Diana Karenne, la donna che visse sette volte: il nuovo libro di Melania Mazzucco
di Wlodek GoldkornUn ritratto di Diana Karenne
Melania Mazzucco ha ricreato un mondo e lo ha fatto con tenerezza e coraggio; e del resto non è questo, creare e ricreare i mondi, uno dei compiti della vera letteratura? In Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne, in uscita con Einaudi, racconta la storia di una donna che ebbe numerose esistenze, nomi e identità, diva del nascente cinema muto italiano, aspirante pittrice e musicista; poi personaggio importante fra gli emigrati russi a Parigi, sospettata dalle polizie di essere una spia; adorata dai suoi amanti veri e immaginari, ma che a un certo punto aveva preso una decisione drastica e radicale (ci torneremo).
Siamo nell’autunno del 1914. In Europa è in corso la Prima guerra mondiale. In Italia ancora no, e a Roma, in uno dei più lussuosi alberghi della c…
Melania Mazzucco ha ricreato un mondo e lo ha fatto con tenerezza e coraggio; e del resto non è questo, creare e ricreare i mondi, uno dei compiti della vera letteratura? In Silenzio. Le sette vite di Diana Karenne, in uscita con Einaudi, racconta la storia di una donna che ebbe numerose esistenze, nomi e identità, diva del nascente cinema muto italiano, aspirante pittrice e musicista; poi personaggio importante fra gli emigrati russi a Parigi, sospettata dalle polizie di essere una spia; adorata dai suoi amanti veri e immaginari, ma che a un certo punto aveva preso una decisione drastica e radicale (ci torneremo).
Siamo nell’autunno del 1914. In Europa è in corso la Prima guerra mondiale. In Italia ancora no, e a Roma, in uno dei più lussuosi alberghi della città, arriva una giovane donna sola. Ha il passaporto russo, si registra con il nome Dina Karren. È dotata di una grande curiosità e di una ferrea volontà di essere la padrona del proprio destino.
Diana Karenne nel film muto Lea (1916)
Facciamo una parentesi. In quegli anni, a partire dai primi del secolo, i giornali svizzeri raccontavano delle “donne russe” — studentesse, iscritte alle università elvetiche, figlie perlopiù della borghesia ebraica nell’Impero zarista — “troppo libere” e quindi pericolose. Ecco, Dina Karren non era una studentessa in Svizzera, ma era una di quelle ragazze delle terre degli zar che sono state — per quanto possibile — libere. Alcune sono diventate socialiste (per esempio Rosa Luxemburg), altre mediche, altre ancora attrici e via elencando i mestieri.
Dina Karren è un nome che si associa a un altro, Anna Karenina. E infatti nel testo di Mazzucco i rimandi al romanzo di Tolstoj sono espliciti e puntuali. Intanto, la nostra protagonista entra nell’ambiente del cinema, all’epoca muto. In Italia, ma anche altrove, sta nascendo lo star system. Le trame e le immagini vengono costruite attorno agli attori e attrici le cui facce diventano familiari a un grande pubblico. Il cinema è quell’arte che forse è la massima espressione della modernità: un’arte-industria che trasforma in una serie di immagini in movimento qualcosa di ineffabile: i sogni. Nel cinema tutto è possibile.
Ma lo è anche nella vita? Dina Karren presto diventa Diana Karenne: suona meglio, da vera star cosmopolita e oggetto di desiderio. Più tardi la conosceremo con altri nomi. Bellezza considerata “slava” ha storie d’amore con i produttori del cinema ed è corteggiata da uomini di potere. Si sposta fra Roma e Torino. La vediamo a Milano, Napoli e Genova. In un Paese, che per quanto riguarda i rapporti fra maschi e femmine è premoderno, lei pretende di gestire in prima persona la sua immagine, stenta a sottomettersi ai voleri altrui, registi e fotografi e dirige pure un film. Ama talmente l’Italia, la sua arte, la cultura e la lingua, da considerarsi un’italiana. Ma chi è davvero? È figlia di aristocratici russi, come suggerisce e sembra di crederci? Se ne occupano le spie, gli agenti mandati a controllarla dalle questure del Regno. E la stessa autrice accenna a come il suo lavoro, oltre a essere letteratura, è quasi da indagine poliziesca. Ma, ecco, Mazzucco, a un certo punto, introduce le scene di un pogrom in ottobre 1905 a Kiev. La protagonista è infatti nata ebrea, anche se non lo vuole raccontare.
A fine guerra, l’industria del cinema in Italia entra in crisi. Diana si trasferisce prima a Berlino, dove dice di chiamarsi Leocadja Konstantinov, poi a Parigi. Le due città sono le capitali della diaspora degli scrittori, cantanti, poeti, filosofi, intellettuali russi, esiliati dall’Unione Sovietica. È una galleria delle menti eccelse di una Russia fuori dalla Russia. Fra di loro un premio Nobel, Ivan Bunin, la poetessa Marina Cvetaeva, la scrittrice Nina Berberova. E troviamo anche una vicenda che riguardava Nabokov e la nostra protagonista.
In Francia Diana continuerà a recitare. Scopriremo che ha un figlio. Soprattutto le verrà rilasciato il passaporto Nansen, un documento d’identità degli apolidi, una delle mostruose invenzioni del Novecento che — citando Hannah Arendt — ha certificato una categoria di uomini e donne “paria”, coloro che non avevano neanche il diritto di avere i diritti. Sposerà un poeta russo importante, Nikolaj Otsup. Dopo la Seconda guerra mondiale decide di sparire, diventare una persona anonima: Madame Otsup. Molti pensavano addirittura che fosse morta nel 1940 in Germania; il suo cuore smette di battere, invece, a Losanna il 18 ottobre 1968.
Si è detto che Mazzucco ha ricreato il mondo. Infatti questo romanzo di oltre seicento pagine racconta una storia periferica e proprio per questo universale, una storia di coloro che credettero nella più grande promessa della modernità: l’inclusione, la facoltà di decidere chi diventare e trovarono invece l’esclusione. E per chiudere il cerchio: Dina/Diana è nata a Hnativka, in Ucraina, nel distretto di Bu?a, teatro di una strage ai primi giorni dell’invasione russa del 2022.