La pandemia ha bloccato la vita di tutti, e anche quella di Morli. È uno scrittore. Decide di affittare una casa in campagna: la natura fa il suo corso, lui cucina, parla al telefono con gli amici. E intanto comincia a pensare a un libro che parte dall’ossessione per un poeta di genio, «un ribelle, un pigmalione, uno scopritore di talenti». Dialogando da lontano con i suoi amici sparsi per il mondo, Morli prova a venire a capo del mistero di Ezra Pound. «Nella sua vita – scrive Alain Elkann nelle prime pagine di Il silenzio di Pound (Bompiani) – si erano mescolati l’amore, l’insofferenza, l’odio per la mediocrità del suo paese, gli Stati Uniti». Di lì la sua leggendaria stagione italiana.
Ma c’è un’ombra inaggirabile nella lunga esistenza del «miglior fabbro» (così lo definì T.S. Eliot): il fanatismo politico, l’entusiasmo per Mussolini e perfino per Hitler. Delirio che in qualche misura, forse, Pound ha pagato, ma il punto è un altro e sta tutto in un avverbio interrogativo: perché…
La pandemia ha bloccato la vita di tutti, e anche quella di Morli. È uno scrittore. Decide di affittare una casa in campagna: la natura fa il suo corso, lui cucina, parla al telefono con gli amici. E intanto comincia a pensare a un libro che parte dall’ossessione per un poeta di genio, «un ribelle, un pigmalione, uno scopritore di talenti». Dialogando da lontano con i suoi amici sparsi per il mondo, Morli prova a venire a capo del mistero di Ezra Pound. «Nella sua vita – scrive Alain Elkann nelle prime pagine di Il silenzio di Pound (Bompiani) – si erano mescolati l’amore, l’insofferenza, l’odio per la mediocrità del suo paese, gli Stati Uniti». Di lì la sua leggendaria stagione italiana.
Ma c’è un’ombra inaggirabile nella lunga esistenza del «miglior fabbro» (così lo definì T.S. Eliot): il fanatismo politico, l’entusiasmo per Mussolini e perfino per Hitler. Delirio che in qualche misura, forse, Pound ha pagato, ma il punto è un altro e sta tutto in un avverbio interrogativo: perché? Morli si intestardisce, si confronta con i suoi interlocutori e sodali, domanda con insistenza che cosa pensano dell’opera di Pound. Qualcuno, fra loro, l’ha conosciuto di persona: «Un uomo di statura media, con una bella barba». Un provocatore, forse. O un temperamento segnato da lampi di follia. Di sicuro un essere umano toccato dalla grazia del talento poetico, e dalla capacità di riconoscerlo negli altri. Possibile che certe qualità evidenti non bastino a frenare la passione per certe idee storte, per ideologie deteriori e violente? Morli interroga sé stesso e insieme l’immagine di un Pound ormai vecchio, che cammina per le calli veneziane e risponde a monosillabi: «Quell’uomo sportivo, focoso, indisponente, sempre con opinioni forti e stucchevoli aveva scelto di lasciarsi trasformare in un vecchio saggio quasi muto, con la barba bianca incolta, una cappa scura…».
Pagina dopo pagina Elkann va componendo un ritratto: come polverizzato, fatto di progressive intuizioni, in una polifonia che restituisce bene l’impossibilità di una singola versione. Morli vuole arrivare al “suo” Pound con cui dialogare fuori dal tempo, nello spazio irreale e reale della scrittura. Così Elkann – espertissimo intervistatore di migliaia di protagonisti del nostro tempo – presta al suo personaggio il materiale per un’intervista impossibile. E la propone come una sfida al silenzio: anzi, come un tentativo estremo di dare un nome a quel silenzio. Frutto della vergogna? No, risponde il Pound immaginato. E allora? «Era l’ultimo capitolo di un narcisismo sfrenato», conclude Morli.
Su tale intuizione si gioca l’affascinante partita di questo romanzo quasi medianico. Per certi versi, anche un atto di fede nel potere della scrittura come invenzione del vero: il corpo di Pound nella vasca da bagno, il whisky che sorseggia, i ricordi degli amici. Elkann ci guida nella mente di Morli, la mente di uno scrittore; ci fa assistere all’esito degli slanci creativi e ai momenti di crisi, ce lo mostra durante diversi sopralluoghi tra Roma, Venezia e Rapallo, la Itaca di Pound. A un certo punto Morli prova a trasformare il suo progetto di intervista immaginaria in un romanzo, ipotizza qualche linea di trama, aggiunge un personaggio, e così, attraverso la finzione narrativa, continua a far parlare il suo Pound. Inventa un’amicizia fra il vecchio poeta e questo giovane esuberante e insieme malinconico. Il finale del libro nel libro è molto amaro. E con la stessa amarezza la domanda abissale resta lì, carica di tormento e di attualità: si può separare una persona dalla sua opera? Si può condannare un artista e assolvere il frutto del suo ingegno? Al fondo di questo inatteso, sibillino e inquieto metaromanzo, le risposte – come è bene che sia – deve trovarle il lettore.
Il libro
Il silenzio di Pound di Alain Elkann (Bompiani, pagg. 160, euro 15)