«Leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore», disse Calvino. E come si fa a parlare di un tumore cerebrale al quarto stadio con leggerezza? Ci voleva Sophie Kinsella.
L’otto di ottobre esce Cosa si prova (Mondadori), nuovo lavoro dell’autrice inglese madrina del chick-lit, conosciuta in tutto il mondo per la serie I love shopping. Sebbene il romanzo cominci proprio con la protagonista, Eve, che passando davanti a una vetrina s’innamora di uno scintillante abito da sera in paillette argento, entra e lo compra, non sapendo poi se effettivamente lo userà o no, stavolta non assistiamo alla parabola di una compratrice compulsiva in perenne lotta con l’estratto contro della sua carta di credito.
Eve è infatti l’alter ego di S…
«Leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore», disse Calvino. E come si fa a parlare di un tumore cerebrale al quarto stadio con leggerezza? Ci voleva Sophie Kinsella.
L’otto di ottobre esce Cosa si prova (Mondadori), nuovo lavoro dell’autrice inglese madrina del chick-lit, conosciuta in tutto il mondo per la serie I love shopping. Sebbene il romanzo cominci proprio con la protagonista, Eve, che passando davanti a una vetrina s’innamora di uno scintillante abito da sera in paillette argento, entra e lo compra, non sapendo poi se effettivamente lo userà o no, stavolta non assistiamo alla parabola di una compratrice compulsiva in perenne lotta con l’estratto contro della sua carta di credito.
Eve è infatti l’alter ego di Sophie Kinsella: una scrittrice bestseller di fama internazionale, sposata con un uomo con cui c’è tanto amore e complicità e da cui ha avuto cinque figli. La seguiamo sul red carpet all’anteprima cinematografica del suo romanzo, flash, giornalisti, superstar, applausi e poi un flashforward: siamo in ospedale.
In questo breve ma intenso romanzo, Kinsella ci racconta con delicatezza e senza mai fare spettacolarizzazione del dolore, gli ultimi due anni, in cui ha ricevuto una diagnosi di tumore cerebrale – un glioblastoma – al quarto stadio. Assistiamo alla sua lunga degenza in ospedale, dal post-intervento alla terapia riabilitativa, ma non è una cronaca medica.
Kinsella sfoga la frustrazione di vivere un grande paradosso: lei che con le parole ha costruito una carriera, con le parole creava frasi, e con le frasi romanzi, dopo la chirurgia di asportazione ora non ricorda più neanche come si chiama quella cosa su cui le persone si accomodano, con quattro gambe e uno schienale… sì, quella, la sedia! O quell’affare di tela che si apre e si chiude per non bagnarsi quando piove. Il martello? Il cappello? No, l’ombrello. Il tumore si è portato via il suo strumento di lavoro e anche i ricordi più semplici e automatici le sfuggono. Perché non sa più come fanno i canti di Natale?
Per non parlare del trauma quotidiano del dover rivivere ogni giorno la comunicazione della diagnosi: come nel film Ricomincio da capo, con Bill Murray che si risveglia ogni mattina ed è sempre il giorno della Marmotta, anche la memoria a breve termine di Eve-Sophie le gioca uno scherzo crudele, “azzerandosi” a ogni risveglio. Così, a ogni risveglio chiede a suo marito perché è in ospedale e a lui tocca l’ingrato compito di spiegarle, come fosse la prima volta, che le hanno trovato un tumore, rivivendo lo strazio di vederla in shock. «E i bambini? Da quanto tempo non mi vedono?», gli domanda. «Sono stati qui ieri».
Il glioblastoma è così spietato che le leva anche la gioia di rifugiarsi nei suoi ricordi più belli, portandoglieli via. Io non so se faccia più paura l’idea della morte, o arrivarci senza ricordarsi di chi amiamo. A ogni modo, la terapia funziona ed Eve-Sophie torna a casa, ma deve accettare che non ha l’autonomia e l’affidabilità per restare sola: a volte scorda il bollitore sul fuoco, altre volte le gambe la tradiscono come quelle di un bimbo che ha mosso i primi passi da poco. Però, se ne fa una ragione e il marito la convince a prendere una badante.
Mi era mancata la penna di Sophie Kinsella, ma stavolta me l’ha infilata dritta nel cuore e credo di aver pianto a ogni giro di pagina, mentre leggevo Cosa si prova. Ero in treno, diretta a Pesaro e probabilmente le persone sedute accanto a me si saranno chieste cosa mai mi fosse accaduto. È quello che succede proprio con la leggerezza: ti scuote con garbo, col sorriso, ma l’onda d’urto arriva lo stesso e fa male doppio perché non te la aspetti.
Anche se stavolta ha toccato tasti dolorosi, personalissimi, Sophie Kinsella resta fedele a sé stessa, riconoscibilissima in ogni riga, sempre quell’autrice che quando venne a Milano per la prima volta a presentare il suo libro e l’addetta dell’ufficio stampa le chiese se nella pausa tra le interviste avesse bisogno di qualcosa, lei replicò: «Yes, where is Prada?».
Domani, su Robinson, uscirà l’intervista che Sophie Kinsella ha rilasciato in esclusiva a Sara Scarafia, per raccontare Cosa si prova a parole sue.
Il libro
Cosa si prova di Sophie Kinsella (Mondadori, traduzione di Stefania Bertola, pagg. 132, euro 17,50. Dall’8 ottobre in libreria)