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Addio a Giovanni Sabbatucci, storico del fascismo

GIOVANNI SABATUCCI

 

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Si è spento a 80 anni a Roma l’autore di numerosi manuali di storia per la scuola superiore e l'università
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Il profilo di Giovanni Sabbatucci, morto ieri sera a Roma dopo anni di dura malattia, è parte del percorso della storiografia italiana della seconda metà del Novecento. Difficile isolare i segmenti della sua poliedrica attività: prima di tutto il docente impegnato e rigoroso segnato dall’incontro con generazioni di studenti tra Macerata e la Sapienza di Roma dove ha lasciato ricordi ed eredità importanti. Sullo sfondo le tappe della sua produzione scientifica, gli studi sul fascismo nel solco del maestro Renzo De Felice, le riflessioni innovative sugli equilibri precari del primo dopoguerra, le ricerche sul nesso tra nazionalismo e fascismo, gli studi sui percorsi del socialismo. Tornava spesso sulla cesura che aveva segnato la sua formazione, un punto di partenza che lo aveva accompagnato: “La crisi dello Stato liberale che in Italia seguì la fine del primo conflitto mondiale e che si concluse con l’avvento del regime fascista rappresenta senza dubbio nella storia politica dell’Europ…

Il profilo di Giovanni Sabbatucci, morto ieri sera a Roma dopo anni di dura malattia, è parte del percorso della storiografia italiana della seconda metà del Novecento. Difficile isolare i segmenti della sua poliedrica attività: prima di tutto il docente impegnato e rigoroso segnato dall’incontro con generazioni di studenti tra Macerata e la Sapienza di Roma dove ha lasciato ricordi ed eredità importanti. Sullo sfondo le tappe della sua produzione scientifica, gli studi sul fascismo nel solco del maestro Renzo De Felice, le riflessioni innovative sugli equilibri precari del primo dopoguerra, le ricerche sul nesso tra nazionalismo e fascismo, gli studi sui percorsi del socialismo. Tornava spesso sulla cesura che aveva segnato la sua formazione, un punto di partenza che lo aveva accompagnato: “La crisi dello Stato liberale che in Italia seguì la fine del primo conflitto mondiale e che si concluse con l’avvento del regime fascista rappresenta senza dubbio nella storia politica dell’Europa contemporanea un fatto fra i più traumatici e fra i più gravidi di conseguenze”.

Sulle conseguenze ha cercato risposte, piste di ricerca con tenacia e capacità interpretativa. Il fascismo come prisma di un processo profondo che mal si combina con le scorciatoie mono casuali. Bisognava leggere dentro, andare alla radice di quella crisi: "In altri termini, il fascismo prevalse grazie alla sua capacità di creare ei miti che gli permisero di apparire, e in parte di essere, qualcosa di diverso dalla reazione pura e semplice e di aggregare così intorno a sé il consenso di larga parte dei ceti medi: e questo consenso si rivelò decisivo per la soluzione della crisi del dopoguerra”. Una parte della sua vita intellettuale si è rivolta alla costruzione di progetti di collettivi: il manuale fortunato (con Andrea Giardina e Vittorio Vidotto), l’impostazione e la curatela della laterziana storia d’Italia, gli studi ricorrenti sul sistema politico, le leggi elettorali, il trasformismo nella storia d’Italia. Univa un’ottica di lungo periodo con approfondimenti puntuali e rigorosi, da frequentatore assiduo e aggiornato del confronto storiografico, curioso lettore di ricerche in corso. Si è dedicato alla divulgazione scrivendo su quotidiani, partecipando al confronto pubblico, impegnandosi con continuità nella proposta di un passato raccontato attraverso la radio e la televisione. Come consulente o autore di programmi per il grande pubblico ha valorizzato il patrimonio delle teche Rai promuovendo ricostruzioni e animando anniversari e passaggi controversi. Profondo conoscitore dei classici della storiografia nazionale, ne parlava con leggerezza e attenzione in lunghe conversazioni che finivano spesso con indicazioni bibliografiche, consigli di letture, approfondimenti possibili.

Amante della montagna, appassionato sciatore sulle Dolomiti che diventavano scenario di lezioni improvvisate durante lunghe passeggiate. Si era interrogato sulle trasformazioni del contemporaneo, sulle difficoltà di un percorso di nazionalizzazione difficile da sintetizzare: "Tanto più in un momento in cui la lunga crisi attraversata dal Paese – scriveva nel 1994 – e in primo luogo dal suo sistema politico, sollecita nuove riflessioni sull’intera vicenda nazionale e nuovi interrogativi sulla solidità dello stesso edificio unitario. Muoversi sul terreno dell’impegno civile non significa tuttavia indulgere all’idea di una storiografia militante, atta non solo a comprendere il presente ma a progettare il futuro”.

Diffidava dei cantori del declino o delle facili ricette: "Riconoscere la positività di questo processo non significa allentare lo spirito critico. Significa semmai puntare su una più serena e più acuta capacità di comprensione”.

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