Giappone, che magia: viaggio appassionante in ventisei romanzi
di Ilaria Zaffino«Nella vita è impossibile evitare fallimenti, dolore e tristezza, fa parte del gioco. Tuttavia, noi esseri umani abbiamo dentro di noi un seme indistruttibile, che la natura ci ha regalato. È la nostra essenza, e mi piace ricordarlo attraverso le mie storie: la speranza non muore mai, la vita ricomincia e prima o poi la luce torna a splendere su di noi. Il mio desiderio è che tutti, dopo aver letto l’ultima pagina dei miei romanzi, possano intravedere un raggio di sole». Su questo rifletteva la scrittrice giapponese Ito Ogawa, nell’intervista rilasciata a Repubblica poco più di anno fa — una delle poche che questa autrice schiva come tutti i giapponesi concede — parlando di seconde opportunità e nuovi inizi. Temi di cui si nutrono da sempre i suoi romanzi, amatissimi in Italia, come del resto molta narrativa che viene da Oriente. Ed è proprio la possibilità di ricominciare quando tutto sembra perduto, la magia che si nasconde nelle piccole cose, l’attesa della felicità che è essa stessa felicità, a scandire la bella collana Giappone d’autore in edicola da oggi con Repubblica (a 8,90 euro oltre al prezzo del giornale).
Ci sono Ito Ogawa e Takase Junko, tra le autrici più interessanti della letteratura giapponese contemporanea, ma anche due tra le voci più rilevanti del secolo scorso come Jun’ichir? Tanizaki e Natsume S?seki. Ovviamente Banana Yoshimoto, autrice di oltre cinquanta romanzi, seguitissima in Italia, che a ogni nuovo libro — in genere ne arriva uno l’anno — non sbaglia mai un colpo e finisce subito ai primi posti nella classifica dei più letti. O, ancora, il memoir di Etsu Inagaki Sugimoto, Daughter of the Samurai, pubblicato per la prima volta nel 1925 e divenuto un classico della letteratura femminista, tradotto in Italia solo quest’anno con il titolo Come un fiore di ciliegio nel vento.
Sono 26 in tutto i titoli che compongono la collana. Altrettanti gli autori: tutti scrittori giapponesi di ieri — oltre a S?seki e Tanizaki, anche Y?ko Tsushima, autrice del bel Il figlio della fortuna uscito nel 1978, è scomparsa nel 2016, e così pure Masako Togawa, una delle regine del noir orientale, icona gay e femminista, con il suo Residenza per signore sole — e di oggi, anzi soprattutto di oggi. A cominciare dalla giovanissima esordiente Keiko Yoshimura, classe 1999, che con 108 rintocchi, nella traduzione di Laura Imai Messina, apre la collana.
Molti di questi romanzi, vincitori di premi in patria a partire dal prestigioso Akutagawa, sono divenuti subito bestseller tradotti e acclamati anche all’estero, Italia compresa. Dove, anzi, la passione per la letteratura giapponese è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi decenni, con un vero e proprio boom esploso più di recente che ha accompagnato e consacrato il successo di autori come Toshikazu Kawaguchi con la sua “serie del caffè”, dove tutto sembra possibile, basta che ci credi. Ma anche di Natsuo Kirino, divenuta famosa per Le quattro casalinghe di Tokyo, della quale quest’anno è arrivata in Italia la raffinata raccolta di racconti Ambos Mundos (e con Repubblica sarà possibile recuperare, per chi se lo fosse perso, Una storia crudele, romanzo del 2004) o della già citata Ito Ogawa (di cui vi riproponiamo il romanzo d’esordio, Il ristorante dell’amore ritrovato). Oppure di Genki Kawamura che con il suo Se i gatti scomparissero dal mondo, uscito nel 2020, quest’estate è tornato a scalare le classifiche grazie al passaparola su TikTok e di cui vi consigliamo il secondo romanzo, Non dimenticare i fiori.
E scorrendoli uno di seguito all’altro c’è, a ben vedere, un filo rosso che unisce tutti, o quasi, questi libri. Sono due, se vogliamo, infatti i temi più ricorrenti: la ricerca della felicità, che ritorna in molta della narrativa orientale contemporanea (a cominciare dalla parola “felicità” che compare già nei titoli di alcuni romanzi, per esempio I tre giorni di felicità di Miaki Sugaru o La pasticceria della felicità di Maha Harada), e la tendenza — anche questa assolutamente giapponese — a utilizzare il cibo come cartina tornasole per parlare d’altro.
Lo fa per esempio, magnificamente, Takase Junko in Le delizie della signorina Ashikawa. Dove dietro all’ironia con cui ridicolizza l’ossessione per il cibo e l’esaltazione della cultura gastronomica che in Giappone, ancor più che nel resto del mondo, raggiunge oggi il suo apice, c’è una critica sottile ma efficacissima ai rapporti di potere e alle microtensioni che si instaurano all’interno del posto di lavoro. Cosa che le è valsa, con questo romanzo sicuramente femminista, l’assegnazione del premio Akutagawa, massimo riconoscimento letterario in Giappone, nel 2022.
Mentre è la Banana Yoshimoto più recente che con uno dei suoi ultimi romanzi, Le strane storie di Fukiage, dove la componente onirica ha sin dall’inizio la meglio sul reale, ci offre ancora una volta una meditazione sul significato profondo della vita, sull’assenza e il suo contrario, sull’amicizia e sull’amore.
La collana
Ci sono Ito Ogawa e Takase Junko, Natsuo Kirino e Genki Kawamura, ma anche due mostri sacri della letteratura giapponese del ’900 come Natsume S?seki e Jun’ichir? Tanizaki e, naturalmente, Banana Yoshimoto tra gli autori protagonisti della nuova collana in edicola da oggi con Repubblica ogni martedì a 8,90 euro in più. Si intitola Giappone d’autore e attraverso 26 romanzi di ieri e di oggi ci restituisce lo spirito più autentico di un Paese che non smette mai di incantarci.