock della Fort Hall Reservation nell'Idaho sud-orientale. Una volta confinati nelle riserve, i Tukudika hanno subito il parziale collasso dei loro modi di vita tradizionali. Sebbene i Tukudika abbiano continuato a vivere in modo tradizionale per una o due generazioni dopo il loro trasferimento nelle riserve, alla fine si sono adattati ai modi di queste altre tribù, le cui pratiche culturali erano già state alterate dal loro precedente trasferimento nelle riserve. Oggi, alcuni discendenti dei Tukudika vivono in entrambe le riserve citate. Alcuni di questi discendenti preferiscono il nome di Popolo della Montagna a quello di Tukudika o Mangiatore di Pecore per l'enfasi sul luogo piuttosto che sulla fonte di cibo.
LA FRASE
«Dove la stretta di mano è un po' più forte, dove il sorriso si sofferma un po' più a lungo, È lì che inizia il West; Dove il sole è un po' più luminoso, Dove le nevi che cadono sono un po' più bianche, Dove i legami di casa sono un po' più stretti, È lì che inizia il West». (Arthur Chapman, Dove comincia il West)
SEGNALAZIONI
Libro: Empire of Shadows: The Epic Story of Yellowstone, George Black, St. Martin’s Griffin, Milano 2013.
Parco: Parco Nazionale di Yellowstone, gestito dal National Park Service, Telefono: +1 307-344-7381, Stati Uniti d'America Il Parco Nazionale di Yellowstone è un'area ricreativa naturale di circa 9.000 km quadrati in cima a una formazione vulcanica. In gran parte nel Wyoming, il parco si estende anche in parti di Montana e Idaho. Yellowstone è caratterizzato da canyon mozzafiato, fiumi alpini, foreste rigogliose, sorgenti termali e geyser attivi, compreso il più famoso, Old Faithful. È anche sede di centinaia di specie animali, tra cui orsi, lupi, bisonti, alci e antilopi.
Ranch: Yellowstone Dutton Ranch. Chief Joseph Ranch, 125 Appaloosa Trail, Darby, MT 59829, Stati Uniti È possibile pernottare nel ranch in cui è stata girata la serie tv Yellowstone, si trova nella Bitterroot Valley, al confine con il Parco nazionale di Yellowstone, nello Stato del Montana.