✕

Quest’anno l’Avvento è un bestseller

Ascolta l'audio

Il boom dei calendari di avvicinamento al Natale in libreria coinvolge i bambini ma anche gli adulti. E ci fa riscoprire il gusto di andare lenti
3 minuti di lettura

L’ho deciso un paio di giorni fa; mi sono fatta il programma della giornata, ho scandito i passi della preparazione infilandoli tra gli altri impegni, e mi sono rimboccata le maniche. Oggi mi sono svegliata e ho preparato i biscottini per il calendario dell’Avvento. Settantadue biscotti di pan di zenzero personalizzati con la ghiaccia reale, uno per ciascuno di noi tre in famiglia, tutto per i ventiquattro giorni che ci separano dal Natale.

Da bambina, nella mia famiglia non avevamo questa tradizione. Non sapevo neppure cosa fosse, un calendario dell’Avvento, finché non sono andata a vivere con mio marito. E, a pensarci bene, fino a non molti anni fa non se ne trovavano granché in giro, giusto nei supermercati quelli delle industrie dolciarie più famose, con dentro presumibilmente i cioccolatini avanzati dalle vendite dei mesi precedenti. Invece, quest’anno, in casa mia circoleranno in tutto cinque calendari: quello coi biscotti, quello di mia figlia con pupazzetti a tema Nightmare be…

L’ho deciso un paio di giorni fa; mi sono fatta il programma della giornata, ho scandito i passi della preparazione infilandoli tra gli altri impegni, e mi sono rimboccata le maniche. Oggi mi sono svegliata e ho preparato i biscottini per il calendario dell’Avvento. Settantadue biscotti di pan di zenzero personalizzati con la ghiaccia reale, uno per ciascuno di noi tre in famiglia, tutto per i ventiquattro giorni che ci separano dal Natale.

Da bambina, nella mia famiglia non avevamo questa tradizione. Non sapevo neppure cosa fosse, un calendario dell’Avvento, finché non sono andata a vivere con mio marito. E, a pensarci bene, fino a non molti anni fa non se ne trovavano granché in giro, giusto nei supermercati quelli delle industrie dolciarie più famose, con dentro presumibilmente i cioccolatini avanzati dalle vendite dei mesi precedenti. Invece, quest’anno, in casa mia circoleranno in tutto cinque calendari: quello coi biscotti, quello di mia figlia con pupazzetti a tema Nightmare before Christmas, e ben tre miei, uno regalato e due che mi sono comprata, così, come coccola per i quarantaquattro anni che ho compiuto da poco.

Ma a quanto pare casa mia non è un’eccezione. Non si può fare un giro sui social in questo periodo senza imbattersi in pubblicità di calendari dell’Avvento di ogni tipo: non più solo cioccolatini e dolci, ma prodotti per la bellezza (tantissimi), pupazzetti dei franchise cinematografici e televisivi, persino libri, questi ultimi addirittura in cima alle classifiche di vendita.

C’entra ovviamente l’onnipresente mercato; quella del calendario dell’Avvento è una tradizione relativamente recente, nata nel nord Europa nel XIX secolo, ma cristallizzata nella sua forma attuale a inizio ’900 dall’editore di Monaco Gerhard Lang. Stampò i primi ispirandosi alla madre, che attaccava ventiquattro biscotti a una scatola di cartone per aiutarlo a sopportare meglio l’attesa del Natale. Ma se il consumismo ci mette sempre lo zampino, è pur vero che sotto ci dev’essere dell’altro.

Di sicuro, ha qualcosa a che fare con la nostalgia. Il Natale è la festa nostalgica per eccellenza; nella sua forma laica, quella che ormai va per la maggiore, richiama l’infanzia, quando tutto era più semplice e bello, anche gli immancabili litigi durante il cenone, che ricordiamo meno virulenti e brutti di oggi. Il calendario dell’Avvento permette di recuperare il senso piacevole del regalo. Da adulti, il regalo è da un lato una noiosa incombenza – cosa prendo alla zia che mi sta anche antipatica? – dall’altro è spesso delusione – quando mai la zia di cui sopra mi ha regalato una cosa che mi è piaciuta? Ma il calendario dell’Avvento lo scegli, e quindi raramente ne sei deluso, non fosse altro che l’hai pagato tu, per cui anche il più inutile ninnolo sarà sicuramente bellissimo e prezioso. E poi il calendario restituisce a un adulto il senso fanciullesco dell’attesa, di desiderare il piccolo premio quotidiano, proprio come da bambino aspettavi la mattina di Natale per aprire i regali. Perché l’altra chiave è proprio lei, l’attesa.

Viviamo nel mondo del tutto e subito, è abbastanza evidente. La performatività, che ormai informa di sé ogni parte della nostra esistenza, impone che le cose si facciano immediatamente e bene; l’attesa è perdita di tempo. Ma «l’attesa del piacere è essa stessa il piacere», diceva il filosofo Lessing in una massima così abusata da essere ormai diventata un meme. Ed è vero. L’esistenza è in sé attesa, anche solo preoccupata: pensiamo alle ansie sul futuro che caratterizzano la società post-pandemica. Ma c’è anche l’anticipazione: di una serata fuori con gli amici, della sudata vacanza, di quel viaggio tanto atteso.

Schiacciati su un presente fugace, oppressi da un tempo che «viaggia sempre e solo in una direzione», come cantano gli Zen Circus, aspettare qualcosa di bello a volte è tutto ciò che ci resta. Vogliamo indietro quell’epoca in cui le cose un po’ dovevamo sudarcele, di nuovo, come quando eravamo bambini, e il regalo per un bel voto aveva un sapore diverso da quello che ci facevano senza neppure lo avessimo chiesto. E poco conta che questa attesa valga solo per ventiquattro giorni l’anno e si riduca a scoprire la nuance dell’ombretto dietro una finestrella di cartone. Ci rimanda sempre quel sottile piacere di un tempo, ci fa tornare un istante bambini.

L’ha capito anche il mercato. Non è un caso che persino qualcosa nato sul principio che tutto e subito è meglio, ossia le piattaforme di streaming, abbiano cambiato rotta. Anche Netflix ha dovuto capitolare: non ancora un episodio a settimana della tua serie televisiva preferita, come comunque fa tra gli altri Apple TV+, ma quanto meno blocchi di stagione. Oggi le prime cinque puntate, le ultime cinque tra un mese. E allora forse il vento sta cambiando, allora forse vogliamo rallentare, tornare a gustarci le cose piano, assaporandole, e questa rivoluzione della calma, perché no, può anche partire da una scatola di cartone con ventiquattro caselline. Dietro, il piacere dell’attesa.

Verso il Natale tra fiabe e folletti – L’ultima top ten dei libri per ragazzi più venduti, stilata da Gfk su dati della settimana 18-24 novembre, vede la presenza di quattro titoli ispirati al calendario dell’Avvento, tra cui il primo classificato. Ve li proponiamo in ordine di vendite. Il quinto titolo ve lo consigliamo noi: racconti “socratici” con un mix tra magia natalizia e filosofia

1) Un cuore per Natale. Un romanzo in 24 capitoli come un calendario dell’avvento di Sophie Jomain (Fabbri)

2) Calendario dell’Avvento. Una storia al giorno (Usborne)

3)Calendario dell’Avvento. Una storia al giorno vol. 2 (Usborne)

4)Kit 24 giorni dell’elfo di Natale (Indipendently Publiched)

5)Il libro dell’Avvento dell’elfo Socrate di Elisa Giordano (Gallucci)

Leggi i commenti