Astronoma, divulgatrice, volto notissimo della tv nell’Italia degli anni Cinquanta del secolo scorso. Poi, anche, moglie di Edoardo Amaldi, il “ragazzo di Via Panisperna” che decise di non partire e di non disperdere quella scuola di fisica nata intorno a Enrico Fermi. Ginestra Giovene Amaldi, classe 1910, è stata una pioniera e il prossimo 22 novembre, a trent’anni dalla scomparsa, verrà celebrata con un convegno all’Istituto Fermi di Roma, in quello stesso edificio dove “il Papa” della fisica nucleare italiana e i suoi ragazzi terribili (Amaldi, Segré, Rasetti, Pontecorvo, D’Agostino) svelarono i segreti dell’atomo e le proprietà dei neutroni lenti. «È anche il palazzo in cui mia madre si innamorò di mio padre. E lei a noi figli diceva: purtroppo», confessa Ugo Amaldi, per anni fisico al Cern.
Per l’occasione Castelvecchi darà alle stampe una riedizione di Alchimia del tempo nostro, scritto a quattro mani nel 1936 da Ginestra Giovene Amaldi e Laura Capon Fermi, moglie di Enrico. La…
Astronoma, divulgatrice, volto notissimo della tv nell’Italia degli anni Cinquanta del secolo scorso. Poi, anche, moglie di Edoardo Amaldi, il “ragazzo di Via Panisperna” che decise di non partire e di non disperdere quella scuola di fisica nata intorno a Enrico Fermi. Ginestra Giovene Amaldi, classe 1910, è stata una pioniera e il prossimo 22 novembre, a trent’anni dalla scomparsa, verrà celebrata con un convegno all’Istituto Fermi di Roma, in quello stesso edificio dove “il Papa” della fisica nucleare italiana e i suoi ragazzi terribili (Amaldi, Segré, Rasetti, Pontecorvo, D’Agostino) svelarono i segreti dell’atomo e le proprietà dei neutroni lenti. «È anche il palazzo in cui mia madre si innamorò di mio padre. E lei a noi figli diceva: purtroppo», confessa Ugo Amaldi, per anni fisico al Cern.
Per l’occasione Castelvecchi darà alle stampe una riedizione di Alchimia del tempo nostro, scritto a quattro mani nel 1936 da Ginestra Giovene Amaldi e Laura Capon Fermi, moglie di Enrico. La prefazione è stata affidata proprio a Ugo Amaldi.
I coniugi Amaldi con i figli
Professor Amaldi, perché “purtroppo”?
«La mamma avrebbe voluto fare la ricercatrice. Si era laureata con una tesi fatta osservando una stella variabile dall’Osservatorio di Monte Mario. Ma il matrimonio e la nascita di noi figli le preclusero quella carriera».
Altri tempi.
«Decisamente. Ci raccontava che dopo la laurea era andata a trovare Orso Mario Corbino, il direttore dell’Istituto di Via Panisperna, colui che aveva voluto Fermi. La mamma espresse il desiderio di continuare a fare ricerca lì. Lui lei rispose: “Signorina, ma le donne non possono lavorare in Istituto”. Lei gli fece notare che una c’era. E Corbino: “Ma non ha visto quanto è brutta?”. Per dire dei tempi…».
Eppure fu lì che Ginestra Giovene incontrò Edoardo Amaldi.
«Era il 1932. Mamma aveva comunque continuato a frequentare l’Istituto perché prendevano studenti e neolaureati per fare operazioni, legate agli esperimenti di fisica atomica, con le calcolatrici meccaniche. Mia madre era tra questi. E in una occasione vide arrivare mio padre nella sua uniforme da ufficiale di cavalleria, con tanto di mantello azzurro. Lui si mise a parlare con quei giovani, sedendo su uno dei tavoli del laboratorio e battendo il frustino sullo stivale».
E l’amicizia con Laura Capon come nacque?
«Probabilmente frequentando la casa di Guido Castelnuovo, grande matematico che la domenica riuniva intorno a sé i più promettenti scienziati del panorama romano dell’epoca. E Fermi, pur giovanissimo, era considerato un fuoriclasse».
Che libro è “Alchimia del tempo nostro”?
«Racconta la struttura delle materia così come la si stava comprendendo alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, dagli atomi di Democrito fino alla scoperta della radioattività da parte dei Curie e delle proprietà dei neutroni lenti studiate a Via Panisperna. Fu pensato da due donne intelligenti e giovanissime (Ginestra 26 anni, Laura 30) che avevano due mariti straordinari, i quali lavoravano alla frontiera della scienza e che però erano anche un po’ totalizzanti. Ginestra e Laura hanno voluto, almeno questa è la mia ricostruzione, ritagliarsi uno spazio vicino a quello dei mariti, in cui potessero dire qualcosa di originale. E manifestare quelle qualità che poi alla fine sono venute fuori dopo la Seconda guerra mondiale. All’epoca non sapevano di essere due divulgatrici nate».
Il libro fu scritto a quattro mani o a otto? Fermi e Amaldi fecero da supervisori?
«Quello che so è che Ginestra e Laura lo scrissero e poi lo fecero leggere ai mariti. Ma nel 1937 tutto il gruppo di Via Panisperna si era già disperso, erano rimasti Amaldi e Fermi che avevano continuato a fare lavori importantissimi sulla fisica dei neutroni lenti, ed erano impegnatissimi».
I ragazzi di via Panisperna: Oscar d’Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Enrico Fermi
La fama di Edoardo è mai pesata a sua madre?
«Per un certo periodo lei è stata molto più famosa di lui in Italia. Fu la prima laureata in scienze fisiche e naturali a fare lezione su Telescuola della Rai, il programma dedicato a chi non aveva fatto le medie. Quando nel 1959 conobbi quella che poi sarebbe diventata mia moglie le dissi: “Se vuoi conoscere la mamma accendi la tv il martedì alle quattro del pomeriggio”».
A Edoardo Amaldi è stato riconosciuto il merito di aver salvato la scuola italiana di fisica dopo la “diaspora” del gruppo di Fermi. Anche su madre ebbe un ruolo?
«Su questo si espresse chiaramente in due occasioni. Nel 1938, il giorno della partenza dei Fermi per gli Stati Uniti in seguito alle leggi razziali, manifestò tutta la sua preoccupazione per i giovani fisici italiani che avrebbero perso la loro guida. E otto anni più tardi, quando Fermi offrì a mio padre una cattedra a Chicago, non era d’accordo, probabilmente ricordando quella presa di posizione».
Enrico Fermi, Ginestra e Edoardo Amaldi, il fisico Edoardo Persico
Quali erano le motivazioni di Ginestra?
«Era profondamente convinta che bisognasse aiutare l’Italia devastata dalla guerra e i suoi giovani. Ma nutriva anche un grande affetto per i propri genitori, che non voleva lasciare da soli nella Roma dell’immediato dopoguerra».
Come finì?
«Sono sicuro che i miei genitori discussero a lungo e che alla fine sia stato mio padre a decidere di tornare, con il pieno sostegno di Ginestra. Al rientro dal viaggio negli Usa i miei genitori trovarono ad accoglierli un gruppo di giovani allievi di Edoardo: Ettore Pancini prese in disparte mia madre e le disse “Grazie per avercelo riportato”».
Il libro
Ginestra Giovene Amaldi verrà ricordata venerdì 22 novembre, a trent’anni dalla scomparsa, con un convegno all’Istituto Fermi di Roma, in quello stesso edificio dove “I ragazzi di via Panisperna” svelarono i segreti dell’atomo e le proprietà dei neutroni lenti. Castelvecchi pubblica una riedizione di Alchimia del tempo nostro, scritto nel 1936 da Ginestra e Laura Capon Fermi, moglie di Enrico. La prefazione è di Ugo Amaldi.