“Trump è un tirchio”, firmato Andy Warhol: all’asta l’opera sulla “Tower” che il tycoon rifiutò
di Lara CrinòUno, Andy Warhol, l’artista più famoso dell’epoca, sosteneva che “Fare soldi è arte, lavorare è arte e il buon business è l’arte migliore”. L’altro, Donald Trump, il tycoon tornato alla Casa Bianca e ormai 47esimo presidente degli Stati Uniti, amava dire: “Concludere affari è la mia forma d’arte. Altri dipingono bei quadri o scrivono splendide poesie. A me piace stringere affari, possibilmente grandi affari”.
Forse non è un caso che la loro conoscenza, nei primi anni Ottanta, si sia arenata su una questione di denaro, e che il giudizio finale di Warhol, riportato nei suoi diari e riferito al magnate, non sia dei più lusinghieri. Lo definirà infatti “un tirchio” e un “macellaio” riferendosi forse alla sua attività da fattorino di una macelleria quando era ragazzo.
A raccontare questa storia è un’opera di Warhol, New York Skyscrapers, che il 19 novembre verrà messa all’asta a New York, da Phillips, con una stima tra i 500 e 700 mila dollari.
Ricoperta della cosiddetta “polvere di diama…
Uno, Andy Warhol, l’artista più famoso dell’epoca, sosteneva che “Fare soldi è arte, lavorare è arte e il buon business è l’arte migliore”. L’altro, Donald Trump, il tycoon tornato alla Casa Bianca e ormai 47esimo presidente degli Stati Uniti, amava dire: “Concludere affari è la mia forma d’arte. Altri dipingono bei quadri o scrivono splendide poesie. A me piace stringere affari, possibilmente grandi affari”.
Forse non è un caso che la loro conoscenza, nei primi anni Ottanta, si sia arenata su una questione di denaro, e che il giudizio finale di Warhol, riportato nei suoi diari e riferito al magnate, non sia dei più lusinghieri. Lo definirà infatti “un tirchio” e un “macellaio” riferendosi forse alla sua attività da fattorino di una macelleria quando era ragazzo.
A raccontare questa storia è un’opera di Warhol, New York Skyscrapers, che il 19 novembre verrà messa all’asta a New York, da Phillips, con una stima tra i 500 e 700 mila dollari.
Ricoperta della cosiddetta “polvere di diamante”, l’opera fu eseguita nel 1981 per celebrare il primo grande sviluppo immobiliare di Trump a Manhattan, la Trump Tower, mentre era ancora in costruzione. Warhol menziona per la prima volta il magnate del settore e la sua prima moglie, Ivana, nei suoi diari (pubblicati postumi) il 22 febbraio 1981, dopo aver incontrato la coppia a una festa.
Due mesi dopo, Marc Balet, il direttore artistico della rivista Interview, organizzò un incontro con i Trump alla Factory di Warhol; Warhol lo descrisse come un “macellaio”: Trump si disse interessato a un suo lavoro sul grattacielo che stava ultimando sulla Fifth Avenue. “Ho dovuto incontrare Donald Trump in ufficio (taxi $ 5,50)”, scrisse Warhol il 24 aprile 1981. “Marc Balet aveva organizzato tutto. Sta progettando un catalogo i negozi nell'atrio della Trump Tower e ha detto a Donald che dovrei fare un ritratto dell'edificio che sovrasterà l'ingresso della parte residenziale. Quindi sono venuti a parlarne... Non c'è niente di deciso, ma farò comunque qualche dipinto e glieli mostrerò”.
Poiché l’edificio era ancora in costruzione, Warhol basò i dipinti sulla maquette, fotografata dal suo assistente Christopher Makos, di quella che sarebbe diventata la Trump Tower di 58 piani. Warhol creò più tele serigrafate, nei toni nero, argento e oro. Poi, per dare l’idea della ricchezza, ne cosparse la vernice di polvere di vetro smerigliato, la cosiddetta diamond dust, che aveva iniziato a usare in quegli anni.
Quando tuttavia i Trump tornano a vedere la serie di dipinti ultimati alla Factory, non furono contenti del risultato. Scrisse ancora Warhol che probabilmente si aspettavano qualcosa in “colori coordinati” con la decorazione del resto dell’atrio, e che forse il risultato aveva “turbato” Trump. In ogni caso, la sensazione dell’artista fu che il tycoon fosse “tirchio”.
In effetti, Trump non pagò mai per la commissione, e i rapporti tra i due rimasero freddi e imbarazzati. “Odio ancora i Trump perché non hanno mai comprato i dipinti che ho fatto della Trump Tower” scrisse Warhol nel 1983. Le otto versioni del grattacielo presero strade diverse: pare che due appartengano ancora alla fondazione Andy Warhol, le altre furono disperse in collezioni private. New York Skyscrapers che va all’asta a New York entrò nella collezione di un gallerista svizzero amico di Andy, Bruno Bischofberger, che lo incluse nella mostra Gems & Skyscrapers, presso la sua galleria a Zurigo, nel 2001. Fu poi acquistato da un privato (anonimo) che ora lo mette all’asta.