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Fiera di Francoforte, Mauro Mazza: “Roberto Saviano ha insultato Giorgia Meloni. Perché invitarlo?”

Mauro Mazza, commissario straordinario del governo per la Buchmesse

 

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Parla il commissario straordinario del governo alla Buchmesse: “Credevo fosse un fante invece era un santo intoccabile. La verità è che la sua stagione d’oro è finita”
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Francoforte

Mauro Mazza, commissario governativo per la Buchmesse nell’anno dell’Italia Paese ospite d’onore, per mesi si è trincerato nel silenzio. Mai prima d’ora aveva accettato di parlare dell’affaire Saviano e delle polemiche che ne sono seguite.

È stata un’avventura complicata.

«Abbiamo portato a casa il risultato, operazione riuscita. Certo siamo stati costretti a un po’ di slalom, tra qualche pregiudizio e qualche polemica meschina ma alla fine abbiamo fatto volume e ci siamo fatti belli».

Ieri ha detto di essersi messo per mesi la cera nelle orecchie. Forse avrebbe dovuto fare il contrario, ascoltare le critiche.

«Lo sa quante volte avrei avuto il desiderio di intervenire? Infinite, ma non l’ho fatto perché ho capi…

Francoforte

Mauro Mazza, commissario governativo per la Buchmesse nell’anno dell’Italia Paese ospite d’onore, per mesi si è trincerato nel silenzio. Mai prima d’ora aveva accettato di parlare dell’affaire Saviano e delle polemiche che ne sono seguite.

È stata un’avventura complicata.

«Abbiamo portato a casa il risultato, operazione riuscita. Certo siamo stati costretti a un po’ di slalom, tra qualche pregiudizio e qualche polemica meschina ma alla fine abbiamo fatto volume e ci siamo fatti belli».

Ieri ha detto di essersi messo per mesi la cera nelle orecchie. Forse avrebbe dovuto fare il contrario, ascoltare le critiche.

«Lo sa quante volte avrei avuto il desiderio di intervenire? Infinite, ma non l’ho fatto perché ho capito che qualunque cosa avessi detto sarebbe stata usata pretestuosamente per chiedere le mie dimissioni. Ho preferito la via del silenzio operoso».

Andiamo al sodo. Tutto nasce dall’esclusione di Saviano.

«A fine gennaio-inizio febbraio ho ricevuto una lettera da un gruppo di tv tedesche presenti a Francoforte. Volevano sapere se Saviano avrebbe fatto parte della delegazione italiana. Avevo sotto una lista, allora di 300 nomi, gli ho detto che non mi risultava e che potevano invitarlo tranquillamente loro se volevano».

E non le è sembrato strano che Saviano non fosse incluso?

«Quella lista non l’ho composta io. Sono nomi proposti dagli editori all’Associazione italiana editori».

Risulta però siano stati aggiunti autori fuori dalla lista.

«Ho proposto io Antonio Franchini, Giuseppe Culicchia, Giuseppe Conte».

Saviano però no.

«Si può pretendere dal commissario Mazza, nominato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di battersi per inserire uno scrittore che l’ha definita “bastarda”? Mi si chiede troppo. Non ho fatto quella battaglia, non l’ho voluta fare. Perché avrei dovuto?».

Perché è uno scrittore tradotto in tutto il mondo.

«Poi abbiamo provato a invitarlo ma lui non ha accettato. Fare lo psicologo non rientrava nei miei compiti».

Lo ha tempestivamente invitato il direttore della Buchmesse Juergen Boos.

«La verità è che Juergen Boos sapeva già da prima che Saviano sarebbe comunque venuto a Francoforte ma ha fatto il furbettino, ha fatto finta di non saperlo per poi fare il bravo e correre in soccorso. Mi sarebbe piaciuto vederlo al nostro padiglione Boos in questi giorni, non ha trovato per noi neanche un minuto».

In conferenza stampa lei ha liquidato l’opera di Saviano come poco originale.

«Forse è stata una battuta poco opportuna, sono dispiaciuto. Ma pensavo che Saviano fosse un fante non avevo capito che era un santo, che non ci si poteva scherzare».

Più che una battuta è apparsa come un attacco e come l’orgogliosa rivendicazione dell’esclusione.

«La verità è che la stagione d’oro di Saviano è passata, non ha più i lettori di una volta. Forse quei lettori oggi leggono Scurati o scelgono Augias in tv».

In realtà è stato accolto da protagonista, tantissimi incontri, i media tutti per lui.

«Mi lasci dire invece che il rifiuto di Scurati mi rammarica, mi sarebbe piaciuto se avesse accettato il nostro invito. Nel nostro spazio pluralista si sono confrontate idee diverse: Andrea Romano e Alessandro Campi, Marco Tarchi e Giacomo Marramao».

Hanno declinato anche Pietrangelo Buttafuoco e Marcello Veneziani.

«Il nannimorettismo ha contagiato anche la destra evidentemente. Avranno pensato che si notavano di più se non venivano. Erano entusiasti, poi al primo refolo di vento hanno cambiato direzione».

Quarantuno scrittori hanno scritto una lettera per denunciare l’ingerenza della politica sulla cultura.

«La maggior parte alla fine mi pare abbia partecipato. Sono arrivati qui ospiti del governo illiberale che si è mosso invece con grande libertà. Abbiamo organizzato nel nostro padiglione 90 incontri, due dei quali li abbiamo dati in gestione proprio ai savianisti».

Alla fine dunque tutto bene, anche il fatto che ci siamo presentati spaccati in due Italie.

«Nel mio ufficio c’è stata una processione per complimentarsi in questi giorni».

Non ha paura di apparire animato da risentimento?

«Ho due guance le porgo tutte e due. Se si riferisce alla storia dell’egemonia culturale, le assicuro che nessuno si sogna di sostituire una cultura con un’altra. Sarebbe folle e irrealizzabile».

Sono stati criticati anche gli stacchetti musicali con “’O sole mio” e una certa immagine stereotipata dell’Italia.

«L’Italia è anche altro, lo sappiamo ma ’O sole mio sarà sempre legato alla nostra immagine nel mondo. A me rimane nel cuore il ricordo di Ambrogio Sparagna che ha fatto cantare al pubblico tedesco i versi di Dante: l’amor che move il sole e l’altre stelle».

Lo rifarebbe?

«L’editoria mi ha sempre affascinato. Sono un bibliomane. Prima di capire un libro lo prendo in mano e lo annuso».

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