Il tratto gentile, la statura proverbialmente piccola, Gustavo Gutiérrez, domenicano peruviano morto martedì a Lima all’età di 96 anni, è stato il padre della corrente che ha più inquietato il Vaticano nella seconda metà del Novecento, la teologia della liberazione. I fondatori sono più d’uno – dom Helder Camara e Leonardo Boff, brasiliani, Jon Sobrino, catalano naturalizzato salvadoregno – ma fu Gutiérrez a dare il nome a questa primavera teologica ed ecclesiale dell’America latina con il libro Teologia della liberazione, appunto, del 1971.
Era forse la prima volta che ad insegnare teologia non era la Germania, o comunque la vecchia Europa, ma un testo del nuovo mondo. Mettendo al centro della riflessione e della prassi cristiana la «opzione preferenziale per i poveri», che Gutiérrez ha incarnato con radicalità, e la “liberazione” dei popoli dalla miseria e dalle sperequazioni ecomomiche e sociali.
Nato a Lima l’8 giugno 1928, ha studiato medicina e letteratura in Perù, psicologia e …
Il tratto gentile, la statura proverbialmente piccola, Gustavo Gutiérrez, domenicano peruviano morto martedì a Lima all’età di 96 anni, è stato il padre della corrente che ha più inquietato il Vaticano nella seconda metà del Novecento, la teologia della liberazione. I fondatori sono più d’uno – dom Helder Camara e Leonardo Boff, brasiliani, Jon Sobrino, catalano naturalizzato salvadoregno – ma fu Gutiérrez a dare il nome a questa primavera teologica ed ecclesiale dell’America latina con il libro Teologia della liberazione, appunto, del 1971.
Era forse la prima volta che ad insegnare teologia non era la Germania, o comunque la vecchia Europa, ma un testo del nuovo mondo. Mettendo al centro della riflessione e della prassi cristiana la «opzione preferenziale per i poveri», che Gutiérrez ha incarnato con radicalità, e la “liberazione” dei popoli dalla miseria e dalle sperequazioni ecomomiche e sociali.
Nato a Lima l’8 giugno 1928, ha studiato medicina e letteratura in Perù, psicologia e filosofia a Lovanio – l’università cattolica progressista che di recente ha polemizzato con papa Francesco in visita in Belgio – e ha ottenuto il dottorato a Lione. Solo nel 1999 si fece domenicano, quando arcivescovo di Lima era l’ultraconservatore cardinale Juan Luis Cipriani Thorne dell’Opus Dei (oggi sulla stessa cattedra siede un allievo di Gutiérrez, Carlos Castillo, cardinale al prossimo Concistoro).
«Era sempre molto affabile, dotato di un certo senso dell’umorismo, aveva la capacità di essere vicino alle persone», lo ricorda con Repubblica il cardinale Robert Francis Prevost, prefetto statunitense del dicastero vaticano dei vescovi, molti anni trascorsi come missionario in Perù.
A Roma, per dire, Gutiérrez è riuscito a mettere d’accordo papa Francesco e il cardinale conservatore Gerhard Ludwig Mueller. Il porporato ratzingeriano, che non manca occasione di fare le pulci al Papa, lo conobbe in Perù, scoppiò la stima e l’amicizia. «Riconosceva nella teologia di Gustavo qualcosa di profondo e di vero», riassume il cardinale Prevost.
Declinazione latinoamericana del Concilio vaticano II, cresciuta lungo il dipanarsi degli incontri del Consiglio episcopale latinoamericano (Meddellín 1968, Puebla 1979), intrecciata con le tensioni politiche del subcontinente e le rivendicazioni del Terzo mondo, la teologia della liberazione suscitò apprensione a Roma all’epoca di Giovanni Paolo II. Joseph Ratzinger, allora prefetto dell’ex Santo Uffizio, le dedicò ben due istruzioni, nel 1984 e nel 1986, e mise in guardia dalle commistioni che Wojtyla paventava tra cristianesimo e marxismo.
Altri teologi della liberazione incapparono nella censura vaticana, Gustavo Gutiérrez, pur guardato a vista, no. Venti anni dopo ha pubblicato una versione parzialmente “riveduta e corretta” della sua opera capitale, nulla di più. L’arrivo di un Papa argentino – non adepto della teologia della liberazione ma della distinta “teologia del popolo” argentina – ha comunque chiuso un’era. Bergoglio ha incontrato tre volte Gutiérrez, la prima, a pochi mesi dal Conclave, l’11 settembre del 2013, hanno celebrato messa insieme. «Piccolo com’era», ha detto il cardinale Castillo, «con la sua piccolezza ha saputo annunciarci il Vangelo con forza e coraggio».